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numero 280
6 marzo 2008
 
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Velázquez a Capodimonte

Rivivono le Infante dell'artista Sivigliano. Tra i suoi modelli: Caravaggio, Tiziano, Tintoretto

di Elviro Di Meo - 8 aprile 2005

Dopo Caravaggio, Velázquez. Ancora una grande mostra dedicata alle anime più nobili ed innovative dell'arte barocca ospitata a Capodimonte. «Ancora una rassegna - scrive Nicola Spinosa, Soprintendente per il Polo Museale Napoletano - su uno dei grandi maestri dell'arte europea in età moderna, certo meritevole della massima e più estesa considerazione anche da parte di un pubblico non "specialistico", certo comunque un "mito" del nostro passato, proprio come Caravaggio: quindi, certo, anche in questo caso una mostra, la sua, da non perdere. Ma a Napoli, dove pure era stato due volte, il maestro sivigliano in fondo non aveva lasciato nessun dipinto. E allora, perché questa mostra? A questa domanda potrei anche rispondere adducendo le ragioni che un museo come Capodimonte, ricco di opere d'arte non solo napoletane o legate alla civiltà napoletana, oltretutto dai più riconosciuto di rilievo e di livello internazionali[...], non dovrebbe ospitare solo mostre sulle arti a Napoli, ma estendere, come del resto fanno da tempo altri musei europei e americani di consolidato prestigio, le sue iniziative espositive anche ad altri aspetti e personalità dell'arte "universale", da est ad ovest, da nord a sud. E, d'altra parte, iniziative come queste, la stessa Soprintendenza napoletana le ha in passato già realizzate». La mostra Velázquez a Capodimonte, 19 marzo / 19 giugno 2005, è curata, oltre che dallo stesso Spinosa, da Alfonso E. Pérez Sánchez, con la collaborazione di Benito Navarrete e Salvador Salort Pons.

Nella capitale del viceregno spagnolo Velázquez - dopo tappe successive in altre città della penisola, per approfondire le sue conoscenze dell'Antico e della grande pittura del Cinquecento a Venezia, Parma e Roma - soggiornò in due occasioni (nel 1630 e nel 1649), confermando la giovanile attenzione per Caravaggio, per i pittori napoletani di area naturalistica (Battistello tra gli altri) e, in particolare, per l'opera del valenzano Jusepe de Ribera, attivo a Napoli già dal 1616.

Sono all'incirca trenta i dipinti esposti, selezionati tra i più significativi del pittore, che aiutano a ricostruire le fasi salienti della sua produzione pittorica: dagli esordi caravaggeschi con la Vecchia che frigge uova della National Gallery of Scotland di Edimburgo e l'Adorazione dei Magi del Museo del Prado, agli intensi ritratti ufficiali della maturità, fino alla sensuale immagine della Venere allo specchio della National Gallery di Londra, dipinta intorno al 1650, probabilmente durante il secondo viaggio in Italia. Il risultato eccezionale dello studio compiuto dall'artista sui modelli scultorei dell'arte antica e sui nudi femminili veneziani di Tintoretto e Tiziano.

Nato a Siviglia il 6 giugno 1599, Diego de Silva era figlio del gentiluomo di origine portoghese don Juan Rodríguez de Silva e della sivigliana Jerónima Velázquez, della quale adotterà il cognome, secondo l'usanza sivigliana. Nel dicembre 1610, Velázquez entrò giovanissimo nella bottega di Francisco Pacheco, diventandone l'allievo prediletto. Le sue prime opere, realizzate subito dopo l'apprendistato alla bottega di Pacheco, furono prevalentemente bodegones (scene di vita quotidiana con inserti di natura morta) e singolarissimi soggetti sacri come l'Interno di cucina con la Cena in Emaus della National Gallery of Ireland di Dublino, dove l'episodio religioso è dipinto in secondo piano, quasi un quadro nel quadro, rispetto alla cucina in cui una giovane mora sbriga le faccende domestiche.

La svolta decisiva della sua carriera arrivò, tuttavia, nel 1623 quando il conte-duca de Olivares, potentissimo ministro del re Filippo IV, lo invitò a Madrid per realizzare un ritratto del Sovrano. L'attività di ritrattista di corte lo portò a studiare Tiziano e, del grande artista veneziano, riuscì a cogliere la capacità di immedesimarsi nei personaggi che aveva rappresentato, catturandone il carattere e i pensieri. Iniziò, poi, a costruire le sue scene con un nuovo senso della monumentalità e attraverso una più attenta selezione dei colori.

