|
|||||||
|
|
Bloggersdi Giovanni Vagnone - 2 aprile 2005 Come si suol dire: poche parole, ma sentite. A dire il vero ne sono già state dette molte, su La Stampa, su Repubblica e sul Corriere, addirittura sulla ben più impegnata ed intellettuale Ideazione. L'argomento è sempre lo stesso, quello che oggi politologi e sociologi cominciano a guardare un po' con interesse, un po' con sospetto: i blog. Diari on-line con riflessioni personali sulla giornata, o con commenti a film o fatti, o incentrati su temi specifici; non corrispondono appieno alla definizione di sito internet, ma sono una vetrina di varie esistenze, di vari modi di pensare, di diversi modi di intendere la vita e, quel che è più importante, non la vita in generale, ma una vita in specifico, cosa che li rende più veri, più concreti. La loro caratteristica predominante è che non sono facilmente condizionabili o pilotabili se non dal loro autore e creatore, proprio per la loro essenziale personalità: assumono così un'importanza statistica per tastare il "polso" dell'opinione pubblica (una certa opinione pubblica pensante). E' così che negli Usa i blog hanno assunto anche un rilevante ruolo politico dimostrato in un senso dall'esperienza del candidato democratico Howard Dean (e del suo consulente Joe Trippi), che ha perso le primarie ma ha mobilitato milioni di persone, raccogliendo un bel gruzzolo di dollari e nell'altro dall'esperienza opposta di un senatore, Trent Lott, costretto a dimettersi sull'onda di una sollevazione dei blogger. Un'evoluzione, insomma, del quarto potere, l'ultimo nato nel mondo dei mass media, ma anche il più accessibile e quello meno "politicamente corretto" nel senso vetusto del termine, tanto caro ai buonisti italiani. Nel proprio blog si può in pratica dire ciò che si vuole, e se Bush è stato abile insieme ai Repubblicani a cavalcare questo nuovo strumento, molto caro anche al mondo dei think tank neo-con, nella vecchia Europa si arriva tardi, ma si arriva. E con abbastanza materiale per una riflessioncina. Siamo abituati al monopolio culturale e dell'opinione della sinistra, quel monopolio che blocca le voci stonate o fuori dal coro e che convoglia ogni messaggio, dal vecchio Maurizio Costanzo Show alle stilose Iene, dal Tg3 a varie altre trasmissioni, in un unico stormo di tematiche etichettate come interessanti, su cui battere, dalla satira all'approfondimento. E quest'abitudine è tanto arrendevolmente nostra, quanto arrogantemente della sinistra nostrana (non che in Svezia sia meglio, il partito popolare sta facendo una bella campagna in difesa dei diritti d'opinione televisivi contro la left wing view imperante dagli anni '70, per fare solo un esempio più insolito di Francia e Germania). Ma è anche un'abitudine che i blogger spazzano via senza un minimo di imbarazzo, con la naturalezza di chi dice cosa pensa ai suoi amici, in un bar, la sera mentre si rilassa. Ideazione ha stilato una lista di siti definiti "neo-con" nel tentativo di mappare anche solo vagamente lo scenario italiano a riguardo. La lista è già lunga e ricca di sfumature, molto ironiche, più aggressive, più professionali. Ma su tutto questo, la sinistra cosa fa? Come ogni buon monopolista di fronte alla libera concorrenza si spaventa, cade nel panico, e commette errori. E' il caso del "presidente" Prodi, caso commentato da un blogger (Paolo Valdemarin), dopo aver visionato quell'"unico tristissimo post in una settimana", così: «Prodi è stato mal consigliato, ma ora non può far finta di niente: in rete questo è un comportamento suicida. La regola è: se hai un blog e non hai niente da dire, chiudilo». Dopo 38 giorni di "Blog del Presidente", tanto laconicamente quanto pomposamente era stato inaugurato il progetto, il blog è stato chiuso con la frase: "Lavori in corso. Blog temporaneamente sospeso fino alle Regionali". Tutto ciò dopo mille prese in giro, ironie, commenti dal substrato blogger italiano. In realtà nel tempo in cui il blog prodiano è stato on-line è stato inserito anche un altro messaggio, completamente privo di contenuti, per scusarsi del ritardo con una citazione di Troisi. Le conclusioni sono due: 1) la sinistra non è più capace di mantenere il monopolio culturale che pensava di aver talmente consolidato da non doverci pensare più, e 2) lo strumento blog è troppo libero per essere imbrigliato da politici che non lo comprendono e vogliono solo strumentalizzarlo. Ovviamente ci sono anche numerosissimi blog di sinistra, così come ancora in maggior numero completamente apolitici; e dai tanti libri che ne hanno scritto non è opportuno trarre né conclusioni né giudizi, giacché si tratta di un fenomeno in costante e rapida evoluzione. Ci pare il caso, però, di consigliare a chi volesse servirsene, di pensare bene a cosa ha da dire, visto che l'ultima, più profonda conclusione sul caso Prodi è questa: là dove l'unico contenuto che poteva essere espresso erano opinioni, programmi e contenuti (non urla e starnazzi da far rimbalzare sui telegiornali, contro il "dittatore che ha iniziato lo scontro verbale") il "leaderino" dell'Unione ha dimostrato un vuoto desolante, quasi imbarazzante per i suoi stessi oppositori. Chi è attento lo capisce anche da un qualsiasi discorso televisivo, o lo legge su qualsiasi giornale (soprattutto orientato a sinistra) che Prodi & C non hanno alcuna proposta, ma senza blog, forse, sarebbe stato meno evidente.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.103 del 2/4/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||