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Vasco l'individualistadi Elena Siri - 1 luglio 2005
La discussione non è banale, in quanto affronta il grande tema della cultura italiana (in particolare quella musicale) da troppo tempo colonia esclusiva della sinistra che si è appropriata abusivamente di temi, generi e artisti per farne dei suoi miti, dei suoi vessilli, delle sue mascotte (talvolta anche al di là della militanza autentica dell'artista o del significato reale della sua opera). Il fenomeno Vasco Rossi, esploso negli anni '80, ha attraversato quasi trent'anni di musica certamente mutando stimoli, messaggi, suoni, fino anche a mutare l'immagine stessa dell'artista: da uomo trasgressivo e dedito agli eccessi di Vita spericolata, ad artista completo e compiuto interessato all'intimismo e al significato della propria esistenza, riflessivo, comprensivo, nostalgico. A destra o a sinistra? Vasco non ha mai fatto della sua musica un canto di rivoluzione politica o sociale, non ha mai proclamato il trionfo degli oppressi, né la fine del consumismo. Vasco è un artista meravigliosamente global a tutti gli effetti come dimostrava l'album Bollicine e il ritornello della mitica Coca Cola. La sostanza stupefacente, lo sballo, l'alcol del primo Vasco erano simboli che esprimevano la libertà all'ennesima potenza dell'individuo all'interno della società del benessere e del piacere sensibile, della pubblicità e del denaro, non certo il rifiuto di un sistema o la rivolta contro il potere. Il suo mito è l'uomo come individuo unico e irripetibile, talvolta irrazionale, ma libero di decidere il suo destino e il suo ruolo nel mondo. La sua musica è rivolta alla ricerca della felicità del singolo e inneggia sempre alla libertà come unico clima in cui l'uomo può affermarsi innanzi tutto per sé stesso. L'egoismo è visto nella positività scientifica di valore che realizza la propria individualità specifica. Vasco non si propone come un buono, non conosce la verità, non ha le ricette per cambiare il mondo, anche perché forse il mondo «...va bene va bene così» e, poi, «giusto o sbagliato, buoni o cattivi...» non è mai la fine. Il suo linguaggio è ironico, appassionato, contemporaneo, personale, privo di luoghi comuni. L'uomo delle sue canzoni guarda sempre sé stesso, il senso della sua miserabile eppure irripetibile esistenza, la forza del suo amore più sensuale, il ricordo del suo pianto più disperato, il sorriso della sua anima. L'uomo cantato da Vasco Rossi è quello che vuole prima di tutto la libertà di una vita spericolata per poi poter scegliere comunque l'amore nascosto nel suo cuore. Di destra o di sinistra? Dalla parte di chi difende l'individuo, la libertà, il progresso, la velocità, il mondo sensibile, l'amore, il peccato, il pentimento, la noia occidentale, la nausea post-moderna, la civiltà del nostro che è, fino ad ora, il migliore dei mondi possibili.
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Ragionpolitica, periodico on line n.116 del 1/7/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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