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FreaksChi perde il diritto di essere diverso perde il privilegio di essere liberodi Federica Di Bartolo - 15 luglio 2005 Freaks, il famosissimo film di Tom Browing che nel 1932 fu osannato, ma anche vituperato, tanto che in alcuni paesi fu addirittura proibito, viene ora adattato al teatro dalla Compagnia dello Scaldabagno, nata nel 1996. Lo spettacolo è in scena al Padiglione 2b dell'ex-Mattatoio di Testaccio, in Piazza Orazio Giustiniani a Roma, sotto l'attenta regia di Giuseppe Squillaci. La Compagnia è composta da: Marcello Corsi, Giuseppe Russo, Ilaria Buiarelli, Marco Della Chiesa, Rahel e Matteo Genre, Alessandro Scaretti, Anastasia Cipolla, Giulia ed Isabella Infurna, Andrea Colajacomo, Violetta Rogai, Giacomo Vitello, Simona Bedini, Adriano De Ritis, Dionisio Greco, Gabriele Berretta, Georges Pascal Marchese, Alessandro Cagnizzi. A questi si aggiungono il direttore di scena Maura Ribet, il tecnico delle luci Michelangelo Vitello e tre musicisti: Simona Bedini, Alessandro Cagnizzi, Georges Pascal Marchese, oltre logicamente al regista Giuseppe Squillaci. La rappresentazione è sponsorizzata dall'azienda di consulenza informatica Quattroemme S.p.A., ha il patrocinio dell'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, ed è sostenuta dagli Uffici di Presidenza e Vice-Presidenza del Consiglio Comunale ed ospitata dall'Università RomaTre. L'allestimento, come abbiamo detto, nell'ex-Mattatoio di Roma che, proprio per questo suo precedente uso, è idoneo ai temi che vengono trattati nell'opera. Infatti i freaks, uomini dall'aspetto deforme, si sono rifugiati nel circo di Mr. Tetrallini per sfuggire alla cattiveria e all'odio di una società che per loro è un luogo di morte, sia spirituale che fisico. Il mondo li disprezza e li deride, annientandone lo spirito e i sentimenti, un mondo composto da esseri rudi e brutali che, spaventati da questa diversità ed assetati di sangue, li maltratta per godere delle loro sofferenze. Ecco qui la paura del diverso e il timore di poter diventare come loro. Quale luogo quindi più significativo se non questo? E'il circo la loro unica salvezza, dove possono elevare questa loro «mostruosità» al rango di magia, dove trovano amore e solidarietà. Ma anche qui, in questo spazio surreale, si infiltra il disprezzo e la paura del diverso, sconvolgendone l'armonia, cosa che permette all'autore di compiere una profonda analisi sociologica. «I veri mostri sono i Freaks, oppure le persone chiamate "normali"?». E' questo ciò che la Compagnia dello Scaldabagno cerca di far emergere attraverso la rappresentazione, portare il pubblico ad interrogarsi su se stesso e sulla società in cui vive, fino a spingerlo a recuperare quei sentimenti universali come l'amore e la solidarietà. Proprio per questo, fin dall'inizio, il regista ha cercato di far immergere lo spettatore in questo mondo, a partire dalla biglietteria che appare come un carrozzone e la platea che ricorda gli spalti nei tendoni del circo. Il ritmo è veloce e frizzante e riesce a coinvolgere il pubblico, grazie anche alle divertenti battute del nano Angelino e dei «Fanatici Tre» .
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Ragionpolitica, periodico on line n.118 del 15/7/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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