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Scuola-lavoro: finalmente i due mondi dialoganodi Francesco Pasquali - 26 marzo 2005 Il Consiglio dei ministri ha varato in questi giorni sia un decreto legislativo che trasforma l'obbligo scolastico in diritto-dovere all'istruzione, sia un provvedimento che introduce, finalmente, la possibilità di alternare alle lezioni in classe tirocini in azienda. La rivoluzionaria riforma della scuola prende così corpo, nonostante il baccano mediatico messo in piedi dalla sinistra e dai sindacati esclusivamente in difesa dello status-quo, rappresentato dai loro «baroni universitari», nonché ex-sessantottini, dimenticandosi del principale inquilino della scuola, lo studente; insomma anche in questo contesto il confronto è stato tra chi la politica la fa con lo sguardo rivolto al passato e chi, come questa maggioranza, lo sguardo lo rivolge al futuro. Il decreto diritto-dovere assicura il diritto all'istruzione e alla formazione sino al conseguimento del diciottesimo anno di età; il sistema scolastico accoglierà, così, ben «trentamila ragazzi che si aggiungeranno - come afferma il Ministro Moratti - ai novantamila già reinseriti grazie alle sperimentazioni già avviate». Insomma formazione, scuola e apprendistato sono sullo stesso piano. Tra le novità apportate dal provvedimento vi è la creazione di un'Anagrafe nazionale dello studente che permetterà di intervenire tempestivamente in caso di dispersione scolastica. Per quanto concerne l'alternanza scuola-lavoro, invece, tutti gli studenti che abbiano compiuto 15 anni, siano essi liceali o studenti degli istituti tecnici, potranno alternare alle lezioni in classe delle esperienze professionali. Tutto ciò sarà realizzato grazie alla sinergia e al dialogo tra mondo della scuola e mondo del lavoro, grazie a convenzioni tra le scuole e le Camere di commercio, gli enti pubblici, le imprese e il volontariato; le ore trascorse per la formazione contribuiranno a fornire dei crediti formativi. Gli obbiettivi della riforma possono essere sintetizzati nelle parole del ministro Moratti: «A più elevati livelli di formazione e di istruzione corrispondono posti di lavoro più qualificati e più remunerati. L'innalzamento del livello di scolarità - continua il Ministro - avrà quindi effetti positivi sul sistema Paese». La Moratti, inoltre, ricorda che l'Ocse ad ogni anno di istruzione in più attribuisce un punto in più del Pil. A fronte di queste novità che, nel contesto scolastico italiano, non è eccessivo definire rivoluzionarie, non potevano non mancare le fumose dichiarazioni dell'opposizione: infatti se la sinistra accusa il ministro di incrementare la dispersione scolastica, la Cgil, con il suo solito linguaggio logoro, al quale non ci abitueremo mai, arriva addirittura a definire i decreti funzionali alla privatizzazione della cultura e alla divaricazione sociale. Sindacati e sinistra ci confermano così, ancora una volta, la loro abissale distanza dai giovani e in questo caso dagli studenti; solo chi è schiacciato dal peso delle ideologie e dei pregiudizi, non può convenire che questa riforma, oltre ad avvicinarci agli standard europei, riconosce finalmente nello studente il vero protagonista del sistema scuola.
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Ragionpolitica, periodico on line n.102 del 26/3/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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