RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Fecondazione assistita: il coraggio laico della Chiesa

di Stefano Doroni - 2 aprile 2005

Sul Manifesto del 19 gennaio scorso si parla di «intromissione ecclesiastica nella vita politica di un paese», e addirittura di «cattiva educazione civica»; sul sito dei noglobal pacifondai comunisti, Indymedia, leggiamo di «ingerenza vaticana», di Chiesa «incatenata al dogmatismo e alla metafisica proprio come nel medioevo»; si polemizza sul concetto della famiglia «fondata sul matrimonio», cioè «naturale» e «biologica» (che va stretta ai falsi progressisti, impegnati ad assicurare diritti e privilegi solo agli islamici e ai gay); e infine, come la proverbiale ciliegina sulla torta, arriva il riferimento ingiurioso al «governo del neoduce Berlusconi» che ha voluto la famigerata legge 40 restaurando la «triade del ventennio mussoliniano "Dio-patria-famiglia"», tre cose che sono indigeste per i comunisti perché sottraggono la persona al ricatto spersonalizzante dell'ideologia. Stiamo parlando di fecondazione assistita, del referendum che si terrà fra poco tempo in merito al mantenimento di certi aspetti della legge 40/2004, che ha finalmente introdotto una forma di regolarizzazione delle pratiche tecnologiche nella fecondazione umana.

La sinistra, quella comunista in particolare, tende a dilatare al massimo i confini praticabili dalla ricerca, considerando il progresso come assenza completa di limiti e implicazioni morali. E così, quando qualcuno si azzarda ad avanzare qualche dubbio sulle «magnifiche sorti e progressive» della scienza rivestita del trionfalismo dell'utopia (i marxisti sono esperti di questo atteggiamento), i sedicenti «progressisti» snudano la punta avvelenata della loro freccia ideologica e retorica. Ecco che su Rinascita della sinistra del 18 marzo leggiamo le parole di un'arrabbiata Maura Cossutta che spiega che «le gerarchie della Chiesa lanciano anatemi, come negli anni più bui delle scomuniche, delle condanne»: fascisti, nazisti, inquisitori insomma, i soliti figli di buona madre.

I comunisti fanno così, sfruttano chiunque finché possono strumentalizzarlo, finché gli fa comodo, poi lo gettano via: ha imparato da tempo a fare lo stesso pure chi comunista cerca o vuol far credere di non esserlo più o addirittura di non esserlo mai stato. Si sono dati arie da bravi cristiani finché serviva fare buon viso al Papa e al suo impegno pacifico (non pacifista); perfino papà Cossutta dichiarò di fare il digiuno per la pace quando fu annunciato dalla Chiesa (era il 5 marzo del 2003). Hanno fatto di un pacifico e determinato Woytila il Papa dell'arcobaleno, e i rossi sinistresi filojihadisti sembravano più chierici di Camillo Ruini. Ma quando le ragioni dell'ideologia (perché di semplice mossa politica si tratta) lo impongono, le strade di colpo divergono radicalmente: e la Chiesa torna ad essere il nemico di sempre. Doppia morale, doppia faccia, doppia gabbana. Ed emerge la coda politica di una questione che sembrerebbe puramente etica e scientifica: la stessa Cossutta vede il progetto «delle destre italiane e mondiali [il fantasma di Bush?] di costruire un nuovo pensiero dominante che sancisca l'alleanza tra liberismo e confessionalismo». Borghesi e preti nemici dell'umanità e del progresso. Solite vecchie panzane, ciarpame scovato nel polveroso archivio mentale leninista che i compagni di oggi si portano ancora dietro.

È a causa di queste incrostazioni ideologiche che il referendum sulla fecondazione assistita si presenta come un questito politico, sganciato dall'autentico spessore etico che possiede: ai cittadini infatti viene chiesto un parere supportato dalla carica emotiva innescata facendo leva sul presunto «diritto» della donna alla maternità. Questo è anche il nocciolo autentico della questione: come sostiene la Pontificia Accademia per la vita nel Comunicato Finale della sua decima Assemblea Generale (febbraio 2004), «occorre ribadire che un più che comprensibile e lecito "desiderio del figlio" non può mai trasformarsi in un pretenzioso "diritto al figlio"».

Nell'ottica della fede, con tutte le implicazioni morali che essa comporta, la Chiesa sta seguendo una linea estremamente coerente, inevitabile e logica al massimo grado. Per un credente, infatti, un figlio certamente non si fabbrica, semmai si genera ma soprattutto si accetta, perché si tratta di un dono prezioso del Signore, e di una benedizione («Ecco, dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo» [Sal. 126,3]): un dono si può legittimamente desiderare, anche ardentemente; ma non lo si può pretendere. Meditino queste fondamentali verità i cosiddetti cattolici progressisti, sociali e quant'altro: alla luce della Bibbia, ascoltando la Parola di Dio e non quella degli imbonitori e dei mestatori elettorali. I coniugi che si uniscono, accettando la funzione unitiva e procreativa della loro sessualità matrimoniale, si dispongono ad accettare quel dono divino che si trasmette loro per il mezzo fisico della natura: essi schiudono ad una nuova persona la prospettiva dell'esistenza.