A Madrid intensificò le sue attività ufficiali per conto della corte: dal 1634 al 1636 diresse la decorazione del "Salone dei Regni" nel nuovo palazzo del Retiro e, successivamente, quella del padiglione di caccia della Torre de la Parada nella foresta del Pardo. Nell'ultimo decennio della sua attività, Velázquez compì una eccezionale rilettura della sua produzione, rielaborando la sua maniera sugli esempi più significativi della cultura pittorica veneziana. Tali elementi emergono anche nei numerosi ritratti dell'Infanta Margherita, primogenita del re, realizzati ripetutamente nell'arco di un decennio, seguendo quindi la progressiva trasformazione della bambina in una specie di "manichino" di corte, circondato dai vezzi e dalle lusinghe dei cortigiani. «Nel caso di questa mostra napoletana su Diego Velázquez - si continua a leggere nella prefazione di Sponosa - persistono le motivazioni, anche in rapporto alle diverse vicende dell'arte, più precisamente della pittura a Napoli nel Seicento. L'esposizione, pur con qualche peraltro comprensibile assenza (penso, in particolare, alle due tele con Los borrachos e con Apollo che visita la fucina di Vulcano del Museo del Prado, tuttavia generosa per altri non meno rilevanti prestiti, mentre restano meno spiegabili i motivi che hanno vietato la presenza qui in mostra de La tunica di Giuseppe dell'Escorial e, soprattutto, del San Tommaso del Musée di Orléans), [...] ben coglie l'essenza dell'artista con il mondo culturale del seicento napoletano».

Il suo stile, la sua educazione alla pittura dipendono sicuramente «dalla conoscenza, diretta o indiretta, che Velázquez ebbe, nella stessa Siviglia, dell'opera del Caravaggio e, in questo caso di sicuro direttamente, dei primi esempi di vigorosa impronta naturalista e caravaggesca del giovane Ribera a Roma, dal 1612, e subito dopo il trasferimento a Napoli alla fine del 1616». Ma per spiegare i punti di contatto del pittore sivigliano con Caravaggio basta guardare gli inizi in chiave vigorosamente naturalista. Soprattutto, ma non solo, per gli inserti straordinari di natura, veri e propri bodegones collocati in rilievo all'interno di dipinti con figure, sia di soggetto popolare che d'argomento sacro e autentici brani di realtà naturale percepita in tutta la sua realtà oggettiva proprio alla maniera del Caravaggio.

«Velázquez da giovane usava sempre dipingere, secondo le indicazioni del Caravaggio, con il modello davanti. Inoltre a Siviglia erano note per tempo almeno alcune copie da originali caravaggeschi, quali con certezza, ad esempio, la Crocifissione di San Pietro della Cappella Ceraso in Santa Maria del Popolo a Roma, di certo non sfuggita all'attenzione dello stesso Velázquez». «In più va notato quanto sugli inizi di Velázquez abbia potuto incidere la conoscenza di altri dipinti di pittori napoletani (o meridionali in genere) presenti o variamente noti per tempo nella penisola iberica: dall'anonimo Maestro dell'Emmaus di Pau, forse di origine nordica ma sicuramente attivo a Napoli agli inizi del secondo decennio del secolo, al siciliano d'origine iberica Alonzo Rodriguez e al napoletano Filippo Vitale nella fase giovanile della sua attività, agli inizi del secondo decennio, più rigorosamente luminista e caravaggesca». Basta, ma si potrebbe andare oltre, questa chiara e documentata influenza esercitata dalle opere del Caravaggio e dei primi caravaggeschi napoletani giunte in Spagna sugli inizi del giovane Velázquez a Siviglia, ma anche sulle sue scelte successive al trasferimento a Madrid presso la Corte di Filippo IV per motivare, anche per la presenza di tanti straordinari dipinti del suo momento giovanile e più intensamente naturalista, le ragioni di questa mostra sul pittore sivigliano a Capodimonte.

Elviro Di Meo

Patrocinata dal Presidente della Repubblica, la rassegna, progettata dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, è stata promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Campania, in collaborazione con la Provincia ed il Comune di Napoli. La mostra è organizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, che intende così confermare il proprio impegno per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del Mezzogiorno. Organizzazione tecnica: Civita. Catalogo: Electa Napoli.

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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