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La fine dell'Europa «francese»di Gianni Baget Bozzo - tratto da Avanti! del 22 giugno 2005 «Ca ira, ca ira, les aristocrates à la lanterne»: questo è il commento che viene spontaneo pensando al referendum francese. Ancora una volta Parigi ha compiuto un regicidio. Questa volta, al posto di Luigi XVI, vi è Jacques Chirac, e la lama della ghigliottina non ha penetrato le carni del presidente, ma ha annullato una Costituzione e una storia: quella dell'Europa francese. L'Europa è stata una creazione della Francia e della Francia gollista, è nata con la decisione di De Gaulle di dar vita a un asse franco-tedesco in cui la Francia metteva la politica e la Germania l'economia. Il resto d'Europa doveva seguire, come l'intendenza militare seguiva gli eserciti, sempre secondo la suggestiva immagine del generale. La Bruxelles europea è modellata sulle istituzioni francesi, il suo concetto base è che è corretto ciò che è controllato, è legittimo ciò che è autorizzato da una legge. La libertà non è un diritto della persona, ma una istituzione dello Stato e funziona nei modi e nei limiti che lo Stato stabilisce. Chi ha vissuto come me 10 anni a Bruxelles da europarlamentare ha visto che chi operava veramente era una burocrazia trasversale al Consiglio dei ministri, alla Commissione, al Parlamento; la gestione burocratica andava al di là dei governi, dei commissari e dei parlamentari. L'Europa di Bruxelles era figlia del Paese di Colbert e di Richelieu. Quando questa Europa franco-tedesca ha cercato di stabilizzarsi dando all'apparato bruxellese il carattere di potere costituzionale, i francesi hanno intonato la Marsigliese. Contro il loro Stato hanno scelto la loro libertà. Chirac aveva chiesto un voto per la Francia e i francesi hanno risposto votando contro la Francia gollista e l'Europa costruita a sua misura. Hanno detto «no» alla loro stessa storia. L'Economist ha presentato i risultati del Consiglio europeo di Lussemburgo come la battaglia di Waterloo, con Blair nella veste di Wellington e Chirac di Napoleone. Come è noto, la battaglia di Waterloo venne vinta perchè la colonna francese del maresciallo Ney giunse dopo l'arrivo dei prussiani che decisero la vittoria. E in realtà sono giunti i prussiani, sono arrivati quando Angela Merkel, presidente dei democristiani tedeschi, in una sessione del Bundestag, si è alzata per dire al governo socialdemocratico che la Cdu-Csu è contraria alla politica agricola comune, che è il segno del potere francese sulle istituzioni europee, il marchio della egemonia di Parigi a sostegno di una minoranza di agricoltori. Questa è storia maggiore. Lasciamola per una storia minore. Ci fa piacere pensare, anche se è cosa volgare, che tutto ciò ha lasciato Prodi in braghe di tela e il centrosinistra senza stella polare. L'Europa sociale franco-tedesca, l'Europa renana, fondeva cattolici e sinistra, libertà e giustizia, Stato e mercato, era la sintesi universale in cui tutti i modelli del centrosinistra potevano riconoscersi nelle loro separate identità. Fortunatamente Berlusconi aveva già portato l'Italia fuori da Versailles, mentre Prodi era amico della Costituzione e del re deposto. Beneficiava delle sue confidenze anche anti-italiane, cose di cui Berlusconi lo aveva rimproverato. L'idea che l'Europa debba avere a Bruxelles il suo vertice costituzionale è stata decapitata proprio da quel popolo, che, imitando gli Stati Uniti, aveva introdotto in Europa la nazione, la democrazia e la Costituzione. I francesi hanno votato contro la Francia gollista: e ora che cosa accadrà? Speriamo non ci tocchi in sorte di cadere sotto le macerie, con l'elettorato italiano che porta lo sconfitto d'Europa, Romano Prodi, a governare l'Italia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.115 del 24/6/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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