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Le Passeggiate del Campo di Marte

di Elena Siri - 19 marzo 2005

Splendida interpretazione dell'attore Michel Bouquet nella parte di un anziano Mitterand nel film del regista francese Robert Guédiguian. Un film insolito che non vuole essere una biografia del presidente francese, né una sua celebrazione; un film che non è un omaggio alla memoria, né un'interpretazione politica del suo operato. Quello che ci viene proposto è, invece, un film psicologico sulla vecchiaia e sullo spettro della morte che si avvicina ad un uomo che ha fatto la storia e che è tragicamente e lucidamente consapevole della miseria umana. La morte arriva sull'uomo Mitterand come termine del suo governo ancor prima che come termine della vita stessa: la fine del potere e la fine della vita si fondono inesorabilmente perché la vita e il potere sono stati per gli uomini come lui inscindibili dall'inizio. Come dire che Mitterand ebbe un solo inizio e una sola fine e che l'uomo pubblico che ha fatto un pezzo del ‘900 non è più un uomo privato, poiché lui stesso ha dimenticato la propria identità annegandola nella storia.

Si ritrova così l'amarezza e il trionfo di una specie di eroe moderno che non può non combattere fino alla fine recitando il suo ruolo pur nella consapevolezza che tutto è ormai inutile e che le parole non hanno più senso. La solitudine dell'uomo di potere alla fine della carriera è inevitabile e il progetto di dettare una sorta di biografia ad un giovane ed insignificante giornalista si rivela nient'altro che la voglia di restare solo e staccarsi progressivamente dal reale. Mitterand sembra fingere l'interesse per la scrittura di un libro sulla sua vita che non può essere narrata se non dagli storici e non certo da un giovane uomo che gli si presenta davanti come il mondo nuovo, inconsapevole e forse puro, lontano dagli orrori del XX secolo e lontano dalla dimensione di una politica di ideali, di segreti, di intrighi, di orrori.

Mitterand sceglie per ultimo il dialogo con un uomo ignaro e puro che non ha nulla da dirgli e forse nulla da ascoltare, ma è proprio quel nulla che può distaccarlo progressivamente dalla politica, dalla storia, e quindi dalla vita. Il personaggio del giovane giornalista interpretato da Jalil Lespert non sa di nulla, non è nulla, e rappresenta quindi il dolce ponte che può condurre un uomo che ha visto tutto al nulla della morte. Uno squilibrio totale tra le dimensioni dei due personaggi si esplica in uno scontro tra la Storia (Mitterand) e la banalità della vita (il giornalista) ed è proprio quello che consapevolmente sceglie l'uomo che ha troppo vissuto: consegnando i suoi ultimi giorni e le sue ultime parole ad un giovane sembra volersi preparare alla morte come ad un evento senza importanza. In fondo di fronte alla storia dell'umanità la morte è un evento poco più che banale.

Il film si risolve così in un freddo dramma psicologico programmato e svolto in forma di monologo, lento, noioso, intimista e forse la sua originalità sta proprio in questa insolita lente d'ingrandimento sulla fine insipida di un grande presidente.

Sullo sfondo una lieve critica ad una politica che nasce sull'utopia di sinistra e si barcamena nella realtà di un governo dal sapore di un socialismo del compromesso. Ciò che forse il regista non vuole rimarcare è semmai che una politica di governo non può in ogni caso essere di sinistra cioè rimanere legata all'utopia, poiché l'unico modo di governare un Paese è di governarlo nella realtà e non nel sogno; questo significa che al di là della demagogia dei discorsi, è inevitabile che la radice di sinistra, una volta raggiunto il potere, governi nell'unico modo possibile e cioè nel reale. Spiacente per i nostalgici della rive gauche e i per gli amici di Bertinotti.

Le parole pronunciate dal presidente della Francia, o come loro meglio amano dire, dei francesi, sul fatto che dopo di lui la politica sarà solo economia, finanza, Europa, globalizzazione e capitale è semplicemente la constatazione che il mondo va avanti e che la realtà prende il sopravvento sull'ideologia. Il novecento è finito e di ciò, forse, si poteva rammaricare Monsieur Le Président, ma noi non possiamo che esserne lieti.

! Elena Siri
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  • Eroe moderno - di francesca mazzucato - 21 marzo 2005 09:44
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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