|
|||||||
|
|
La rete del comunismodi Gabriele Cazzulini - 4 marzo 2005 Con i suoi ripetuti mutamenti, il Partito comunista italiano ha trasmesso un'immagine di sé incentrata sul rinnovamento, sulla cesura - più o meno sofferta - con la sua tradizione, con le sue strategie politiche e, infine, con i suoi fondamenti ideologici. L'incerta adesione ai principi del riformismo, la tentennante condivisione dell'economia di mercato, il rispetto verbale del principio maggioritario, non fanno intravedere soltanto incoerenze marginali, momentanee ambiguità oppure ancora temporanee fasi di transizione. Questo riformismo, troppo claudicante e troppo poco amato, non può rappresentare una chiara scelta di maturazione politica. Sono proprio le incertezze e i frequenti indietreggiamenti di questo comunismo riformato a tradirne la strumentalità. Anziché costituire la nuova piattaforma del post-comunismo, il riformismo si riduce a paramento di un comunismo mai riformato. E' una vernice per legittimare l'aggressione comunista allo Stato e alla società civile. Da negazione di ogni ideologia, il riformismo comunista mira alla sopraffazione di ogni altra ideologia che non sia quella comunista. Senza concorrenti, l'ideologia comunista si diffonde in qualunque forma di pensiero, fino al punto di sovrapporsi al pensiero finendo con il controllarlo. Il lacero riformismo comunista assomiglia molto più ad una moneta di scambio per barattare l'illusione di un comunismo liberale e democratico l'ottenendo l'immediato accesso al potere dello Stato. A livello organizzativo, il partito comunista ha attuato un processo di silenzioso assottigliamento dei vasti apparati organizzativi interni, apparentemente indebolendo la forte ossatura del Partito comunista. La contrazione del numero di iscritti, la chiusura o l'accorpamento di numerose sedi locali, lo sfrondamento della corposa struttura organizzativa hanno indotto molti osservatori ad includere anche il Partito comunista all'interno di quell'ampio processo di ridimensionamento, sia del ruolo che della forza, dei partiti politici. Quello del partito leggero e flessibile sta diventando un modello standard in molti casi, ma non per tutti. E', invece, un'opportunità che il Partito comunista ha saputo cogliere non tanto assumendola per se stesso, quanto imponendola ai suoi alleati. Depotenziati nelle loro strutture interne, questi ultimi si sono ritrovati in un sistema di partiti dove tuttavia la dichiarata competitività, innescata dalla logica maggioritaria, è stata palesamene falsata dalla presenza di un forte partito predominante. L'enorme forza aggregante del Pds nel biennio rosso 1992-1994 si è dimostrata in realtà una forza di colonizzazione, assimilazione, inglobamento e asservimento. Costretti alla scelta di campo, i piccoli partiti del centro-sinistra sono finiti satelliti del Partito comunista o addirittura costole interne, tanto a livello ideologico, quanto a livello organizzativo. Agendo su questa duplice dipendenza, il Pds ha eretto un'alleanza politica, e non solo elettorale, cementificata su se stesso in quanto monopolista che detiene risorse culturali e organizzative senza le quali l'alleanza non esisterebbe. L'alleanza del centro-sinistra rappresenta l'eccezione italiana alla regola socialdemocratica prevalente in Europa. A differenza della socialdemocrazia, l'Ulivo è apparentemente una creatura bicefala, costituita da due teste a cui si affiancano le numerose braccia di piccoli partiti. In realtà è un corpo animato e posseduto dal partito comunista che dispone degli alleati, medi e piccoli, alla stregua di inermi pendici. Le stesse identità dei singoli partiti della coalizione si rivelano identità derivate dall'unica identità dominante, quella comunista. E' infatti il Partito comunista a rilasciare il documento di identità ai suoi alleati insieme ad una patente di legittimità politica valida solo finché è integro il cordone ombelicale che lega gli alleati alla "grande madre" comunista. Anomalo è, però, il caso di Rifondazione comunista, che ha assunto il difficile ruolo di pungolo critico dell'Ulivo, capace di resistere alla sua annessione nell'Ulivo perché portatrice della protesta radicale esplosa a partire dagli anni Settanta e rivolta contro il progetto del Partito comunista di monopolizzare l'intera sinistra per poi conquistare lo Stato. Dotandosi di questa alleanza-monopolio, il partito comunista è in grado di attuare una sistematica penetrazione nelle istituzioni intermedie tra Stato e società civile, acquisendo il controllo delle casematte della burocrazia. Occupando i punti nevralgici dell'amministrazione, centrale e locale, la strategia del Partito comunista punta a capovolgere il rapporto tra politica e burocrazia. Da strumento meccanico e al servizio delle assemblee democraticamente elette, il Partito comunista tramuta la burocrazia in principale arena politica, attribuendo ad essa la legittimazione per governare. Ma anche questa è una