RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

L'epopea di un'opera d'avanguardia dell'architettura del Novecento

di Riccardo Forte - 27 maggio 2005

Stadio del Nuoto di Albaro, Genova, 1935, ing. Paride Contri (Paride CONTRI, Piscine d'Albaro. Stadio del Nuoto - Genova, 1938 ca.). Nell'immagine di copertina il plastico della struttura sportiva presentato alle Olimpiadi di Berlino del 1936.Nel dibattito contemporaneo sul restauro dell'architettura moderna in Italia, il piano di recupero dello Stadio del Nuoto di Albaro a Genova rappresenta un caso di rilevante interesse. In primo luogo, per la funzione sociale - legata in questo caso alle attività di tipo agonistico e sportivo - che la struttura ha rappresentato nella storia recente della città. A essa, si aggiunge il dato più eminentemente culturale, riferibile alla qualità architettonica del manufatto, "bâtiment-drapeau" del razionalismo italiano, esempio tra i più significativi, sul piano nazionale ed europeo, di insediamento sportivo d'anteguerra. In questo quadro, la necessità di riportare la struttura alla piena operatività attraverso un adeguamento tecnico e funzionale rispondente alle normative vigenti non può, tuttavia, prescindere da un'attenta analisi dei criteri metodologici d'intervento, nell'ambito più generale della politica di tutela e valorizzazione di un bene monumentale di rilevanza internazionale.

Un monumento del moderno

«Nell'anno XIII Genova si arricchisce con le nuove piscine di Albaro di un nuovo e importante stabilimento aderente al nuovo stile di vita delle giovani generazioni (...) un complesso natatorio che non troverà facilmente riscontro altrove». Il 28 ottobre 1935 Il Secolo XIX, autorevole quotidiano locale, dedica un lungo articolo al nuovo stadio genovese del nuoto, sito nel quartiere residenziale di Albaro. Di architettura «schiettamente funzionale», l'impianto rivela una notevole ambizione tecnica e costruttiva, vanto e formidabile cassa di risonanza propagandistica del Fascismo nella politica di realizzazioni di grandi strutture con finalità sociali. Inaugurato ufficialmente alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, l'impianto rappresentava simbolicamente «il primo passo» - come sottolinea lo stesso progettista, l'ingegner Paride Contri, nella prima relazione tecnica del progetto - «verso l'attuazione di un vasto programma di costruzioni del genere atto a sopperire alle impellenti necessità di una popolazione marinara grandemente appassionata all'esercizio del nuoto».

Berlino, 1936: il manifesto celebrativo dei Giochi Olimpici e un'immagine d'epoca dello stadio.Espressione tra le più moderne dell'epoca, in Europa, sul piano della concezione architettonica, in linea ai più aggiornati criteri organizzativi e tipologici per quello che atteneva la separazione dei percorsi, le dotazioni impiantistiche e gli standards dimensionali e tecnici, il complesso delle Piscine di Albaro ottiene i favori unanimi della critica e la ribalta internazionale. Il plastico del progetto, selezionato al concorso nazionale di architettura sportiva bandito dal CONI, viene ufficialmente esposto alle Olimpiadi dell'Arte di Berlino del 1936, condividendo l'«altissima designazione» e il «primato di edilizia urbanistica sportiva» unitamente alle maquettes del Foro Mussolini di Roma e dello Stadio Mussolini di Torino.

La grande piscina coperta, che occupa una cubatura complessiva di oltre 60.000 metri, è costituita da un corpo centrale posto lungo l'asse nord sud e da due corpi laterali semicircolari in posizione simmetrica. La grande cavea interna della vasca è una struttura all'avanguardia all'epoca anche per le sue inusitate dimensioni: alla larghezza, insuperata in Italia di 20 metri, fa riscontro una profondità massima che oltrepassava in larga misura i limiti stabiliti dai regolamenti italiani e internazionali per le competizioni agonistiche. Le gradinate interne, poste lungo tre lati della grande vasca natatoria, prevedevano originariamente una capienza massima di 1600 spettatori seduti e circa 3000 in piedi. Non infrequenti le soluzioni architettoniche innovative, come le speciali finestre «subacquee» che consentivano di controllare, sotto il livello dell'acqua, i movimenti dei nuotatori attraverso i corridoi sotterranei disposti lungo le pareti laterali della vasca.

