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Campi nel mondo, esordidi Mariacristina Nasi - 8 luglio 2005 1896, Cuba«La prima operazione di massiccio concentramento di una categoria di civili in uno spazio limitato e sorvegliato, se non addirittura chiuso» è da imputare agli spagnoli, «che la misero in atto durante la guerra d'indipendenza cubana» (fine XIX Secolo). A Cuba, inoltre, «si può vedere impiegato per la prima volta il termine "concentramento" o, più esattamente, "riconcentramento"», che prevede di trasferire le «famiglie che abitano in campagna in piccoli villaggi», controllati dall'esercito. Il raggruppamento mira a:
Le uscite autorizzate sono limitate; al riconcentramento si aggiungono processi militari sommari seguiti da esecuzioni sul posto. «In teoria, le zone sono state scelte in modo da garantire un certo benessere ai riconcentrati, assicurando loro condizioni sanitarie e abitative adeguate». Nella realtà, «l'alimentazione insufficiente e le carenze della medicina dell'epoca» fecero crescere i morti e diffusero le epidemie. Il 10 novembre 1897, la politica di riconcentramento viene abbandonata; il 30 maggio 1898 si decreta la fine effettiva del "riconcentramento". 1900, boeri«La presenza degli olandesi in Sudafrica risale al XVII secolo, quando la Compagnia olandese delle Indie orientali» invia un primo gruppo di coloni, cui ne seguiranno altri. «Quando, nel 1814, l'Inghilterra sostituisce l'Olanda quale potenza tutelare del Capo, l'anglicizzazione della colonia olandese si rivela inevitabile»: nonostante il parere contrario dei coloni, nel 1828 «gli inglesi cancellano qualsiasi discriminazione razziale, sino ad abolire completamente la schiavitù nel 1833. Tali trasformazioni suscitano un profondo malcontento nei coloni di origine olandese, che decidono di abbandonare la provincia del Capo per trasferirsi all'interno». La loro migrazione li porta tra l'Orange e il Vaal, dove proclamano l'indipendenza di due repubbliche, del Transvaal e dello Stato libero d'Orange. Nel 1884 il Transvaal diventa ufficialmente Repubblica sudafricana: vi si parla olandese e vige la discriminazione razziale. Nel febbraio 1900 gli inglesi penetrano in territorio nemico e procedono all'internamento di civili, che comporta due fasi: «la prima mira a distruggere i luoghi di culto e i centri della vita civile che sostengono i boeri, la seconda ad allestire punti di accoglienza provvisori per chi vive in quei centri». Le famiglie dei combattenti saranno riconcentrate in luoghi chiamati "campi di concentramento". «Il memorandum inglese del 21 dicembre 1900 che legalizza l'allestimento di campi giunge con grande ritardo rispetto a una pratica già consolidata». L'obiettivo degli inglesi era isolare i boeri per l'intera durata delle operazioni militari; sorti «nell'improvvisazione e nell'impreparazione più totali», in pessime condizioni climatiche e sanitarie, i campi conoscono un'alta mortalità, anche se «gli internati nei campi boeri non sono isolati, non mancano loro né aiuti alimentari, né sostegno politico, né appoggio da parte della stampa internazionale». Alla fine del 1901, la situazione migliora nettamente e la mortalità registra un calo netto; cessate le ostilità, i campi boeri saranno via via smantellati. Essi non hanno nulla a che vedere con quelli nazisti o sovietici; la loro funzione era di «isolare temporaneamente i civili, non di eliminarli né di farli lavorare». 1904, herero - Africa del sudovest«A questo piccolo popolo che viveva ai confini dell'attuale Namibia è toccato in sorte il poco invidiabile privilegio di essere oggetto del primo genocidio del XX Secolo e di inaugurare il lavoro forzato nei campi di concentramento in cui è stato deportato e rinchiuso dai coloni tedeschi. Se è vero che la realtà del fenomeno concentrazionario è preesistente al "trattamento" del caso herero da parte dei tedeschi, il campo, attraverso l'associazione di reclusione e lavoro forzato, subisce in questa occasione un mutamento decisivo». La guerra «assume ben presto l'aspetto di uno scontro razziale più che coloniale, il cui scopo non è la sottomissione del nemico a fini di sfruttamento economico, ma piuttosto la sua semplice eliminazione». Il punto di vista dei militari, di procedere, se non proprio al genocidio, quanto meno alla pulizia etnica