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6 marzo 2008
 
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Sin City, il film

di Riccardo Meynardi - 10 giugno 2005

Sono andato a vedere Sin City al cinema due volte. Non lo faccio mai, ma in questo caso ho dovuto fare un'eccezione. La prima volta, infatti, il film mi ha lasciato perplesso, c'è stato qualcosa che non mi ha convinto. Poi, nei giorni successivi, mi è capitato di ripensare alla pellicola di Frank Miller e Robert Rodriguez. La seconda volta mi ha aiutato molto a raggiungere un giudizio drastico: è un capolavoro. Fatto e finito. Un esempio di cinema mai visto. Una trasposizione dal fumetto al grande schermo unica. Capisco perché Quentin Tarantino abbia voluto firmare la direzione di qualche passaggio del film e perché Willis abbia accettato la parte di Hartigan. Si tratta di un cult movie soprattutto per lo stile della regia. È evidente, in ogni secondo del film, che Miller abbia partecipato molto attivamente alla realizzazione.

La sequenza tratta dal volume Sin City, in cui Marv salta dentro un auto della polizia in corsa.Caratteristiche preponderanti di ogni fumetto sono le immagini statiche che cercano di dare un certo senso del muoversi dei personaggi. La regia ha capito che, per trasporre fedelmente un fumetto in pellicola, bisogna cercare di dare al pubblico il senso della staticità con sequenze dinamiche. Fare esattamente l'opposto di ciò che avviene sulla carta, per raggiungere un certo equilibrio. Spostare un personaggio nello spazio, senza farlo muovere. Il lettore di un comic, passando lo sguardo da un disegno ad un altro, vede l'inizio di un'azione, a volte qualche fotogramma centrale e poi la fine dell'azione. E immagina automaticamente la dinamica del movimento del personaggio che, ad esempio, salta giù per la tromba delle scale. Spesso, il lettore si immedesima anche nel protagonista, si chiede come diavolo avrà fatto ad aggrapparsi ad una ringhiera, prendere una botta incredibile e poi ricominciare la fuga. Ecco che Robert Rodriguez, con la supervisione di Miller (autore della serie di fumetti ambientati a Sin City), fa saltare Dwight (Clive Owen) da un cornicione e, durante la traiettoria, lo fa rimanere statico, nella stessa posizione, come se fosse un disegno che viene fatto scorrere su uno sfondo. Allo stesso modo, quando Marv (un grande Mickey Rourke) entra a piè pari in un auto della polizia passando per il parabrezza, la sequenza cinematografica è spezzata, innaturale, e tende a riportare in video ciò che, nella tavole di Miller, è rappresentato con tre disegni: Marv che si prepara al salto con l'auto che gli viene incontro; Marv con tutt'e due le mani sul cofano dell'auto e le gambe tese verso il parabrezza; Marv dentro l'auto, col vetro in frantumi.

Una nota comparazione apparsa sul web che raffigura Junior disegnato da Miller ed impersonato da Nick Stahl.Anche i colori sono molto fedeli al fumetto, naturalmente qui il "bianco e nero" è meno netto, sono usate più sfumature di grigio, ma sono molto apprezzabili le saturazioni di bianco o di nero fatte nelle scene più significative. Nel fumetto, Miller usa i colori solo per gli abiti od i segni particolari delle belle donne, o per gli elementi fondamentali per la narrazione, come il colore della pelle di Roark Junior (Nick Stahl). La stessa cosa succede nel film, anche se in casi più frequenti. Bella quindi la scena in cui Dwight viene recuperato nel pozzo da Miho (Devon Aoki), bianco e nero netti, senza sfumature, come nei disegni. Anche la figura di Rafferty (Benicio Del Toro) seduto senza vita sull'asfalto è fedele all'originale, con gli elementi di spicco resi ben evidenti da un bianco candido. Un alto passaggio che rende degna di lode la fotografia è l'ingresso di Hartigan nella fattoria dei Roark, i colori del portone sono saturati e questo sembra altissimo per il taglio dell'inquadratura, che rispecchia il taglio del disegno. Fantastico. Ancora, la nota immagine di Hartigan in primo piano e Nancy (la bellissima Jessica Alba) che balla sullo sfondo; oppure le figure di Marv e Goldie (Jaime King) che si confondono su un letto rosso fuoco a forma di cuore. Molto fedele anche il gioco di luce fatto con gli occhiali di Kevin (l'inquietatante Elijah Wood). Si potrebbe continuare a lungo con questo elenco, sembra che ogni fotogramma sia stato studiato in ogni dettaglio. Sono stati colorati alcuni elementi in più rispetto al fumetto, ma sul grande schermo ci può stare.

