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Toscana rossa: il perdono diventa una poltrona politica

di Stefano Doroni - 27 maggio 2005

Fra i vari assessorati alle chiacchiere inutili di cui le giunte regionali della sinistra trionfante stanno riempiendo l'Italia, moltiplicando di conseguenza le spese superflue per poltrone di assessori e strapuntini di galoppini, assistenti, tirapiedi e porta-caffè, spicca quello al «Perdono» istituito in Toscana, inventato dal governatore più pacifista e noglobal della Nazione, Claudio Martini. Per la verità la dicitura completa sarebbe «assessorato alla Cooperazione al Perdono e alla Riconciliazione fra i popoli»: parole che sanno di sacrestia, di sacramenti.

E infatti, non a caso, il titolare è un cattocomunista a tutta prova, cioè il professor Massimo Toschi, docente al Liceo Vallisneri di Lucca: è un cristiano sociale imbevuto dei principi della teologia della Liberazione e delle fibrillazioni di Don Milani, pacifista assoluto (cioè ideologico, filoislamico e antioccidentale), di quelli che si aggiustano a loro uso e consumo perfino il Catechismo della Chiesa Cattolica laddove si parla di guerra giusta o almeno giustificabile (con le ragioni della legittima difesa), appoggiandosi alle sponde più scivolose e discutibili del Concilio Vaticano II. Ma se pure l'ultimo Concilio offre a volte il fianco alle strumentalizzazioni politiche della sinistra e del cristianesimo sociale (che giustifica ogni sua stramberia ricorrendo a un presunto «spirito conciliare» che permetterebbe qualsiasi cosa), Toschi supera ogni limite quanto a bugie. Avendo il dente avvelenato contro la dottrina tradizionale della Chiesa, che prevede, più che l'idea di «guerra giusta», la giustificazione del ricorso alle armi nell'ottica della «legittima difesa», si avventura nel dichiarare che l'idea di «guerra giusta» non si trova nella costituzione conciliare Gaudium et Spes; dovremmo perciò ritenere che il Catechismo, approvato da Giovanni Paolo II, sarebbe una sorta di voce della Chiesa oscurantista. Mentre in realtà il Catechismo recepisce in pieno il dettato del Concilio, che al numero 79 della Gaudium et Spes ricorda come, in assenza di valide istituzioni internazionali capaci di contenere gli eccessi dei contrasti fra popoli entro i limiti del civile confronto, «non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa», naturalmente «una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento».

Ora, chiunque non sia in malafede o non sia deviato dalla propaganda ideologica, si rende conto che l'attuale guerra al jihadismo islamista altro non è che una doverosa azione di legittima difesa di tutta una civiltà (la nostra, occidentale e cristiana a dispetto di Toschi e Martini) nei confronti di un nemico implacabile che la vuole distruggere. La giustificazione di questa lotta, anche armata, è nel Concilio e nel Catechismo; la sua causa è nello scatenamento diabolico di chi compie atti che mirano «indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti», per usare ancora le parole del Catechismo citate dal testo della Gaudium et Spes. Questi atti disumani, bellici e terroristici, messi in pratica dai campioni della jihad islamica, sono degni di una risposta armata anche per un cristiano. I pacifisti hanno dunque torto anche quando si riparano dietro il paravento delle fede, ridotta da loro stessi a livello di strumento di manipolazione politica della realtà.

