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Bando alle minacce, signor commissario!di Waldemar Ingdahl e Christofer Fjellner - 2 aprile 2005 Il commissionario dell'Unione Europea per la salute e la tutela del consumatore, il cipriota Markos Kyprianou, ha recentemente dichiarato in un'intervista al Financial Times che l'Ue, entro un anno, vieterà di pubblicizzare gli alimenti "non sani" rivolgendosi ai bambini, se l'industria alimentare non smetterà "volontariamente" di fare tale pubblicità. La minaccia del commissionario è stata causata dall'attuale panico scaturito a sua volta dal dibattito sull'obesità infantile. L'idea di fondo che sostiene tale minaccia è errata per parecchi motivi. In primo luogo, costringere l'industria ad aderire a una certa politica sotto minaccia di legislazione è negativo per un ideale democratico. La minaccia di legislazione genera incertezza, poiché non si conoscono con chiarezza i limiti entro cui ci si possa muovere. La previsione di una legislazione restrittiva della situazione attuale può sì portare l'industria a ridurre la sua pubblicità, ma al contempo non garantisce la certezza all'industria stessa di rientrare nei limiti che saranno fissati. Le minacce vengono usate normalmente come metodo di lavoro da chi infrange le leggi e non dovrebbero mai essere usate da chi le fa. Una concreta proposta di direttiva almeno aprirebbe l'opportunità di un dibattito costruttivo. Vietare la pubblicità indirizzata ad un pubblico non adulto potrà essere veramente efficace nel combatterne l'obesità? In Svezia tali leggi sono già esistenti,infatti da molti anni è vietata la pubblicità indirizzata direttamente ai bambini. Quali sono i risultati effettivi derivati? Oggi il 50 per cento degli uomini svedesi e il 30 per cento delle donne svedesi sono sovrappeso. Circa il 10 per cento raggiunge il livello di obesità e ciò costitutisce un raddoppiamento rispetto agli anni 80 quando la legge è entrata in vigore. La situazione per i bambini è da considerare come particolarmente seria: il 18 per cento fra i 6 ed i 17 anni di età sono di peso eccessivo. Queste cifre sono allarmanti per un Paese che a lungo si è vantato della posizione raggiunta riguardo alla sanità pubblica. Considerando tutti i Paesi europei, per ciò che riguarda l'obesità, la Svezia rientra nella parte alta della classifica, malgrado gli forzi paternalistici da parte del governo svedese. Inoltre, è sorpendente che il commissionario Kyprianou alluda ad un divieto a livello europeo ispirato alle normative svedesi proprio adesso che l'Ue ha forzato la Svezia ad eliminare la legge in questione che vieta la pubblicità rivolta ai minori. La commissione ritiene che tale divieto limiti la possibilità delle ditte europee a concorrere sul mercato svedese. Sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza e coerenza da parte della commissione! L'attacco alla pubblicità proviene dal fatto che in Europa s'è a lungo discusso questo problema in termini di alimenti giusti o errati, piuttosto che in termini di diete sane o meno. In realtà qualsiasi genere di alimento potrebbe essere considerato buono o errato, a secondo della quantità o del contesto in cui l'alimento venga ingerito. In particolare determinati tipi di alimenti hanno condotto a discussioni che promuovono soluzioni semplificate come la denuncia di aziende che producono alimenti "grassi", l'imposizione di nuove tasse ed il divieto di pubblicità di particolari alimenti. Ma queste reazioni ignorano il fatto che la gente aumenta di peso per un insieme di motivi e non soltanto a causa di ciò che mangia. A d esempio, si può considerare il fatto che i nostri corpi sono addattati dall'evoluzione a lunghi periodi di carestia contemporaneamente al duro lavoro fisico, non all'abbondanza di cibo contemporaneamente ad uno stile di vita sedentario. La "crisi dell'obesità" infatti è cominciata ai tempi dell'industrializzazione. L'unico modo sano di perdere peso è di mangiare di meno ed esercitarsi di più. L'eliminazione di specifici alimenti potrebbe, con buone probabilità, non portare ai risultati voluti e, anzi, dimostrarsi nociva a lungo termine. La democrazia viene regolata sia dalla legge sia dai cittadini. Le minacce e il paternalismo ne sono l'opposto, tagliano fuori l'individuo e limitano la sua responsabilità. Se veramente si vuole arrestare la cosidetta "epidemia dell'obesità" dei minori, si dovrà agire in un contesto di vita reale. I genitori europei dovrebbero essere guidati in scelte libere e personalizzate per la salute dei loro bambini e venire sostenuti da migliore formazione nelle scuole. Si dovrà convincere più gente a prendersi responsabilità dello stile di vita dei propri figli. Waldemar Ingdahl e Christofer Fjellner |
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Ragionpolitica, periodico on line n.103 del 2/4/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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