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numero 280
6 marzo 2008
 
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Ma è vita questa?

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 24 marzo 2005

Il caso di Terri Schiavo è divenuto un caso che investe l'opinione pubblica mondiale. Su di esso si sono schierate le due correnti di opinioni sul problema della vita: l'opinione che ritiene la vita un bene in se stessa indipendentemente dalla sua qualità e l'opinione di chi ritiene che sia la qualità della vita a giustificare la vita. Dietro il lettino di Terri Schiavo si è disegnato l'interrogativo se interrompere il sondino, come è accaduto, sia in realtà un caso di eutanasia.

Il fondamento della critica dell'eutanasia è un fondamento religioso. E' forse uno dei problemi in cui anche la coscienza laica dell'Occidente fa i conti con il Dio della Bibbia creatore unico della vita, principio e fine di essa. Anche dove la decristianizzazione ha raggiunto il limite, questo principio religioso è ancora operante, anche se in forma non confessata. E si comprende l'impegno dei religiosi a mantenere fermo questo punto che è ancora una traccia forte di Dio nella civiltà tecnologica.

Ad esso si contrappone un partito che dirò dell'ossessione della vita, cioè di goderla in ogni possibilità, perché essa è l'unica realtà che è data all'uomo, l'unica vita di cui è certo. Si avverte qui la perdita diffusa, ancor più diffusa del sentimento di Dio, cioè la perdita dell'anima immortale e dell'eternità.

Inevitabilmente il tema della vita ha riflessi nel profondo delle coscienze perché esso è ancora la forma in cui si pone il problema del senso o del non senso dell'esistenza. Per circostanze singolari questo scontro è avvenuto nel caso della signora Schiavo perché qui è incerto se si tratti ancora di vita oppure no.

E di fatto il problema è incerto, perché la dipendenza della donna è legata soltanto alle sue funzioni nutritive; non si tratta di un caso di totale dipendenza dalla macchina. Inoltre la figura del marito non è stata indenne da sospetti morali sulle sue intenzioni e la dichiarazione che la signora Schiavo avesse previsto e autorizzato l'interruzione del sondino sembra poco credibile. D'altro lato la soluzione di non interromperlo suscita qualche problema sulla condizione di vita della donna. Essa sarebbe in un certo modo, se fosse prevalsa la tesi della permanenza della nutrizione artificiale, obbligata a vivere a tempo indeterminato, in condizioni che certamente vanno definite subitali.

Bisogna ricordare che il divieto dell'eutanasia, appunto per le sue radici religiose, si riferisce a una coscienza libera. Il pensiero che Dio sia il Signore della vita è vivente e certamente ha evitato, non dirò molte eutanasie, ma soprattutto molti suicidi. L'eutanasia è l'atto di un uomo libero e quando essa è accettata dalle leggi, tale è la sua condizione. Ma è inevitabile che la divisione delle concezioni della vita ha condotto a posizioni bipartite e mi inchino dinnanzi alla autorità dell'Osservatore Romano.

! Gianni Baget Bozzo
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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