Il pacifismo estremo alla Massimo Toschi, in sostanza, fa semplicemente il gioco di chi vuole la guerra, ed espone la cristianità al rischio concreto della dissoluzione. Toschi è uno che fa di Cristo una specie di prete da barricata, dimenticando (di proposito perché non è un ignorante) che il Messia fu un pacifico e non un pacifista. Con la supponenza arrogante che solo i cattocomunisti sanno dissimulare sotto le spoglie di una mitezza imparaticcia e tutta di facciata, buona per irretire i semplici e i baggiani, Massimo Toschi ti parla di perdono come un concetto da istituzionalizzare per creare un'idillica quanto improbabile pace universale di cui la Toscana dovrebbe diventare un riferimento concreto. Il che, tradotto in pratica, significa calare le brache di fronte a qualunque pretesa in maniera unilaterale; accettare qualunque ingerenza nella nostra civiltà, umiliando la nostra cultura a tutto vantaggio non di un vero dialogo pacifico e costruttivo ma del successo di un progetto di invasione mascherato da immigrazione; si tratta, in sostanza, di desacralizzare il perdono cristiano politicizzandolo a favore di un progetto demolitorio della cultura libera occidentale che trova proprio nel cristianesimo la sua base fondante: svendita di identità, perdita di futuro, pace ideologica, illusione buonista.

Quello della Toscana è un esempio chiarificatore di come la sinistra se ne stia volutamente lontana dai problemi più concreti ed urgenti, preferendo ciarlare di massimi sistemi (sovente senza avere le credenziali giuste per farlo) per illudere la gente dei suoi buoni sentimenti e delle ragioni superficialmente ineccepibili del suo impegno sociale e ideale: una vera e propria truffa umanitaria. Di questa truffa Martini è il campione: già nella scorsa legislatura aveva fatto di tutto per favorire lo scontro fra la Toscana e il governo nazionale, e aveva fatto il giramondo per manifestazioni e convegni noglobal, per raduni pacifisti di ogni risma; e sempre si faceva latore dei soliti messaggini precotti degli antiamericani dal sorriso bavoso. Ma dal canto suo il professor Toschi è il degno braccio destro del Governatore: con lui, in questo assessorato prende forma l'agguato politico del cattocomunismo, cioè un attentato in piena regola alla pace vera e alla fede cristiana. La retorica del neoassessore è la stessa dei manifestanti con la bandiera arcobaleno: pace assoluta, rifiuto totale della guerra, necessità - anche contro ogni evidenza storica - del ricorso al negoziato. In sostanza: ci deve essere un'alternativa alle armi, a costo di inventarla, e fare quindi - ma questo il professore di buonismo non lo dice - inevitabilmente il gioco degli arroganti e dei veri guerrafondai.

Tutta la melassa buonista che impastoia la retorica della sinistra italiana ricopre di una glassa di bei sentimenti a buon mercato una sostanza rancida, per niente in armonia col gusto accattivante della sua crosta. I sogni che la sinistra ha sempre sbandierato come realizzabili e quasi inevitabili (dalla crudele utopia marxiana, al progetto comunista di Lenin, fino alle illusioni sessantottine della fantasia al potere) non hanno fatto che produrre regimi spaventosi, stagioni terroristiche o, nel migliore dei casi, apparati burocratici elefanteschi dove le buone intenzioni e le parole alate si perdevano nei meandri dell'immobilismo di partito o dei labirinti amministrativi.

Ma questa strategia, che consiste nel promettere l'impossibile e l'inutile, consente spesso alla sinistra di matrice comunista di mantenere il potere, giusto per la brama di averlo: nascondendo l'inefficienza e l'inefficacia, il menefreghismo e l'incompetenza, sotto la coperta illusoria dei bei progetti umani, agitando il sogno ingannevole del miglior mondo possibile. E' così che la sinistra si rende protagonista di un messianismo senza spirito, seguitando nella pretesa marxista di trasferire il paradiso in terra, degradandolo a comprensibili dimensioni umane.

Anche l'assessorato al Perdono, dunque, non è che l'ennesimo tentativo della sinistra ormai asservita allo strapotere dei movimenti extraparlamentari di accreditarsi presso la gente per i suoi meriti umani e morali, che da sola - in un delirio di autosantificazione - essa si attribuisce. L'ennesimo inganno, insomma; l'ennesima - è il caso di ripeterlo - truffa umanitaria.

! Stefano Doroni
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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