Se dunque si intromette fra l'uomo e la donna un elemento tecnologico esterno alla coppia, spostando il luogo e il momento della fecondazione con un intervento manipolatorio, viene diminuito il valore di un individuo, la sua stessa dignità irripetibile. Non tanto per la collocazione esterna della fecondazione ma soprattutto perché la persona viene al mondo per il mezzo di una mediazione tecnologica che prevede fra le sue logiche conseguenze la selezione embrionale (la materia grezza, per esprimersi in termini «industriali») e una produzione soprannumeraria di elementi (gli embrioni) che andrebbero incontro ad un incerto destino, compreso quello di essere utilizzati come materiale per esperimenti. La logica del prodotto verrebbe inevitabilmente estesa agli esseri umani. Per un credente sarebbe come forzare la mano di Colui che offre il dono, dimostrando di esigerlo invece che desiderarlo. Ma anche per un laico dovrebbe trattarsi di un'inaccettabile reificazione dell'essere umano. Queste cose chi le dice ai cittadini? Chi ha il coraggio di sfidare la vulgata modernoide che si finge umanista mentre nasconde il suo egoismo deificando una scienza onnipotente a costo di sacrificare il rispetto di un nascituro come persona declassandolo a prodotto? La Chiesa e pochi altri illuminati.

Ora, anche senza ricorrere alla religione, nessuno che non sia in mala fede può negare che l'embrione contenga in sé il programma di sviluppo di una persona, sia nella sua dimensione biologica che emozionale. E nessuno oggi ha il coraggio di negare, nemmeno i comunisti che delle persone come individui se ne fregano, che la persona sia portatrice di diritti inalienabili e di una sacra e inviolabile dignità. Non hanno dunque alcuna ragione, i cosiddetti progressisti falsi amici della scienza, di polemizzare con l'idea dell'embrione come persona umana, difesa dalla Chiesa evidentemente non in nome di un oscurantismo medievale ma di una logica che ha fondamenti sia scientifici che etici condivisibili indipendentemente dall'esistenza della fede.

In più la pretesa del «diritto al figlio» è illecita sia moralmente che giuridicamente: non solo perché può riferirsi ad un generico e mal definibile «egoismo»; ma soprattutto perché lascia intravedere un figlio come elemento funzionale ad un superiore diritto del genitore. Mentre invece, come sostiene ancora la Pontificia Accademia per la vita, «nessun uomo può vantare il diritto all'esistenza di un altro uomo, altrimenti quest'ultimo sarebbe posto su un piano di inferiorità valoriale rispetto a colui che vanta il diritto». Non ci sono accenti di «fanatismo» religioso in tutto questo: solo una riflessione che ha a che fare con il diritto, e con l'etica.

Ma dove va a finire l'uguaglianza tanto cara ai comunisti (e di giacobina memoria), se i diritti fondamentali delle persone possono essere diversi, e così la loro stessa dignità? Va a finire nel contenitore delle bugie elettorali, naturalmente: la loro uguaglianza in realtà serve soltanto a creare informi e indottrinate masse politicamente disponibili e asservite. Proprio come nel caso di questo referendum, che si regge sulla base della disinformazione, anche scientifica, visto che lo studio sulle staminali adulte - solo per fare un esempio - è ben più avanzato e realistico (anche nella prospettiva dei risultati) di quello sulle embrionali, e che il tasso di successo della fecondazione artificiale - in base a parametri medici - è tanto basso da corrispondere a un vero e proprio fallimento tecnico.

Il problema è dunque di onestà intellettuale e di riflessione morale: spostarlo sull'orizzonte di un fantomatico e maniacale conflitto fra scienza e oscurantismo, fra progressismo e forze della reazione, radicalizza la questione ma non aiuta a comprenderla. Ma è proprio nello scontro che i comunisti e tutta la corte di vassalli che li ossequia al fine di conquistare il potere possono urlare e coprire la loro insipienza culturale e morale con l'esasperazione moralistica dello scandalo per la grettezza dei cosiddetti «conservatori», meglio se ecclesiastici; che, guarda caso, sono i veri progressisti perché hanno il coraggio di riconoscere e difendere anche i diritti di colui che vive nel silenzio della più disarmata e tenera debolezza: l'embrione. I paladini del laicismo intollerante vadano pure per la loro strada, ma questo coraggio è quanto di più laico ci possa essere.

! Stefano Doroni
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.103 del 2/4/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata