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La Cina cala sul web la mannaia della censuradi Giovanni Vagnone - 10 giugno 2005 Tempo fa avevamo affrontato in un articolo la problematica del comunismo oggi, nell'era della globalizzazione, nell'unica, atipica esperienza, non meno tragica di tutte le altre presentatesi nell'ultimo secolo, che permane ancora ad un livello rilevante dal punto di vista internazionale. Parliamo della Cina e di un problema a noi doppiamente, particolarmente caro: ovvero la libertà di opinione con il mezzo (globale per eccellenza) di internet. Si tratta di un problema doppiamente importante per la nostra visione del mondo, sia per il suo carattere assoluto di strumento perfettamente individuale e libero, in cui ci si può porre tutti singolarmente di fronte alla realtà nella sua molteplice e sfaccettata complessità, sia perché Ragionpolitica lo ha eletto a suo vettore favorito, intuendone l'importanza che oggi si palesa laddove la libertà non c'è ancora e dove il totalitarismo viene a cozzare con ciò che lo può mettere in crisi. La denuncia questa volta, dopo gli atti rivolti in passato contro la moda degli internet point e internet café clandestini, è di Reporters sans Frontières: come sempre, nei regimi, a rischio le libertà fondamentali di opinione, espressione e informazione, quelle che noi tanto disprezziamo coi nostri atteggiamenti viziati. Entro il 30 giugno infatti, perentoriamente, siti internet e blog la cui sede sia nel territorio cinese dovranno, per non essere dichiarati illegali, registrarsi, ovvero farsi «schedare» dal governo di Pechino. In realtà si tratta solo di un aspetto della più ampia stretta che l'associazione dei Giornalisti senza Frontiere (di Parigi) denuncia in riferimento alle politiche cinesi, un giro di vite sulla libertà mediatica che si concretizza secondo il decreto del Ministero dell'Industria e dell'Informazione della Cina con un sistema di «censura preventiva». Questa censura preventiva, scendendo più nel dettaglio, non si limita a rendere obbligatoria la comunicazione dei nomi dei responsabili di ogni singola realtà virtuale, oltre ad un'approfondita serie di altri dati per poterli facilmente, ma si affianca a precedenti norme ed a nuove figure giuridiche: i portali web che pubblicano notizie devono evitare le questioni più delicate e riferirsi sempre direttamente alle istituzioni, così come forum e chatroom devono essere monitorante e controllate «volontariamente» con una costante verifica ed eliminazione di dichiarazioni politicamente scorrette. Ad aumentare l'intimidazione nei confronti dei responsabili dei siti, misura ufficialmente adottata per il controllo delle notizie «che mettono in pericolo il Paese», sono istituite ulteriori sistemi di monitoraggio con la figura del Night Crawler (in lingua originale «Pa Chong») ovvero del «poliziotto elettronico» che, rilevando le realtà non autorizzate, sarebbe in grado automaticamente di renderle inattive. La notizia è resa nota da un'agenzia di stampa russa, la Inerfax, ed unitamente al rapporto diffuso da OpenNet Iniziative (che ad aprile ha rilevato come la Cina sia il maggiore censore su internet del mondo, con l'impiego di migliaia di funzionari pubblici e privati cittadini come controllori del traffico contenutistico on-line) rivela un quadro piuttosto allarmante. Il sistema diretto di controllo umano, in aggiunta a quello automatizzato per un controllo in tempo reale dei siti per l'individuazione delle difformità dal clichè filo-governativo, portano senza mezzi termini ad evitare i temi politici ed a rilanciare la propaganda del partito unico: un esempio pratico è stato quello di un blogger di Shangai che ha dichiarato a Reporters sans Frontieres che il suo sito era stato reso inaccessibile dalla polizia del suo distretto per mancanza di registrazione. Rivoltosi dunque al Ministero dell'Informazione per sapere qual era l'esatto procedimento amministrativo e burocratico per mettersi in regola ha scoperto semplicemente che un «blog indipendente non avrebbe alcuna possibilità di ottenere l'autorizzazione». Fatto sta, comunque, che secondo il regime i due terzi dell'intero network on-line si sarebbero già regolarizzati. La ratio definitiva è quella di spingere le voci dissidenti o semplicemente libere ed indipendenti ad un cambio di sede, ovvero a spostare i server al di fuori del territorio cinese, di modo che più facilmente - con un sistema di filtraggio - possano essere resi inaccessibili agli utenti cinesi. Tutto questo per conoscere il più grande partner problematico dell'economia occidentale, che ci dà così grossi problemi ma che evidentemente è terrorizzato da un sistema economico, sociale e politico che ha già una volta sancito il fallimento totale del comunismo; e per non dimenticarci di apprezzare quanto la nostra società ci offre, pur essendo troppe volte ricompensata solo con il disprezzo di un relativismo che ribalta i problemi e non riesce a vederli dove ci sono.
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Ragionpolitica, periodico on line n.113 del 10/6/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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