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Previdenza: parte la riforma, per il bene dei giovani

di Simone Rosti - 8 luglio 2005

In pensione a quarant'anni, con quindici di contributi. Ottantacinque per cento della retribuzione nella busta paga previdenziale. Sistema retributivo, cioè calcolo della pensione, sulla base del reddito di lavoro degli ultimi anni, vale a dire del periodo in cui, in linea di massima, lo stipendio raggiunge i livelli più alti. Ci sarebbero un'infinità di altri scandali, specie nelle fila dei carrozzoni statali, che rappresentano esempi di gestione della previdenza pubblica vergognosa se non moralmente illecita. La pacchia è finita. C'è chi ha mangiato tanto e chi meno, ma tutti i lavoratori che andranno in pensione fino al 2008 si ritroveranno sicuramente una busta paga piuttosto pesante rispetto al proprio reddito da lavoro. Noi no. Per noi intendo le giovani generazioni, in particolare chi ha iniziato a entrare nel mondo del lavoro dopo il 1996 quando la riforma Dini, necessaria ma sicuramente poco coraggiosa e lungimirante, pose un freno alla generosa elargizione dei denari statali nella previdenza. Il sistema passò da retributivo a contributivo (con formule miste) e cioè la pensione misurata sulla base dei versamenti che l'azienda (o il lavoratore) fanno all'Inps o all'istituto pensionistico.

Dicevo, noi non mangeremo nulla. Nonostante continueremo a pagare la medesima quota di contributi che hanno pagato i nostri padri e i nostri fratelli maggiori, ci troveremo penalizzati quando andremo a "riscuotere". Anzi. Ci toccherà anche tirar fuori dalle nostre tasche, se vorremo mantenere un livello di vita equivalente a quello della vita attiva, soldi in più per pagare una previdenza integrativa o complementare che dir si voglia.

Per fortuna il governo Berlusconi si è reso conto di questa iniquità e ha promosso la Riforma Maroni per andare incontro, almeno in parte, alle esigenze di chi si troverà la metà delle pensioni in tasca. E' notizia degli ultimi giorni che i decreti attuativi saranno votati dal Consiglio dei Ministri a breve. Questi stabiliranno che dal gennaio 2006 il nostro Tfr (Trattamento di fine rapporto, cioè la liquidazione) potrà essere stornato alle varie forme di previdenza complementare (fondi pensione chiusi, aperti, polizze individuali o fondo Inps) per ricavarne una rendita integrativa quando arriveremo a smettere di lavorare. Oppure potremo lasciarlo in gestione all'azienda, come prima, e farci liquidare il capitale una volta terminato il rapporto con essa. Il governo ha studiato degli incentivi fiscali graduali per incentivare il passaggio alle forme di previdenza integrativa. Insomma, qualcosa si è fatto. Nonostante campagne vergognose, in particolare ad opera dei sindacati. Sì, proprio loro, i confederali che con più della metà dei propri iscritti composti da pensionati si arrogano il diritto di decidere sul futuro delle giovani generazioni. Appare tutto paradossale. Pensionati che magari hanno avuto trattamenti di favore scandalosi alle Ferrovie o alle Poste e che, beninteso, quei privilegi li manterranno, protestavano perché ritenevano la riforma iniqua, solamente perché cerca di offrire uno spiraglio di giustizia e di benessere ai giovani lavoratori.

Le ragioni per le quali si è giunti ad una situazione previdenziale ingestibile sono diverse. Come dicevo, fra queste risiedono privilegi ingiustificabili decisi dai partiti della prima repubblica, sollecitati dal Pci, per ingraziarsi ulteriori sacche di voto. Vi sono ragioni demografiche: l'invecchiamento della popolazione dovuto sia alla longevità degli anziani (grazie al sistema sanitario) sia al crollo delle nascite. La deficienza grave è che nessun governo, fino a quello Berlusconi, aveva mai posto un rimedio strutturale al problema. Tutti timorosi di perdere voti hanno perso la faccia. La Riforma Maroni garantisce un passo in avanti. Prevede anche le verifiche negli anni successivi e l'allungamento della vita lavorativa e contributiva, come è giusto che sia in base ai nuovi trend demografici. Tuttavia, probabilmente, questa non basterà nel prossimo futuro. Ciò che va discussa è la possibilità di passare da un sistema a ripartizione, come quello attuale, ad uno a capitalizzazione. Questo passaggio rappresenterebbe anche un cambiamento di visione (che sicuramente scatenerebbe la rivoluzione di dirigisti, statalisti e comunisti), verso una maggiore libertà di scelta e di opportunità per i giovani.

! Simone Rosti
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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