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Accuse assolutamente prive di fondamentodi Gianni Baget Bozzo - tratto da Avanti! del 12 marzo 2005 Romano Prodi ha voluto immediatamente spezzare il clima bipartisan che si era creato attorno al sacrificio di Nicola Calipari per attaccare duramente il progetto di riforma costituzionale che è in corso di esame da parte del Parlamento. Provenendo dalla corrente dossettiana, il leader dell'Unione è preoccupato del consenso che la Casa delle Libertà ottiene nel mondo cattolico. E vuole trasformare la lotta dell'Unione in una battaglia per la Costituzione, creando un clima di unione contro un pericolo come l'unico modo di mantenere l'unità dell'alleanza che dirige. Le critiche fatte al progetto sono prive di ogni fondamento. Presentare una modesta norma antiribaltone come la concentrazione di fatto di tutti i poteri che ha la presidenza del Consiglio e come dittatura della maggioranza è un'accusa che non ha fondamento. La riforma intende soltanto garantire la continuità della maggioranza durante la legislatura e quindi l'omogeneità tra maggioranza elettorale e maggioranza politica. Non si tratta che di una razionalizzazione e costituzionalizzazione del bipolarismo come oggi esiste in Italia e che è stato realizzato grazie alla vittoria del Polo delle Libertà nelle elezioni del '94. La novità della riforma consiste nell'investitura del primo ministro da parte del corpo elettorale, una prassi che è conforme all'ordinamento reale di tutte le democrazie europee. Rendere costituzionale un sistema politico vigente che ha dato la vittoria successivamente ad ambedue gli schieramenti in campo non comporta certo i rischi che Prodi solleva. Il presidente della Repubblica si vede, nella riforma della Costituzione, conferiti dei poteri autonomi senza la controfirma del ministro responsabile in vari campi del potere di grazia, sino alla nomina delle autorità previste dall'ordinamento. Se poi si tiene conto che la riforma ha un carattere fortemente federale e garantisce la partecipazione delle Regioni nella vita costituzionale dello Stato a livello centrale, sembra ancora più singolare vedere nella riforma una concentrazioni di poteri. Lo scopo del presidente dell'Unione è quello di creare un clima di scontro con la maggioranza, rendendo impossibile ogni collaborazione tra maggioranza e opposizione e presentando una riforma costituzionale come una deviazione dalla democrazia. Il fatto che sia il leader dell'Unione a condurre l'attacco alla riforma indica la sua intenzione di creare un mito negativo attorno al concetto stesso di riforma della Costituzione. Eppure la sinistra ha prodotto una riforma del titolo V di cui egli stesso vede i difetti. Si può criticare una riforma costituzionale ma non attribuendole, nelle possibilità, delle intenzioni che sono il contrario del testo all'esame e della qualifica democratica della maggioranza. Prodi rappresenta la riforma come un colpo di Stato e la maggioranza come eversiva. Questo è il prezzo che egli deve pagare per rendere credibile il suo schieramento. E ciò significa che egli intende gestire il periodo preelettorale all'insegna dello scontro totale tra i due schieramenti. E' dubbio che questo giovi a tutte le componenti dell'Unione; significa che esse si consegnerebbero a un leader che vuol trasformare la lotta elettorale in una guerra di cui egli sarebbe il decisore e il termine di riferimento. Non è detto che i Ds e Margherita accettino di condurre una campagna elettorale di questa natura, che le isolerebbe dal centro dell'elettorato cui esse, seppur in forma diversa, guardano.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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