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Constantinedi Andrea Fontana - 26 marzo 2005 Il film è tratto da un noto fumetto, Hellblazer, edito da Vertigo, che non ha potuto mantenere il nome originale perché troppi simile a Hellraiser, film horror di culto degli anni ottanta. È la storia di John Constantine (un Keanu Reeves un po' fuori parte), malato di cancro ai polmoni, già con un tentativo di suicidio alle spalle, che ha un potere particolare, quello di vedere angeli e demoni presenti sulla Terra. Il suo compito è quello di mantenere l'equilibrio fra le parti, il che implica una non azione da parte di tutti. Ma Constantine sa già che la sua meta finale sarà l'inferno, poiché peccatore di suicidio. Il film dell'esordiente Francis Lawrence stupisce innanzitutto per gli strabilianti effetti speciali, capaci di trasformare Los Angeles in una sorta di inferno in terra. Ricco di inventive visive, punta a creare un'atmosfera lugubre, che probabilmente è la cosa migliore della pellicola. Una Los Angeles notturna assai particolare, lontana da quella manniana di Collateral, vicina piuttosto a quella di Carpenter in Fuga da Los Angeles. Sono ripresi i toni, che spaziano dal nero della notte al colore del fuoco che arde, come se esprimesse duplice significato: purificatore e illuminante al tempo stesso. Ma le tinte ricordano quelle che talvolta si intravedono nella rappresentazione per nulla dantesca di un inferno immerso nel calore e in un ocra suggestivo. Anche nelle sequenze diurne il colore ocra riprende quello dell'inferno, come a dare continuità fra i due spazi... L'atmosfera non è totalmente pessimista, perché smorzata da un'ironia costante, beffarda, in linea con il carattere del protagonista. Un ironia che renderebbe il prodotto finale quasi trash nel suo tentativo di smontare certi stereotipi del genere. Si pensi a quando Costantine chiama Satana amichevolmente "Lu", diminutivo di Lucifero, o quando nel finale i permette di sfotterlo con gesti non proprio politicamente corretti. Ma dove Costantine avrebbe potuto convincere, invece delude. Si sarebbe dovuto puntare sul personaggio principale, che rappresenta la vera novità del film. Nell'origine cartacea Costantine è biondo e irlandese. Qui è un americano moro, interpretato da una faccia d'angelo quale Reeves, che per quanto si sforzi di essere cattivo, risulta sempre il bravo ragazzo di sempre (allora era meglio il Riddick di Twohy). Se c'è un accenno alla cattiveria intrinseca del protagonista, questa è completamente vanificata da alcune sequenze, che aiutano ad intuire come in realtà il nostro non sia proprio così bastardo. La redenzione finale, l'amicizia sentita, l'amore per la ragazza. E perché mai quella scelta di salvare la sorella della ragazza? Non è assolutamente giustificato, a meno che non fosse una tattica per guadagnarsi il paradiso, cosa che però appare forzata nelle intenzioni del regista. Insomma alla fine Costantine non convince, nonostante le alte aspettative e una buona partenza. L'accumularsi d situazioni e atteggiamenti trash, contrastano con un finale troppo hollywoodiano e smaccatamente happy. Inoltre questa è l'ennesima conferma che alcuni fumetti sarebbero da lasciare tali, specie quelli di Alan Moore, data la difficile compatibilità fra le due arti, come ha ben affermato Tiziano Sclavi, padre di Dylan Dog.
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Ragionpolitica, periodico on line n.102 del 26/3/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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