finzione, poiché il governo della burocrazia è in realtà un applicare procedure standard che appiattiscono ogni differenza, escludendo ogni confronto, ogni dialogo. Ma il pericolo maggiore è che una politica in mano alla burocrazia vuole escludere qualunque forma di legittimità democratica, minacciando di relegare gli organi democratici a funzioni di supervisione e controllo. Svuotato del suo potere politico, la libertà del Parlamento soggiace di fronte alla tecnica burocratica manipolata dall'occupazione del Partito comunista. Sono quindi due le distorsioni: la marginalità della democrazia, in cui Parlamento e Governo sono costretti a ratificare quanto stabilito in modo antidemocratico dalla burocrazia, e la manipolazione di quest'ultima per ridurre ogni decisione politica in una procedura tecnica. Nel suo spirito più profondo, la burocrazia è l'antitesi della politica perché la tecnica tende a ibernare la libertà secondo parametri prefissati. La politica burocratizzata: ecco il progetto di un comunismo che concepisce la politica come mera attuazione di regole, come esclusione delle libertà, quindi delle possibilità concrete, per imporre il potere al posto della libertà, negando ogni altra possibilità che non sia quella già prescelta dal comunismo o compatibile con esso. Infine, sopprimere il dinamismo della società civile è l'effetto prodotto dall'accerchiamento ad essa imposto, prima vanificando l'ingresso della società civile in istituzioni politiche svilite del loro valore e, poi, impossessandosi delle arterie burocratiche lungo qui scorre il potere comunista che circonda la società intera. La continuità del comunismo a livello partitico nonostante la maschera riformista, insieme alla sua costante capacità di costruire e dominare un'intera coalizione, permettono di inquadrare da un'angolatura opposta i grandi mutamenti occorsi negli ultimi dieci anni. Il passaggio tra la prima e la seconda Repubblica trasmette indubbiamente i segnali di un profondo cambiamento, tanto nella società quanto in politica. Ma questo passaggio non ha condotto all'innovazione, bensì alla conservazione. La seconda Repubblica è il paradosso di un mutamento al contrario, cioè un mutamento per difendere il vecchio, invece di costruire il nuovo. La seconda repubblica si differenzia dalla prima solo in quanto sostituisce il partito predominante di centro con uno di sinistra: il testimone della democrazia cristiana è passato nelle mani del Partito comunista. Da questo punto di vista, la coalizione di centro-sinistra non è tanto un cartello elettorale, quanto il nuovo arco costituzionale incentrato sul Partito comunista. Cambiano le etichette dei partiti, cambia il sistema elettorale, ma la logica di fondo resta identica: un forte partito detentore di quote decisive di risorse ideologiche e organizzative attrae su di sé i partiti minori, più o meno vicini, inglobandoli in un sistema di governo che riproduce la formula dell'arco costituzionale. Come non esisteva nella prima repubblica, anche nella seconda non esiste l'opposizione in quanto tale, ma in quanto esclusione dall'arco di tutti quei partiti che non si conformano all'egemonia del partito comunista, e che pertanto cadono vittima di una reiterata conventio ad excludendum, già applicata con successo in precedenza contro lo stesso partito comunista e verso l'estrema destra. Inoltre, negando l'opposizione, è negata anche la logica dell'alternanza, pregiudicando il valore e la funzione stessa delle elezioni come mezzo per sostituire un governo con un altro. La maggioranza stessa non è più una maggioranza scelta liberamente dagli elettori, ma una maggioranza generica, simile ad una volontà generale che sfugge ai controlli democratici per elevarsi in spirito etico che permea la società e le persone obnubilandone le libertà. Tutto ciò sta delineando la strada per la definitiva instaurazione di un regime imperniato sul dominio politico del Partito comunista e sulla sua continuità rispetto al passato. Ecco come spiegare i sabotaggi di qualunque riforma costituzionale che intenda rafforzare il legame eletti-elettori rafforzando il Parlamento e il Governo: ogni alterazione dell'attuale costituzione materiale intaccherebbe le basi dell'arco costituzionale. Lungi dall'assistere all'arretramento del comunismo, la seconda repubblica non trova sufficienti energie per resistere all'avanzamento del comunismo. La seconda repubblica italiana può diventare molto presto la prima Repubblica comunista. Oggi il comunismo si nasconde per colpire e occupare con più facilità, servendosi dell'Ulivo come scudo per proteggere la sua posizione di predominio, e facendo del riformismo uno schermo ideologico da cui proiettare un'identità di sé completamente fittizia, eppur capace di instillare nella società l'ideologia di un comunismo innocuo a parole, ma letale nei fatti.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.134 del 4/11/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||