Hartigan che entra nella fattoria dei Roark. Immagine tratta da That yellow bastard e riprodotta benissimo nel filmPoi si deve parlare dei dialoghi e per farlo bisogna considerare che tutti i personaggi di Miller sono individui molto soli. Marv (protagonista dell'episodio Sin City) è un criminale con problemi di testa e di viso, viste la quantità di psicofarmaci che ingurgita e la brutta immagine che vede allo specchio. Hartigan (protagonista di That yellow bastard - a Sin City yarn) è un poliziotto onesto fra poliziotti corrotti. Dwight (Sin City: A big fat kill) è un fotografo affascinante ed ombroso, che non disprezza le armi, che frequenta ed ama prostitute e che non apprezza molto gli sbirri. Sono molto frequenti e lunghi i dialoghi interiori dei protagonisti, veri e propri monologhi, accompagnati da primi piani espressivi e statici, tanto di taglio fumettistico quanto sono di taglio cinematografico i disegni originali. I protagonisti si trovano da soli sia spostandosi nella città, sia affrontando i loro nemici. Ecco che Marv si parla e si fa forza da solo quando si prende botte da Kevin, lo stesso accade ad Hartigan quando è appeso al soffitto per il collo (bellissima riproduzione del fotogramma buio e rassegnato prima della reazione) e a Dwight quando sta annegando nel pozzo di catrame.

Si può concludere che il film Sin City sia una bellissima riproduzione, senz'altro la più originale e fedele, non solo alla trama del fumetto a cui s'è ispirata, ma soprattutto allo stile di quest'ultimo. Cosa mai successa. O meglio, ci fu Dick Tracy, in cui tentarono di accentuare molto i colori, rendendoli sgargianti. Fu un tentativo ben riuscito, ma proporzionato ai mezzi del 1990. In Hellboy, la trama è molto fedele alla sceneggiatura di Mike Mignola; The Punisher riporta bene l'azione nel film. Ma nessuno di questi è mai stato cosi accurato. Ci sono anche esempi di pietose trasposizioni. Uno fra tutti è La Lega degli Straordinari Gentlemen diventato film con il titolo de La Leggenda degli Uomini Straordinari e che, addirittura, ha visto l'introduzione di personaggi non presenti nel fumetto (Tom Sawyer, Dorian Gray,...) e che poco si adattano alla trama originale. Certo che, per chi si è sempre limitato a leggere Topolino, il fine di questo film può non risultare chiarissimo e molte scene eccessivamente cruente o innaturali. Però, da chi mastica un po' di fumettistica americana, questo non può essere che considerato come un capolavoro. Va visto e poi rivisto per apprezzarlo davvero. Io l'ho apprezzato e mi sono rimaste quattro certezze: 1) se fossi l'agente di un attore hollywoodiano, vorrei essere quello di Bruce Willis, che raramente sbaglia film; 2) se fossi uno apprendista regista vorrei assistere ad una lezione di Rodriguez, che ha avuto il coraggio di fare un film diverso da qualsiasi altro; 3) se fossi un criminale non vorrei mai trovarmi contro Hartigan, che rimane in piedi con mezza dozzina di proiettili in corpo; 4) se fossi il fidanzato di una star americana, vorrei essere quello di Jessica Alba.

! Riccardo Meynardi
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  • paradossi - di Robi. - 15 gennaio 2006 20:15
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