della regione, non è condiviso da tutti; in particolare è contestato dall'amministrazione civile della colonia. Gli herero, decimati e respinti, non avranno altra scelta che prendere la via del deserto del Kalahari, ove le loro possibilità di sopravvivenza scemeranno ulteriormente: «il deserto si rivelerà fatale per circa 30.000 herero». All'inizio del 1905 la rivolta è sedata; delle 80.000 persone che contava un anno prima restano «una dozzina di migliaia di individui rifugiati nelle vicine colonie inglesi, cui si aggiungono poche migliaia di persone che sono riuscite a dileguarsi nella macchia». Poiché «un numero troppo elevato di herero è riuscito a sfuggire ai massacri trovando rifugio in territorio inglese, dove costituisce un notevole rischio di guerriglia», è necessario «concludere al più presto la guerra per riportare i sopravvissuti in patria». Si decide così di «porre fine alla politica dello sterminio sistematico, inaugurando quello della schiavitù»: «ogni herero che si costituisca alle autorità non sarà più ucciso, ma considerato prigioniero e costretto ai lavori forzati»; «i sopravvissuti al genocidio non sono autorizzati a ripopolare la terra degli herero, ma raggruppati in campi di concentramento». «Il termine Konzentrationslager appare per la prima volta in un telegramma della cancelleria datato 14 gennaio 1905»; i tedeschi «perfezionano il sistema aggiungendovi il lavoro forzato». «All'inizio gli herero sono destinati al servizio personale dei militari. Soltanto a partire dal 1905, le imprese civili ottengono la loro quota di forzati». La fatica, i maltrattamenti, l'utilizzo dei prigionieri di guerra herero negli esperimenti medici erano all'ordine del giorno. Nel 1908 i campi sono smantellati: i sopravvissuti «non sono autorizzati a ritornare nei loro territori di origine, ma smistati nelle diverse fattorie»; 80% del popolo herero è scomparso in sette anni. 1914, la grande guerra«I campi non sono altro che la dimostrazione che all'inizio del XX Secolo la guerra diventa totale, coinvolgendo tanto i civili quanto i militari». «Durante la prima guerra mondiale questa concezione è stata applicata concretamente: in ogni paese belligerante si riteneva l'intera popolazione, e non soltanto l'enorme massa umana dei mobilitati, potenzialmente legata allo sforzo bellico nemico». In questa logica, «la neutralizzazione dell'avversario, anche solo potenziale, assume la forma dell'internamento nei campi». «I provvedimenti emanati nel 1914 derivano da quelli messi in atto durante le guerriglie d'inizio Secolo», ma sono «evidenti le novità degli internamenti sorti in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale»: la prima differenza consiste nella maggiore durata dell'internamento; la seconda nelle condizioni di detenzione collegate alla guerra del 1914-18, «meno tragiche degli internamenti cubani o sudafricani»; la terza «nel fatto che questi internamenti di civili durante il primo conflitto mondiale annunciano la possibilità del passaggio, qualche anno dopo, dall'internamento degli stranieri a quello dei civili della propria nazione, qualora siano considerati a loro volta sospetti e potenzialmente pericolosi». Nei campi, «le condizioni di alloggio o di trasporto si rivelarono disagiate fin dall'inizio», per «l'improvvisazione, l'atmosfera di violenza xenofoba generalizzatasi nella popolazione (in quest'ottica, i campi per stranieri svolgevano anche una funzione di protezione) e la disorganizzazione dei trasporti civili». «L'ulteriore aggravarsi delle condizioni d'internamento degli stranieri e degli emarginati non fu pianificata, ma non per questo risultò meno reale. Probabilmente fu la diretta conseguenza del ristagnare del conflitto». I campi erano ricavati da caserme, conventi, scuole; i lavori erano obbligatori, ma limitati; il tasso di mortalità relativamente basso; la sorveglianza non sempre rigorosa; l'internamento controllato dall'opinione pubblica internazionale.
Le informazioni sono tratte da Il secolo dei campi - Detenzione, concentramento e sterminio: 1900-2000, di Joël Kotek e Pierre Rigoulot, Mondadori, 2001. |
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Ragionpolitica, periodico on line n.117 del 8/7/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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