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numero 280
6 marzo 2008
 
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Frank Miller

Sin City

recensione di Riccardo Meynardi - 12 aprile 2005

Frank Miller è il fumettista americano. Nato nel Maryland nel 1957, ha firmato alcune tra le più grandi saghe fumettistiche sia di casa Marvel sia DC. Tra queste si possono leggere Batman e Daredevil, storie di due protagonisti non troppo diversi tra loro che Miller ha contribuito a plasmare, apportando grandi novità sia alle trame sia ai personaggi. È da Daredevil, ad esempio, che nasce Elektra, un'eroina a cui sarà poi dedicata una serie di cui sarà lei stessa protagonista principale. Si può parlare della carriera di Miller sinteticamente solo in maniera incompleta: è troppo lungo l'elenco dei suoi lavori degni di nota per essere racchiuso in poche righe. Per cui bisogna concentrarsi sui lavori che l'hanno reso unico ed irripetibile, sia come sceneggiatore sia come disegnatore. In specifico è necessario parlare di Sin City.

Hartigan, personaggio di "That yellow bastard - a Sin City yarn"Creata per la Dark Horse e portata in Italia dalla Magic Press e da altre case, Sin City è una serie molto particolare. Prima di tutto perché, letteralmente, non è una serie. Le storie non hanno nessun ordine temporale esplicitamente indicato dall'autore, non c'è la prima come non c'è l'ultima. Sono racconti perfettamente indipendenti l'uno dall'altro, tutti autoconclusivi. Il personaggio principale della prima storia edita dalla DH, intitolata semplicemente Sin City, è Marv, un omone grosso, brutto e cattivo, i cui panni non si vorrebbero mai vestire, ma in cui non è difficile immedesimarsi, anche perché si tratta di un uomo molto solo e con molti problemi, che quindi pensa molto. Marv è un criminale, certo, ma è pur sempre un uomo con dei pensieri che l'autore ci permette di seguire attraverso lunghe didascalie che accompagnano il suo dialogo interiore. Questo personaggio, ad esempio, al termine della sua storia, muore, ma ciò nonostante Frank Miller lo fa riapparire in Sin City: una donna per cui uccidere. In questo modo spezza qualsiasi filo temporale che potrebbe legare due diversi racconti ambientati nella Città del peccato.

Un'altra peculiarità di questi racconti è quella di non avere un vero protagonista, un eroe che ritorna all'inizio di ogni episodio e ci permette di seguirlo fino alla fine di esso. La vera protagonista è la città, con i suoi criminali, le sue belle donne, la sua corruzione. Basin City è il nome attribuitole dalle carte geografiche; Sin City, città del peccato, è il diminutivo con cui usano chiamarla i suoi abitanti. La città è l'antieroe, è un luogo contro cui lottare, un contenitore di persone stanche e contaminate dalla sua perversione. Nelle storie di Fank Miller le persone, gli uomini e le donne, i brutti ceffi e chi cerca giustizia, i cattivi ed i meno cattivi passano. La città, invece, rimane e si rende protagonista facendo da contenitore malsano ad azioni e persone che magari cercano un po' di riscatto o di fare almeno un qualcosa di positivo nella loro sporca vita.

Copertina di "Sin City" raffigurante Marv, uno dei protagonisti più significativi.L'ambientazione è quella del noir anni quaranta, in cui un personaggio dal passato discutibile lotta per una donna in pericolo di cui si è perdutamente innamorato o in cui si può assistere a cruenti regolamenti di conti, storie romantiche e drammatiche a modo loro, vissute più che altro di notte, quando il colore nero è quello dominante. La scelta stilistica dei disegni è azzeccatissima e molto estremizzata. Miller ha deciso di usare due non colori: il bianco, che li contiene tutti, ed il nero, che non ne contiene nessuno. Non c'è la pur minima sfumatura di grigio. Questo rende spesso i contorni delle figure mischiati e persi nello sfondo. I giochi di luci ed ombre sono molto belli e confusi, a tratti si ha l'impressione di perdere di vista le figure, altre volte sembra che queste siamo illuminate da luci fortissime che ne evidenziano i contorni in maniera talmente netta da rendere trascurabili altri particolari.

I colori non sono del tutto assenti. Miller ha deciso di risaltare la figura delle varie femmes fatales che appaiono durante la narrazione vestendole con abiti di colori marcati, senza sfumature e resi sgargianti solo da tutto il bianco e nero che li circonda. In una bella edizione di Hell and Back - a Sin City love story, si ha una buona porzione di un episodio interamente a colori: non è una sperimentazione, l'autore sa benissimo che solo il bianco ed il nero possono raffigurare le sue storie. Queste tavole colorate servono a Miller a rappresentare una serie di tormentati incubi e visioni di Wallace, personaggio principale del racconto. Come dire: "caro lettore, qui non sei a Sin City. Sei con Wallace nella sua mente sotto effetto di droga. Sei immerso nelle sue visioni e nelle sue paure. Stai lottando con lui per riacquistare il senso della realtà". E quando Wallace riacquista il senso della realtà, i colori e le sfumature svaniscono. Si torna a Sin City, la città del bianco e del nero secco, in cui o si è bianchi o si è neri.

In conclusione abbiamo a che fare con dei racconti a volte un po' troppo superficiali per ciò che riguarda la trama, ma di grandissimo impatto grafico, che sicuramente rappresenta l'aspetto migliore di Sin City. Disegni non sempre chiari che rendono il fumetto non facile. È una lettura non per tutti, ma per i molti che vogliono provare un genere diverso, espresso in maniera unica, con il vantaggio di poter trovare, in un solo volume, l'inizio e la fine di un racconto.

! Riccardo Meynardi
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  • Commento - di Faith - 2 marzo 2006 15:02
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Sin City
  • Autore:
    Frank Miller
  • Editore:
    Dark Horse
  • Prezzo: n.d.
  • Pagine: n.d.

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Ragionpolitica, periodico on line n.107 del 30/4/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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