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Il segreto del comunismo italianodi Giovanni Vagnone - 8 aprile 2005 Al centro dell'analisi del dopo elezioni sta un confronto il più possibile distaccato degli schieramenti, che non venga appesantito dalle proprie posizioni politiche e che possa essere un buon viatico per la preparazione al prossimo incontro, il più importante, del 2006. Essendo la vittoria della sinistra al pari un passo indietro del centrodestra e del centro, e due passi avanti dei movimenti più estremisti dell'Unione, c'è da accennare con un saccente «l'avevamo detto», che lo schieramento attualmente all'opposizione, formatosi sull'onda dell'anti-Berlusconi, dell'anti-americanismo, dell'anti-qualsiasi cosa, tende sempre più ad allontanarsi dai valori liberali che dovrebbero essere la base del vivere insieme civile di uno stato democratico. Il perché di questo trend si incarna in una figura, discussa ma che non si può non guardare con attenzione: ovvero il distinto Fausto Bertinotti che da tempo fa il suo gioco con abilità, avvicinando sempre più quello che dovrebbe essere anche il suo leader, Prodi, al ruolo di una marionetta che neanche si accorge di essere tale. Ma dove sta la forza dell'uomo simbolo di Rifondazione Comunista? Politicamente il discorso pragmatico è piuttosto semplice da sviluppare, e altrettanto rapido da concludere: se si togliessero i voti di Rifondazione, quelli del Comunismo sopravvissuto e che fra qualche riga cercheremo di considerare più in dettaglio, l'Unione sarebbe una seconda forza, come numero di votanti globali, nella nostra Italia confusa e divisa. La chiave di volta, anche se piccola, ha il suo vigore notevole. Personalmente invece, la sua forza sta in un certo atteggiamento radical chic, che però non scivola su un etnicismo di moda alla Giuliana Sgrena, anzi: sembrerebbe un laburista inglese con un titolo di sir da qualche parte, con i suoi ormai celeberrimi cachemire e l'aria abbastanza moderata (finché non apre bocca); sembrerebbe avere un accento vagamente francese, con la erre smorzata che ci si aspetterebbe più in industriali alla Agnelli-Briatore che non al capo dei proletari. Proletari che, questo sarebbe un problema se gli si prestasse un minimo di interesse, non esistono assolutamente più nel senso in cui li intendevano Marx, Stalin, Lenin ed il comunismo tutto; proletari che, oggi, sognano di sfruttare al massimo la macchina del capitalismo, comprano l'impianto home video a rate e quello che hanno non vorrebbero proprio dividerlo con nessuno, ma votano «comunista» un po' per abitudine, un po' per ruolo, un po' per invidia a chi ha troppo. Tornando al nostro Bertinotti, non per volerne fare un panegirico (in questa sede sarebbe un po' bizzarro), ma per conoscere l'avversario e comprenderlo per quanto possibile, continuiamo ad osservare il suo stile: non ha il grosso difetto d'immagine dei vari Prodi e Fassino, è meno ragazzotto di Rutelli (anche se un po' ci pare Rutelli voglia assomigliargli); pare rassicurante e gentile, sembra voler proporre i suoi sogni agli elettori, sembra voler difendere con le sue parole sferzanti e violente, ma ammantate di self control, i più deboli ed i meno fortunati, come un nobile illuminato un po' prima della Rivoluzione Francese. Entrando nel merito di quanto dice, due riflessioni. La prima riguarda il confronto con i suoi colleghi, ovvero il fatto che lui resti sempre vago, ma faccia sognare l'elettorato, indicando un indefinito progetto e degli indefiniti valori, che stringendo stringendo non si afferrano mai, ma vengono pur sempre indicati da lontano. Questa è una cosa che gli altri non fanno: si limitano ad attaccare la maggioranza, e a fare una politica «contro» senza alcun programma. Tant'è, abbiamo visto che mediaticamente è sufficiente confondere l'ascoltatore senza proporre niente ma solo attaccando le proposte altrui, tuttavia ad ognuno di noi piace la possibilità di immaginarsi quel che si vuole. Sull'ultimo numero di Panorama, Fausto ha dichiarato di non essere più ateo ma alla ricerca di qualcosa...ovvero l'idea di comunismo («opposta a quella che si è realizzata, anche se non la vede dietro l'angolo»). Già, la sua è la politica del «dietro l'angolo»: arriva a dichiarare di volere l'abolizione della proprietà privata, ma poi avverte che non è un punto interno all'eventuale programma di governo. La sua rivoluzione è sempre nascosta alla vista, ma ognuno può immaginarsela come più gli piace e questo è un fattore che aiuta un popolo di elettori orfani di un'ideologia tanto potente quanto lo è stata il comunismo, prima della sua sconfitta e caduta. La seconda è invece una riflessione un po' più critica e cinica: ovvero se Bertinotti parlasse in molti altri Paesi europei o mondiali, quello che dice farebbe sorridere bonariamente un po' tutti. Non darebbe la minima preoccupazione, nella politica «seria», quella di chi non è un estremista è basta, ma di chi vuole avere incarichi di governo. Ribaltando la frittata è un po' come se Alternativa Sociale dettasse le condizioni alla Casa delle Libertà, facendone parte e pur essendo una minoranza potesse controllare la gran parte delle decisioni. Così è a sinistra, la famosa «dittatura della minoranza», per di più estremista, che ci pare un caso unico italiano, nato dal partito comunista storicamente più forte nel Patto Atlantico e mai lasciato esprimere totalmente nelle sue aberrazioni, che avrebbero scottato i sostenitori e li avrebbero illuminati sul loro errore. Ma è un fatto che il vincitore vero delle Regionali sia stato lui, Bertinotti, lo stesso che ha parlato meno di tanti altri, ed ha cantato vittoria meno di tutti. Ed ora chiediamoci come possiamo, conoscendo meglio i suoi metodi, palesare la follia dei suoi messaggi; come possiamo aprire gli occhi a chi lo segue; e, soprattutto, quando ci dicono che l'anticomunismo è una nostra mania quasi paranoica...è poi davvero così vero che non ci sono più rischi illiberali nel nostro Stato? Ora che Prodi e compagnia bella hanno esultato per la vittoria, ora che i conti sono stati fatti, la sconfitta dei moderati potrà pesare parimenti sulle forze di destra e sinistra; che i diessini ed i margheritini se ne rendano conto, e riflettano su quanto vale una poltrona e quanto il valore della democrazia. Intanto il governo continua a lavorare per il programma che è stato votato dalla maggioranza degli italiani quando è stato illustrato e proposto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.104 del 8/4/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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