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Stefano Adami, Antonio Areddu Intellettuali rurali...e altri animaliStorie della Maremma mondialerecensione di Raffaele Iannuzzi - 25 giugno 2005 Romanzo filosofico, questo scritto acuto ed a tratti straziato dalla verità dell'umano, di Stefano Adami e Antonio Areddu? Così scrive Sgarbi, nella sua prefazione. In parte è vero, ma vi è anche altro. C'è, in queste pagine, una cortina non fumogena di vis polemica e azzardo nel giudizio sulla vita e sugli altri, non per gratuita ferocia, ma per sapido desiderio di essere protagonista, in una terra che nega tutto a tutti, la Maremma. La Maremma, per quelli che, come noi, l'hanno amata e strangolata nei pensieri, chissà quante volte, è un destino, una metafisica interiore, una metafisica in prima persona. Stefano Adami e Antonio Areddu rileggono la vita maremmana senza un briciolo di vezzo provinciale, sentono tutto il candore della fine-di-un-mondo, la scottatura ultima, quasi celebrata, per essere stati coinvolti nella «Maremma mondiale». Globalizzazione al rovescio? Nel senso che solo la provincia, all'apparenza gretta e stracolma di nulla umano, può sopportare il peso meccanico e omologante della globalizzazione. «Il problema della mancanza di cultura, di un'identità cittadina seduce e affatica la mente degli intellettuali rurali della Maremma, che passano il tempo a lagnarsi che la città è brutta o che bisognava spostare il monumento a Canapone» (p. 14). Qui risuonano le invettive trattenute e mediate del Bianciardi de Il lavoro culturale, ma senza mitizzazioni, perché Adami è autore che non ama innalzare monumenti a chicchessia, tiene il campo con una sorta di etica della resistenza, il che lo qualifica come miles gloriosus. Non gloria istituzionale, di cui tutti siamo poveri, ma gloria empirica, segnata dai dettagli del vissuto quotidiano. Resistere, resistere, resistere...allora, infine, tutto qua? No. Perché poi la memoria, che è il genius loci della vita, aggredisce teneramente i cuori, lasciando un segno indelebile, che i due scrittori - così diversi per estrazione e formazione - usano, senza indugio alcuno, per riconnettere tempi e momenti, in presa diretta: quanti personaggi umili, semplici, vivi. Gli uomini vivi si incontrano, sempre. Allora Donato Mandarino (pp. 30-32), forse un immaginario tipo umano di «intellettuale rurale», spunta dal microcosmo maremmano, privo di identità sociale, sradicato, senza niente, povero e ricco soltanto di sogni, un morso di vita e scrittura rubato da Henry Miller, così appare ai miei occhi di lettore ingenuo; chi è Donato Mandarino? E chi sono i due scrittori di questo strano testo, rurale perché animale nel tratto, scritturato dall'agenzia di talenti non visibile allo Stato, un pezzo di quella vita che tutti noi uomini di Maremma abbiamo vissuto e continuiamo a vivere, sbagliando e risbagliando, con purezza atipica e perciò estranea ad ogni establishment? Devo ancora una volta ricordare il nostro Bianciardi? Va da sé, il Bianciardi, anche se questo scritto è così mèmore di Bianciardi da allontanarlo dalla mitografia sconfitta del Maremmano. Certo, qui di Maremma mondiale si tratta, e dunque occorre che i morti seppelliscano i loro morti. Homo viator, anche il Maremmano, che se ne frega dei risultati dei suoi (pochi) sforzi di emergere. La Maremma torna sempre ad essere un luogo di vacanze, prima o poi. «Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione non può sentirsi sulla terra nient'altro che un viandante; per un tal uomo verranno cattive nottate e martellate sulle gengive, bastonate e caldo ai piedi, allora il suo cuore sarà stanco di errare. Ma poi verranno, come ricompensa, i deliziosi mattini, quando, nella solitudine meditabonda del viandante, penserà nieztscheanamente al grande meriggio dicendo dentro di sé: "Ammazza che caldo fa!"» (p. 47). Niente idolatria della vita, nessun teorema della vita, quel che conta, l'essenziale, è tutto rappreso nel viandante. «Caminante, no hay camino, se ha ce camino al andar». «Viandante, non vi è altra strada; la strada la fai solo camminando», canta Antonio Machado. E la strada, per Adami e Areddu, parte dalla Maremma, verso il mondo recintato dalla globalizzazione esausta e sfibrata (vista dalla provincia) - di cosa abbiamo parlato finora? Di una sola cosa, strana, assurda per chi è estraneo alla marginalità di certa provincia: di «storie della Maremma mondiale». E' poco o è tanto? Chi leggerà queste pagine, leggerà di vite umane in presa diretta. Vite umane presenti e passate. Memoria, non nostalgia. E la differenza non è di poco conto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.115 del 24/6/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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