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6 marzo 2008
 
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Poetiche armonie

di Marco Turco - 15 aprile 2005

E' difficile, mentre mi accingo a scrivere questo articolo, non rivolgere un pensiero al Santo Padre anche attraverso il tentativo di scrivere di musica. Il Papa non era, infatti, indifferente ad ogni forma di dialogo. Anzi ha praticato l'Arte del dialogo comunicando egli stesso attraverso il dialogo delle Arti.

Aveva delle melodie preferite, ricordava i canti polacchi della sua giovinezza, si univa al coro dei giovani che, ancora una volta, anche dopo la sua morte, hanno intonato dei canti per lui. Egli aveva assistito, in mezzo a loro, alle esibizioni di Bob Dylan ed era stato umile e sensibile spettatore di quel piccolo grande genio del pianoforte che era Michel Petrucciani. Ricordo che mi emozionò tantissimo vedere Michel suonare da solo per il Papa, inchinarsi poi a lui con la devozione umile del bravo artigiano della tastiera, dopo un'esibizione, come sempre, d'altissimo livello.

Nella sofferenza del suo inimitabile jazz, così tradizionale e così moderno, ma nella gioia del suo immenso talento, Petrucciani morì poco dopo, prematuramente. E, nella sofferenza e nella gioia, dialoga l'Artigiano Woityla con la Poesia. E' poeta egli stesso come lo sono i compositori più grandi. Scrive versi il Papa indicandoci con la forza luminosa della Poesia sentieri più grandi, più alti.

Per il Papa, non v'è differenza tra le Arti: ha indicato, nella meditazione e nella forza espressiva di queste, la strada del "sentire" il dialogo (politico, religioso, umano). Percorrere il sentiero della comunicazione, sia quando essa è gioia (perché come diceva S. Agostino chi canta bene prega due volte) sia quando essa è sofferenza. Il dialogo è in Woityla la metafora del viaggio, della lontananza che si riduce. E il Papa moderno, come l'artista moderno, "deve viaggiare, deve aggiornarsi". Aveva ragione, pronunciando queste parole, l'artigiano di un'armonia poetica fra i popoli, l'atleta di Dio, il servo che non ha paura e apre la porta e varca la soglia della Speranza, come solo in un animo sensibile riesce a fare il bravo artista, il bravo compositore, il divino poeta. O come riesce a fare la forza della Cappella Sistina, alla cui volta, alzando gli occhi, in quell'ottobre del 1978 trovò la forza di ubbidire l'uomo che si fece servitore.

Nel mio piccolo dialogo con la mia arte di scrivere Musica quasi quotidianamente, chiudo questo omaggio all'Artigiano del dialogo, Papa Woityla, con alcuni versi di un poeta che mi ha ispirato di recente molti temi raccolti nell'album che si intitola Nella Pioggia. Il poeta è Albino Pierro, e scrive parlando della morte:

«L'ho superato sempre
quel nero negli occhi
che un asino spaventa
nottetempo,
se lo abbaglia un lampo.

«Io l'ho sempre saputo che
arrivera' per me,
come per gli altri,
il giorno della bara;
eppure qualcuno,allora,dovra' dirmi:

«"Non se n'è visto un altro come questo;
aveva un cuore mite e tanto forte da non arrendersi mai
ma piu' rosso del ferro si faceva
nel fuoco,
se gelida nel vento poi fischiava
la malasorte».

! Marco Turco
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