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Emilia-Romagna: un'invenzione degli ultimi decennidi Paolo Gambi - 17 giugno 2005 L'Emilia-Romagna in realtà non esiste. Altro che modello politico-economico di successo, altro che luogo dell'ideale che si incarna in istituzioni funzionanti. Mettiamoci il cuore il pace: l'Emilia-Romagna non è altro che un'invenzione degli ultimi decenni. Ed è la storia a raccontarcelo con una nitidezza impressionante. Gli italiani sono probabilmente propensi a credere che l'Emilia-Romagna sia una realtà da sempre esistente e da sempre unita, che emiliani e romagnoli siano in fondo la stessa cosa, che non ci siano poi tutte queste differenze fra le terre che vanno da Bologna verso ovest, e quelle che vanno verso est. E questo accade perché da qualche decennio gli apparati del potere locale hanno deciso: unifichiamo le due realtà e facciamone un unico modello di successo. E così seguono intellettuali di ogni sorta che osannano l'unità della regione, studiosi che scrivono monografie ad hoc e le divulgano nelle aule universitarie per dimostrare l'indimostrabile, e politici che si riempiono la bocca con le lodi di questa bella e grande regione. Insomma, da qualche anno è in atto un tentativo dirigistico - da parte della Regione e dei partiti che la governano imperituramente - di annullare le identità locali e stemperare tutti in un'indistinta identità emilianoromagnola, che si fonda sul risorgimento e la resistenza, sui valori della cooperazione e del sindacalismo. Quello che c'era prima del 1860 sembra non interessare i politici emilianoromagnoli, e quello che sta sotto la crosta della recentissima istituzione regionale pare interessare ancora meno. Il fatto è che la storia non si cancella con un colpo di spugna e le identità non si impongono dall'alto. La Romagna e l'Emilia vennero accorpate in maniera dirigistica da Augusto, in un esperimento di duemila anni fa che fallì di lì a breve. Già nel III sec. d.C. i territori delle attuali Emilia e Romagna erano divisi in Emilia e Flaminia. E dal III sec. d.C. fino all'unità d'Italia, Emilia e Romagna rimasero due spazi contigui, ma distinti. La Romagna ebbe di certo nei secoli maggiori relazioni con i territori umbri, marchigiani e veneti; l'Emilia con i territori lombardi, liguri e toscani. Come Augusto dirigisticamente mise insieme questi territori eterogenei, ugualmente si fece con l'unità d'Italia. E lo si fece "per stemperare il rivoluzionarismo romagnolo nel moderatismo dei ducati", come si ebbe a dire già allora. Dunque, l'Emilia-Romagna, di fatto, non è mai esistita come regione prima dell'unità d'Italia e questo non possono negarlo neppure gli intellettuali più prostrati al potere regionale. Inoltre, se nominalmente esiste una Emilia-Romagna dalla seconda metà dell'800, nei fatti non esiste che dagli anni '70 del 1900, quando le regioni ideate dalla Costituzione repubblicana vennero alla luce. Quindi, per riassumere, l'Emilia-Romagna non esiste come istituzione di governo se non dagli anni '70. E non esiste né geograficamente, né etnicamente, né culturalmente come territorio unitario. Ma se non esiste se non sulla carta e nella mera superficie degli ultimi decenni, come può essere tanto sbandierata come modello di successo? Paolo Gambi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.114 del 17/6/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero © 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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