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La questione comunistadi Gianni Donno - 19 marzo 2005 La cosiddetta "questione socialista", per la sinistra italiana è solo un epifenomeno, una manifestazione della più grande "questione comunista", da tempo presente e fortemente infiltrata nel corpo della stessa sinistra. Per questo, il periodico affannarsi intorno a Craxi e alla storia recente del Psi -in occasione delle scadenze elettorali - risulta operazione culturalmente sterile, di mero opportunismo, appartenente alla tradizione peggiore del comunismo italiano. La tradizione predicava, con Gramsci e con Togliatti, la necessità di colpire i capi del raggruppamento concorrente, nell'intento di raccoglierne le truppe. Ciò, da dieci anni a questa parte, non ha funzionato. Troppo resistente è l'antidoto anticomunista che Craxi ha introdotto nel proprio elettorato. Cosicché oggi i postcomunisti hanno ripiegato in una strategia secondaria, l'unica possibile: rivalutare Craxi, rilegittimando politicamente e moralmente la modesta compagine dei suoi colonnelli, oggi in cerca di un posticino al sole. Può darsi che l'operazione riesca in parte, anche se la resistenza morale opposta dai figli del leader socialista e dagli uomini del Nuovo Psi, ne mostrerà i limiti e la pura strumentalità. Infatti dei cinque milioni di voti del Psi craxiano, almeno tre milioni e mezzo sono costituiti da elettori di Forza Italia. Basterà la modesta operazione di "riabilitazione-recupero" avviata da Fassino a spostare quota sufficiente di quest'elettorato? Ne dubitiamo, per la ragione suaccennata: l'operazione si presenta con il cortissimo respiro culturale e morale di una piccola occasione elettorale da sfruttare. Invece, la questione cruciale per la sinistra italiana, anche in relazione al caso Craxi e al dibattito sulla cultura riformista, è la questione comunista. Cioè la questione di una tradizione culturale, che poggia la propria analisi della società e il conseguente comportamento politico (anche verso i possibili alleati) su antichi capisaldi e criteri di interpretazione che la storia ha rivelato fallimentari e controproducenti. Questa tradizione, tuttavia, sopravvive non solo nel 10/13% circa dell'elettorato che in vario modo si rifà a Rifondazione comunista, ai Comunisti italiani, ai Rosso-Verdi e alla nebulosa antagonistica e no-global. Ma anche nell'elettorato di base dei Ds, di cui Asor Rosa, Salvi e Mussi sono alcuni dei rappresentanti, che ieri hanno gridato allo scandalo per le parole di Fassino su Craxi. Da costoro è salito l'ovvio ragionamento: riabilitare Craxi significherebbe "buttare a mare" Enrico Berlinguer. Il discorso non fa una piega, anzi morde nella vera questione che è la seguente: rivalutare il riformismo craxiano, come visione ed azione politica moderna e rinnovatrice della sinistra, significa rinnegare il lascito politico e morale di Berlinguer, che trovava rappresentazione in tre termini: anticapitalismo, antiamericanismo, antisocialismo democratico. Quanto ancora questi tre capisaldi culturali sono vivi e vitali in vasta parte della sinistra postcomunista? E' troppo facile verificarlo e confermarlo, attraverso la considerazione delle odierne posizioni sull'Iraq e sulla politica italiana. La questione, quindi, per la sinistra italiana è ben più ampia del pur importante giudizio su Craxi e sulla tradizione socialista riformista, e si manifesta nella rimozione consapevole della gran quantità di questioni su cui la tradizione politica comunista risultò del tutto inadeguata e ritardataria. Cosicchè l'operazione odierna di Fassino appare veramente debole e motivata solo da piccolo cabotaggio elettorale. Contrassegnata dal vecchio vizio del continuismo di togliattiana memoria, per cui si intende rivedere il giudizio e l'anatema su Craxi, senza però mettere in discussione i capisaldi culturali che ne furono la premessa e da cui esso scaturì. Rimozione del proprio passato? Peggio: autoassoluzione. Gianni Donno Gianni Donno è consulente della Commissione Mitrokhin e Professore ordinario di storia contemporanea presso l'Università di Lece |
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Ragionpolitica, periodico on line n.101 del 19/3/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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