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Una Chiesa senza Margheritadi Gianni Baget Bozzo - tratto da Tempi del 7 aprile 2005 Nessuno immaginava che Giulio Andreotti avrebbe appoggiato pubblicamente Francesco Storace nella campagna elettorale per la Regione Lazio. Andreotti si è sempre schierato «presso il centrosinistra», considerando ciò che rimane del mondo democristiano nella Margherita come avente una certa continuità con la Dc. Egli è rimasto sempre sul bagnasciuga ma, per così dire, dalla parte dell'acqua. Anche recentemente, nel dibattito sulla riforma costituzionale, si è schierato contro il testo proposto dal governo. Andreotti poteva essere considerato adiacente al centrosinistra, come Emilio Colombo, quasi a indicare l'identità tra prima Repubblica e i partiti residuati di essa collocati a sinistra del centro. Per questo la sua dichiarazione di voto sorprende e va ad incidere sulla credibilità della Margherita e sulla continuità relativa di essa con la Dc, non solo sulle elezioni laziali. Andreotti ha ricoperto le posizioni di tutte le culture politiche della Dc e può essere considerato un'autorità per tutti coloro in cui la memoria o il rimpianto della Democrazia Cristiana costituiscono un motivo politico ed anche elettorale. La scelta di Andreotti smentisce il principio, implicito nella sua posizione precedente, che la continuità democristiana vada cercata nella Margherita e nel voto per i suoi uomini in Lazio e altrove. È uscito dalla linea politica che ha mantenuto in questi anni: se lo ha fatto ci debbono essere delle ragioni. La ragione plausibile è che su di lui abbiano agito le indicazioni provenienti dall'autorità ecclesiastica romana. Già recentemente Andreotti aveva motivato, con l'ossequio alla scelta della Conferenza Episcopale, la sua scelta di indicare l'astensione nel referendum sulla fecondazione assistita. Egli si era prima impegnato per il voto nel referendum: certo per il no ai quattro quesiti, ma infine per l'appoggio alla scelta referendaria promossa dalla sinistra. Si può dedurre che anche nel caso del voto per Storace abbia influito un orientamento della Conferenza Episcopale e segnatamente del cardinale Ruini. Ciò fa pensare che ai più alti livelli della Chiesa ci si sia resi conto che la Margherita, un insieme di notabili senza partito, sia uno schermo ben debole per limitare le conseguenze della gestione postcomunista della regione Lazio. È un piccolo segno dell'incrinamento della fiducia della Chiesa italiana verso la Margherita e verso i democristiani che vi abitano. Nonostante la tradizione concordataria del Pci, il nuovo laicismo abita la sinistra postcomunista, e non a caso i Ds hanno promosso il referendum contro una legge del governo Berlusconi che la Chiesa italiana approva. La Chiesa italiana comincia a pensarci e Andreotti ne ha preso atto. Questo fatto indica un cambiamento che va oltre le elezioni laziali.
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Ragionpolitica, periodico on line n.105 del 15/4/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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