L'edificio era dotato di servizi accessori, quali locali per la direzione e segreteria, sala riunioni per la Federazione del Nuoto, sala stampa, nonché spazi a destinazione pubblica: un bar-ristorante su due livelli, ricavato nel corpo di levante, una grande terrazza «per cure elioterapiche» e un salone per le feste. Negli ultimi mesi del 1936 viene portato a termine l'impianto esterno, dotato di tre vasche: una a sud per i bambini, la centrale olimpionica e la terza attrezzata per la pallanuoto e per i tuffi.

Stadio del Nuoto di Albaro: veduta generale allo stato attuale (foto di Riccardo Forte - aprile 2002).Edificio-manifesto del razionalismo italiano, lo stadio del nuoto di Albaro è l'espressione lessicale delle architetture d'avanguardia: le ampie superfici vetrate in facciata, i corpi semicircolari simmetrici con finestre a nastro, il disegno delle ringhiere, riportano alle comuni matrici dell'espressionismo, del neoplasticismo e del costruttivismo. In facciata, la pensilina lineare sostenuta da pilotis metallici - una soluzione già adottata da Contri nel coevo mercato cittadino dei Fiori - rimanda inequivocabilmente ai migliori esempi di E. Mendelsohn (cinema Universum, Berlino, 1925-28) e J.J.O. Oud. Allo stesso modo, la torretta porta antenna, di ispirazione sant'eliana, e il pannello in mosaico ceramico collocato all'interno della piscina coperta, opera di Fillia, attribuiscono all'edificio connotazioni di segno più marcatamente futurista. La scelta di linguaggio non è dettata dal caso: l'anno precedente (1934), il capoluogo ligure era assurto a "capitale" nazionale del movimento futurista con la Prima Mostra di Plastica Murale per l'Edilizia Fascista, inaugurata il 14 novembre di quell'anno a Palazzo Ducale sotto la regia di Marinetti, Prampolini, dello stesso Fillia e di Depero.

Un progetto di recupero contestato

Il problema di una riqualificazione funzionale dello Stadio del Nuoto di Albaro si pone con urgenza solo a partire dal 1992, anno in cui la struttura coperta viene definitivamente chiusa al pubblico in quanto non più conforme alle normative di sicurezza. La sospensione delle attività agonistiche aggrava ulteriormente le già allarmanti condizioni generali dell'impianto. Nel luglio del 2000 viene approvato un progetto di massima per la ristrutturazione dell'intero complesso sportivo: la società concessionaria incaricata dei lavori propone una serie di interventi che comprendono l'inserimento ex-novo di tre edifici-multisala, di una palazzina adibita a sede delle società sportive, nonché la demolizione totale delle gradinate esterne per ricavare spazi ad uso commerciale (bar, ristoranti, negozi di articoli sportivi, sala giochi), a fronte di un investimento complessivo di dieci milioni di euro, il 95% dei quali a carico del consorzio di investitori privati.

Piscina coperta, veduta della vasca interna in un'immagine recente. Al centro, sullo sfondo, il mosaico ceramico di Fillia.Le polemiche sorte in relazione al piano d'intervento, oggetto di un serrato dibattito in sede locale che ha portato alla costituzione di un comitato di difesa e al successivo coinvolgimento di organismi internazionali preposti alla tutela del patrimonio architettonico, pongono in evidenza l'obiettivo di fondo nella politica di recupero di un bene di rilevante valore storico-ambientale: il risanamento meramente conservativo del complesso sportivo. Un indirizzo di programma - la tutela del "monumento-documento" - che chiama in causa il tema più generale del restauro dell'architettura moderna e le metodiche d'intervento nei differenti aspetti storici, architettonici, tecnici e ambientali.

