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Le sacrosante parole di Bush su Yalta

di Francesco Galietti - 14 maggio 2005

Yalta: per molti fu una tragedia

Sfatare Yalta è un merito di Bush, ma Bush non è un first comer sul tema. Lo ha detto anche André Glucksmann, intervenendo nella violenta polemica seguita alle esternazioni del presidente americano nel sessantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale. A chi si indigna, a chi, ipocrita, si nasconde dietro il solito muro di conformismo, Glucksmann non le manda a dire. Nel '45 Yalta ha sancito la spartizione della torta nello scenario post-guerra, e in quella divisione vi furono molti popoli che ebbero in sorte la tirannia sovietica al posto di quella nazionalsocialista. Stolto chi crede che le varie Bulgaria, Romania, Ungheria, ecc...siano veramente state liberate dai sovietici. Furono occupate e vessate da regimi dispotici per lunghi anni, soffrirono il clima di dittature in cui non ti puoi fidare nemmeno dei tuoi famigliari. La polemica, a dire il vero, era latente, come si era visto negli anni di Solidarnosc. Già allora gli europei erano divisi tra quelli che pensavano che l'ordine di Yalta fosse sacro e inviolabile, e quelli che già allora si opponevano a questa visione, tra cui è ascrivibile da lungo tempo Glucksmann.

In difesa della libertà

Glucksmann è un pensatore libero, che alla propria libertà non ha mai rinunciato, talora al punto da risultare scomodo ai politici. Celebri le sue critiche all'interventismo russo in Cecenia e all'autoritarismo di Putin. In seno alla UE non sono in pochi a volergli mettere un bavaglio, specie nel momento in cui la UE intende fare la corte a Putin e ai suoi oleodotti. Ma Glucksmann non è tipo da piegarsi ai trend. Egli ha sempre apprezzato la presa di posizione di Bush contro i Sauditi, in vistoso disallineamento con Bush senior e con la totalità dei presidenti USA democratici dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Proprio per questo, gli pareva che Bush fosse in contraddizione con la propria linea nella misura in cui non estendeva la sua critica al governo di Putin. In Italia a Glucksmann è stata data poca visibilità sull'argomento, forse un po' lo hanno fatto i Radicali, proprio perché le relazioni con Putin sono improntate ad un'entente cordiale. Questo non toglie che effettivamente la Russia, pur avendo compiuto rimarchevoli progressi nell'apertura all'economia di mercato, per contro rischi di tornare indietro di decenni a causa dell'interventismo statale. Una longa manus, quella del Cremlino, che ha sbattuto in carcere Khodorkovskji e che lo tiene dietro alle sbarre senza un processo che si possa chiamare tale. Tutti aspetti su cui, pur avendo ben presenti le evidenti affinità diplomatiche e commerciali tra Russia e Italia, non si dovrebbe tacere. A poco importa che la voce italiana possa non sortire effetto: è una questione di principio. Si fa presto a pensare a una Magna Europa, comprensiva di Turchia e Russia. Si fa molto meno presto a liberarsi dei problemi che affliggerebbero questa Europa teorica ed astratta.

La negazione della libertà non è una questione marginale, ma i politici se ne scordano troppo in fretta. Bush per ora è l'unico dei grandi, insieme a Blair, a essersene ricordato. Grazie anche a quelli come Glucksmann che, vox clamans in deserto, non hanno rinunciato alla parola. Nonostante i tromboni, come Sergio Romano, che con fare da damerino, rivendicano la Storia per gli storici, e si indignano quando Bush addita Yalta per quello che realmente fu.

! Francesco Galietti
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  • Bush &Yalta - di giorgio paulucci - 17 maggio 2005 18:17
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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