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Ma qual è l'Europa progressista?di Benedetta Pini - 23 luglio 2005 «Una cosa è chiara: è falso che si tratti di conquiste civili o di misure contro le discriminazioni o di estensione dell'uguaglianza; si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani». Questa è una frase pronunciata da Marcello Pera in Spagna a proposito delle nuove leggi cosiddette «anti-discriminazione» promulgate dal governo Zapatero. E la discriminazione consisteva nel fatto che i gay non potessero godere dei diritti degli eterosessuali; diritti, fra l'altro, che non fanno parte di un privilegio ma sono iscritti nell'ordine naturale delle cose, come formare una coppia aperta alla trasmissione e generazione (non fabbricazione!) della vita. Il governo «progressista» di Zapatero ha dunque concesso la possibilità di avere figli alle coppie omosessuali; così come succede in Olanda, Svezia e in un paio di Stati americani. E tra poco il resto dell'Europa «moderna» e «progressista» che deciderà di fare? Il discorso di Marcello Pera era proprio indirizzato a questo interrogativo: cercava di mettere in guardia contro i pericoli dell'abbassamento della guardia di fronte ai limiti della natura umana. Se il concetto di natura umana come limite al lecito delle azioni e delle scelte viene superato, tutto può diventare ammissibile: perfino la negazione di quella stessa natura. Con il rischio di qualsiasi eccesso. Non c'è dubbio, infatti, che gli omosessuali vadano «di gran moda». Sembra quasi che le coppie eterosessuali siano un retaggio di un medioevo oscurantista ed il futuro, soprattutto quello dei bambini, possa essere lasciato nelle mani degli omosessuali. E se la moda un giorno passasse? Ridaranno i figli indietro? Non sono battute di spirito e basta: hanno un fondo di amara riflessione. E' questa l'Europa «progressista»? E' quella di Zapatero e dell'Olanda? O non è questa l'Europa che frana sulla polvere della sua stessa anima? Questo «progressismo» (di sinistra per definizione e a volte di destra per calcolo elettorale) è in realtà il cuore di quella «dittatura del desiderio» paventata da Papa Benedetto XVI. Al centro di tutto non il rispetto, ma le «voglie»: «Desidero quindi ne ho diritto», questo è il facile messaggio del progressismo; e guai ad essere contrari, si viene subito etichettati come insensibili e retrogradi (oppure, perché no, «fascisti»). Il matrimonio è fondato sull'unione di un uomo e una donna e questa non è una «pretesa» della Chiesa come vorrebbero far credere tanti, ma è quanto di più naturale ci sia da quando esiste il mondo: perché la natura è orientata alla complementarietà dei sessi. I figli nascono da un uomo e da una donna, i quali sono obbligati a mantenerli, istruirli ed educarli «nel rispetto delle loro aspirazioni, capacità ed inclinazioni naturali» (art. 147 c.c.). E non è solo la Chiesa a vedere l'unione omosessuale civile come inaccettabile, ma anche Samir Khadi, imam della moschea romana di Centocelle di Roma, il cui pensiero è riassunto nelle sue parole: «I matrimoni tra omosessuali sono un'unione contro natura e senza il minimo rispetto per la religione. L'unico matrimonio è quello tra uomo e donna, che consente il permanere della specie umana. E' uno di quei modelli di vita costruiti dall'uomo e che non si adeguano alla natura. Non condivido assolutamente questa legge e questo modo di costruire una famiglia». Ma purtroppo l'entusiasmo progressista è supportato perfino da qualche base pseudoscientifica, come si può evincere dai dati statistici di una ricerca condotta da Bernd Eggen, del settore di Ricerca dell'Istituto Statistico Regionale tedesco del Baden-Württemberg, il quale insinua, neanche tanto fra le righe, che i figli allevati dagli omosessuali sarebbero quasi superiori a quelli di una normale (e sana) coppia eterosessuale. La ricerca arriva a questa conclusione: «L'unica vera differenza con i figli degli eterosessuali si pone sul piano della discriminazione dell'ambiente sociale». Ecco servito su un piatto d'argento il movente di azioni legislative come quella del governo Zapatero: lo dice pure la scienza che bisogna fare guerra al razzismo retrogrado della destra e della Chiesa! E in tutto questo la natura e i sentimenti c'entrano ben poco, e poco perfino il diritto dei bambini a contare su un padre e una madre (possibilmente non entrambi con la gonna e non entrambi con la barba): il puzzo di manovra politico-elettorale è troppo intenso per non essere avvertito. Le organizzazioni omosessuali hanno un peso politico troppo forte perché la sinistra internazionale non avverta la necessità di non scontentarle. Ma allora l'Europa progressista dove sta? Intendendo con «progressista» quella che guarda ad un vero progresso umano e civile e ad una sempre maggiore affermazione dei diritti umani, l'Europa più sana parla con la bocca di Pera o con le leggi di Zapatero? In realtà il nostro Presidente del Senato ha colto il nocciolo della questione: trasformare i desideri in diritti è il vero guaio. L'Europa del capriccio non potrà fare da modello che alla propria decadenza, mentre quella della responsabilità, oggi fuori moda, sarebbe l'unica ad avere la forza di rialzare una dignità perduta dietro a facili soluzioni autolesioniste.
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Ragionpolitica, periodico on line n.119 del 23/7/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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