Le obiezioni mosse ai progettisti sollevano in primo luogo il problema della compatibilità di nuove funzioni commerciali all'interno di un impianto sportivo originariamente concepito per ospitare competizioni agonistiche. A esso, si aggiungono problematiche di natura più propriamente architettonica, legate all'inserimento di nuove volumetrie (sale cinematografiche) all'interno di un contesto ambientale di pregio e alla manomissione della trama originaria dell'impianto, secondo quanto previsto dalla primitiva versione di progetto (nuovo e invasivo disegno delle gradinate esterne, stravolgimento dei percorsi pedonali, alterazione della geometria dei marciapiedi e delle aiuole). Una serie di interventi la cui natura fortemente invasiva avrebbe irrimediabilmente compromesso, nel suo equilibrio compositivo generale, i caratteri architettonici dell'edificio razionalista concepito da Contri e l'integrità monumentale e paesaggistica del sito. Di qui la necessità di promuovere una politica di tutela avanzata capace di salvaguardare unitariamente tanto il costruito (il pieno) quanto le aree libere (i vuoti) e il loro rapporto con il contesto urbano e ambientale. La tutela del verde, inteso come elemento di progetto, la costituzione di "aree di rispetto" e di visuali panoramiche libere sul manufatto architettonico diventano in questo senso componenti essenziali per il recupero e la salvaguardia della sua identità.

Piscina coperta, dettaglio del corpo di levante (foto di Riccardo Forte - aprile 2002)Nel mese di ottobre 2002, su segnalazione dello scrivente, la sezione italiana del DOCOMOMO (international working party for Documentation and Conservation of buildings, sites and neighbourhoods of the Modern Movement), con una mobilitazione istituzionale senza precedenti, interviene con un appello ufficiale rivolto alle autorità competenti (Ministero per i Beni e le Attività Culturali, FAI, Italia Nostra, Soprintendenza per i Beni Architettonici della Liguria, Regione Liguria, Comune di Genova) nel quale si esprime «la più viva preoccupazione per gli esiti del progetto di ristrutturazione attualmente in corso sul complesso monumentale dello Stadio del Nuoto di Albaro». Il testo dell'appello si conclude con l'auspicio che, «da parte delle autorità preposte, venga garantita la massima vigilanza affinché il complesso natatorio, testimonianza dell'architettura razionalista di altissimo pregio e di risonanza internazionale, venga restituito alla piena funzionalità nel rispetto rigoroso della sua integrità architettonica e dei valori ambientali e paesaggistici di cui fa parte».

L'autorevole intervento del DOCOMOMO ha un esito decisivo, scongiurando definitivamente l'ennesimo scempio edilizio e ambientale: nel gennaio del 2003, la Soprintendenza per i Beni Architettonici della Liguria respinge il progetto, imponendo l'eliminazione delle sale cinematografiche inizialmente previste e l'adozione di criteri metodologici ispirati a un rigoroso restauro conservativo dell'edificio monumentale (piscina coperta), delle gradinate esterne e delle strutture accessorie di servizio.

! Riccardo Forte

Didascalie illustrazioni

  1. Stadio del Nuoto di Albaro, Genova, 1935, ing. Paride Contri (Paride CONTRI, Piscine d'Albaro. Stadio del Nuoto - Genova 1938 ca.). Nell'immagine di copertina il plastico della struttura sportiva presentato alle Olimpiadi di Berlino del 1936.
  2. Berlino, 1936: il manifesto celebrativo dei Giochi Olimpici e un'immagine d'epoca dello stadio.
  3. Stadio del Nuoto di Albaro: veduta generale allo stato attuale (foto di Riccardo Forte - aprile 2002).
  4. Piscina coperta, veduta della vasca interna in un'immagine recente. Al centro, sullo sfondo, il mosaico ceramico di Fillia.
  5. Piscina coperta, dettaglio del corpo di levante (foto di Riccardo Forte - aprile 2002).
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.111 del 27/5/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata