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6 marzo 2008
 
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La Torre di Davos, totem urbano della modernità

Un prisma di vetro di ventisei piani sulle Alpi Svizzere dominerà la montagna celebrata da Thomas Mann

di Riccardo Forte - 29 aprile 2005

Davos, torre per albergo e appartamenti - arch.i Jacques Herzog e Pierre de Meuron, 2004Il 30 ottobre scorso, i cittadini di Davos hanno approvato in un referendum la costruzione di un grattacielo da erigere sul fianco della montagna della rinomata stazione di villeggiatura delle Alpi Svizzere.

Il progetto, approvato nell'agosto scorso dal Consiglio comunale con una maggioranza schiacciante (tredici voti contro uno), ha tuttavia scatenato aspre polemiche. L'esito della consultazione popolare - i cittadini sono stati chiamati a pronunciarsi sulla modifica del piano urbanistico di zona necessaria all'insediamento del complesso - appariva, infatti, tutt'altro che scontato, e i risultati finali ne hanno dato ulteriore conferma: i voti favorevoli al progetto hanno prevalso di stretta misura, 1985 contro 1825, in un rapporto percentuale del 52% contro il 48%.

La vicenda prende ufficialmente avvio all'inizio del 2004, allorché gli imprenditori Pius App e Erich Schmid rilevano lo storico albergo di lusso Schatzalp, la mitica residenza dell'alta borghesia mitteleuropea della Belle Époque citata nel 1924 da Thomas Mann ne La Montagna Incantata. L'ambizioso progetto prevede il recupero della struttura ricettiva e l'edificazione, nelle immediate adiacenze del fabbricato, di nuovi volumi a uso residenziale e alberghiero, nell'ottica di un potenziamento complessivo dell'attività turistica della zona, finalizzato altresì al recupero dell'area adiacente degli sport invernali di Strela, in disuso da tempo.

Il progetto, opera degli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron, ha sancito una svolta epocale nel panorama alpino elvetico; il totem-icona della torre, un prisma di vetro che si eleva a 105 metri di altezza, assume una valenza simbolica doppiamente dirompente, segnando un vero e proprio momento di rottura all'interno di un contesto culturale fortemente conservatore, ancora essenzialmente legato a una visione costruttiva di tipo tradizionale.

Il senso della coraggiosa provocazione architettonica lanciata dagli architetti di Basilea è racchiuso nei dati tecnici e nella dimensione finanziaria dell'operazione: la costruzione, di 26 piani, ospiterà appartamenti e un hotel di lusso. L'investimento di questa colossale operazione, che dovrebbe completarsi entro il 2010, prevede un budget di spesa complessiva di quasi 140 milioni di euro, 110 dei quali sono destinati alla costruzione della torre, mentre i restanti trenta finanzieranno il recupero dell'antico Hotel Schatzalp. La vendita degli appartamenti servirà a coprire l'onere finanziario.

Davos, torre per albergo e appartamenti - arch.i Jacques Herzog e Pierre de Meuron, 2004Sul piano puramente compositivo, la soluzione tipologica della torre rappresenta, a giudizio dei progettisti di Basilea, «l'unica risposta architettonica possibile in rapporto al sito e al contesto, supera la scala stessa dell'architettura e marca un simbolo di modernità [...] una costruzione capace di integrarsi pienamente, tanto sul piano strutturale che su quello visuale, alle caratteristiche climatiche e paesaggistiche della località montana».

Le solide argomentazioni sostenute dagli architetti - la torre è la tipologia insediativa più semplice ed economica sul piano gestionale, ecologicamente sostenibile, e consente altresì di preservare l'integrità paesaggistica del territorio, evitando l'insediamento invasivo di piccole e anonime unità abitative a tre o quattro piani - non hanno tuttavia convinto l'ampia schiera di detrattori. Già a partire dal mese di marzo 2004, i membri della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio avevano inoltrato un formale ricorso. Ad essi si è aggiunta, in ordine di tempo, la categoria dei commercianti, preoccupati che il rivoluzionario skyline della torre potesse arrecare un danno all'immagine turistica della cittadina, con conseguente diminuzione degli introiti.

Al di là dei consueti interessi corporativi e delle miopi resistenze di parte, colpisce in questa circostanza la determinazione e la lungimiranza di una classe politica all'altezza del proprio ruolo, che mostra di essere pienamente consapevole del valore culturale e delle potenzialità (in termini di indotto economico e di flussi turistici) che tale insediamento è in grado di esprimere e garantire nella lunga durata, favorendo, come hanno ricordato gli stessi artefici del progetto, «il passaggio da idilliaco villaggio alpino a moderno centro montano». Per la sua straordinaria forza espressiva - puro oggetto estetico isolato nella natura - l'"archi-scultura" futurista di Herzog e De Meuron oltrepassa la scala architettonica, ed è destinata a rappresentare, negli anni a venire, il simbolo e il segno urbano distintivo della città di Davos.

Edifici a torre a Sestrière (a sinistra) e a Salice d'Ulzio (a destra) costruiti negli anni 1934-1937 dall'Ing. Vittorio Bonadé-BottinoIl progetto degli architetti di Basilea ha infranto, inoltre, uno dei tabù maggiormente consolidati nella produzione architettonica corrente degli ultimi decenni, vale a dire la presunta incompatibilità del moderno in un contesto extrametropolitano (marino o, come in questo caso, montano). La costruzione di Davos testimonia al contrario la validità e la sorprendente attualità di un modello tipologico esemplare che, applicato per la prima volta settant'anni or sono nelle prodigiose trasposizioni metafisiche delle torri cilindriche di Sestrière e di Salice d'Ulzio dell'ingegnere Vittorio Bonadé Bottino, fissò con pregnanza semantica la poetica e la ricerca sperimentale del Movimento moderno in Italia, facendo acquisire alla nostra Nazione una indiscussa posizione di primato culturale. Una posizione che, rapportata alle condizioni presenti dell'architettura italiana, non può che indurci ad amare riflessioni.

! Riccardo Forte

Didascalie illustrazioni

1,2 - Davos, torre per albergo e appartamenti - arch.i Jacques Herzog e Pierre de Meuron, 2004 (fonte web www.schatzalp.ch)

3 - Edifici a torre a Sestrière (a sinistra) e a Salice d'Ulzio (a destra) costruiti negli anni 1934-1937 dall'Ing. Vittorio Bonadé-Bottino.

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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