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Una nuova Costituzione per l'Italiadi Gianni Baget Bozzo - tratto da Avanti! del 24 marzo 2005 La riforma costituzionale ha superato il suo momento più difficile, l'approvazione in prima lettura della Camera e del Senato. Le seconde letture saranno semplici votazioni su un testo non più riformabile. Ci sarà poi un referendum costituzionale promosso dall'opposizione, che ha visto questa riforma come un attentato alla Costituzione. La critica più forte dell'opposizione è stata quella sui poteri del primo ministro di nominare i ministri e di sciogliere le Camere. Sono poteri che hanno anche il primo ministro inglese e il primo ministro spagnolo: corrispondono alla logica del maggioritario. In concreto si riducono a un divieto di ribaltone, perché la medesima maggioranza può presentare, contro lo scioglimento, una proposta al presidente della Repubblica di un nuovo governo con la medesima maggioranza. Tutto ci sembra, questo, fuorché una «dittatura del primo ministro» - come l'ha descritta il candidato premier dell'Unione. La seconda obiezione dell'opposizione è più consistente, ma da sola annulla la prima. Essa consiste nel far notare che il Senato federale non ha rapporti con il governo nelle materie di sua competenza che sono vastissime e questo configura una radicale debolezza del governo nella guida della legislazione. E' solo la prassi parlamentare che determinerà un modo di composizione dei conflitti tra governo e Senato della Repubblica; una composizione che nella nuova Costituzione è affidata paritariamente ai presidenti delle due Camere. Il presidente della Repubblica si vede conferiti dei poteri non soggetti alla controfirma del ministro come la nomina delle autorità istituzionali e il potere di grazia; riceve così dei poteri autonomi. Perde però quei poteri politici, ereditati dalla monarchia prefascista (sciogliere le Camere e di nominare il presidente del Consiglio e i ministri), che gli hanno conferito dei poteri impropri e hanno fatto del Quirinale un potere anomalo, sempre debordante dalle proprie funzioni. La nuova Costituzione incide perciò sui problemi più delicati lasciati aperti dal regime precedente, cioè il rapporto tra il governo e il parlamento nella legislazione e i rapporti tra parlamento e governo da un lato e presidente della Repubblica dall'altro. Questa soluzione dei problemi della prima Repubblica e di tutta la storia parlamentare italiana sono il merito principale di questa riforma. Dopo il fallimento di cinque commissioni bicamerali, la riforma è avvenuta mediante una direzione politica di essa fatta dal governo. Non è un'anomalia perché anche la prima Costituzione, quella del '48, ebbe all'inizio la convergenza tra maggioranza parlamentare e maggioranza costituzionale che poi venne meno. E' quindi una Costituzione realizzata nell'unico modo possibile, quella della maggioranza parlamentare che sosteneva il governo. La ragione è che in sostanza l'opposizione di sinistra non vuole alcuna riforma della Costituzione perché la debolezza delle istituzioni, e segnatamente quella dei rapporti tra parlamento e governo, è quella che consente il maggior potere dei partiti, che solo possono, con la loro disciplina, coprire l'inefficienza del sistema costituzionale. E' per questo che la sinistra, favorevole alla partitocrazia, non vuole alcuna riforma costituzionale. Essa vuole che sia l'intesa dei partiti e non la dinamica delle istituzioni a governare il Paese. Ringraziamo dunque questa maggioranza perché ha compiuto, nonostante i difetti della riforma, un'opera storica.
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Ragionpolitica, periodico on line n.102 del 26/3/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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