|
|||||||
|
|
Un viaggio sul tempo al Filatoio di Caragliodi Sara Franchino - 23 luglio 2005 «Fugit interea, fugit inreparabile tempus» con questo verso, nelle Georgiche, Virgilio ben descrive l'imprescindibile scorrere del tempo. Una ineluttabilità su cui si è soffermata la riflessione - divenuta talvolta anche ossessione - di moltissimi scrittori e artisti nella storia e nell'attualità. Proprio su questa quarta dimensione - più spesso sentita come un impedimento che non un'opportunità - si incentra la mostra, aperta sino al 9 di ottobre a Caraglio (provincia di Cuneo), dal titolo: «Chronos; Il tempo nell'arte dall'età barocca all'età contemporanea». Nella storica ed elegante cornice del Vecchio Filatoio, si può dunque seguire un iter espositivo che sotto differenti punti di vista prende in esame il concetto di tempo nell'arte, con richiami e rimandi, capaci di mettere in relazione opere divise dai secoli, ma convergenti in quanto a ratio e sensibilità. Un esempio su tutti quello utilizzato per promuovere la mostra ed elevato a suo emblema: l'accostamento del Ritratto di un medico di Fede Galizia con il celebre Autoritratto con teschio di Andy Warhol. Entrambi accomunati dalla consapevolezza di una morte verso cui tutti siamo destinati. Entrambi a guardarci vivi, in compagnia del proprio teschio, tenuto in mano o incombente sulla spalla. Ma il tempo è stato oggetto di analisi sotto molteplici aspetti, singolarmente indagati nelle differenti sezioni in cui si articola la mostra, che si apre con la grande tela di Bernardino Mei, raffigurante Amore curato dal Tempo con l'acqua dei fiume Lete. Dipinto allegorico in cui l'anziano Tempo - personificato nella ben nota figura di un vecchio barbuto alato - delicatamente medica le ferite de giovane Amore, con una penna imbevuta d'acqua del Lete, il fiume infernale, oltrepassando il quale le anime avrebbero dimenticato le pene terrene. A seguire, Il tempo ammonitore, attribuito alla cerchia di Domenico Piola, in cui il Tempo personificato sopraggiunge alle spalle di una giovane ragazza. Concluso l'itinerario dedicato a Chronos quale allegoria, si apre la sezione sulla vanitas, dedicata alla riflessione su tutti quei concetti affini alla brevitas vitae e alla caducità, estremamente cari all'arte barocca; nel'900 vissuti con maggior ansia e disorientamento, fino a sconfinare nel pieno nichilismo. Si passa pertanto dalle composizioni di strumenti impolverati di Evaristo Baschenis e Bartolomeo Bettera alla Vanitas di Pieter Boel e Jan van den Hoecke, con la straordinaria intuizione della maschera che, riflessa allo specchio, si fa teschio, o al "crudo" Memento mori di Jacopo Liguozzi, in cui è raffigurata una testa mozzata in putrefazione, ormai cibo per i vermi. Opera, quest'ultima, posta in connessione con la Story from a book (1939), di Joel-Peter Witkin che tragicamente immortala, sopra un libro, una testa staccata bendata che fa da basamento ad una portatina di frutta. Sempre realizzati dal medesimo fotografo non passano certo inosservati i due Autoritratto, come vanitas, da leggere in sequenza con l'autoritratto di Wharol. Sensualissima, ad attrarre lo spettatore, è poi la celebre Allegoria della vita umana di Guido Cagnacci, che alla languida bellezza femminile accosta chiari simboli dello scorrere del tempo (il soffione, la rosa che appassisce, la clessidra, il teschio, le candele accese), per una meditazione sul carattere effimero della bellezza e delle cose terrene. Da sempre l'uomo si occupa di misurare il tempo e scandirne il ticchettio. All'uopo ha contribuito la tecnologia con apparecchi sempre più precisi, in alcuni casi veri e propri oggetti d'arte, così come si evince nella sezione sugli Strumenti, che inevitabilmente induce anche ad una riflessione sul relativismo del tempo (osservando per esempio diversi calendari o gli orologi tarati su fusi orari differenti) e sul rapporto eternità-tempo assoluto con il tempo finito. Diffusa è anche la tendenza che origina dall'inesaudibile desiderio di voler ingannare o fermare il tempo. Operazione su cui hanno indugiato in parecchi, nel tentativo, almeno, di fissare degli istanti, dei singoli momenti, parti di sequenze narrative, in cui il tempo è immobile. Si tratta di fulminei frammenti di tempo zero, come quelli catturati negli scatti di Nan Goldien, esposti nella parte di mostra sulla Vita privata, insieme ai Cinque secondi rivoluzionari di Sam Taylor-Wood. Il tempo è però anche passato e memoria della storia. Così come divenire è perenne mutamento e ciclico rinnovamento. Un processo incontrovertibile che sull'uomo implica un crescere e un invecchiare. Le diverse "età" scandiscono la vita umana, ecco dunque la Giovinezza e la vecchiaia di Angelo Caroselli o la Vecchia di Antonio Carneo. Siamo noi stessi a cambiare al passare del tempo, così come evidenziano gli Autoritratti nel tempo di Esther Ferrer che allinea gli scatti, realizzati a distanza di anni, delle due metà complementari del proprio volto, costringendo ad una inevitabile comparazione tra due diversi momenti della propria esistenza, entrambi però - quale prima, quale dopo - ormai trascorsi. E ancora le foto di Roman Opalka, che dal 1965 si fotografa con la medesima espressione e la stessa camicia, lavorando così ad un progetto che si concluderà solo con la morte e che mira a rappresentare se stesso immobile nel proprio continuo divenire. Una sorta di mania per gli artisti è quella di rappresentarsi nelle proprie opere, escamotage che, oltre ad accondiscendere al propri ego, consente loro una vittoria - l'unica possibile - sul tempo e sulla morte. E in effetti, nelle ultime sale dell'esposizione, guardando agli autoritratti di Giorgio De Chirico non possiamo che sentirci come d'innanzi a presenze vive e di grande energia, che a lungo ancora potranno scrutare nuove generazioni di stupiti osservatori.
Chronos; Il tempo nell'arte dall'epoca barocca all'età contemporanea A cura di: Andrea Busto, Alberto Cottino, Francesco Poli Il Filatoio, via Matteotti 12023 - Caraglio (Cuneo) Orario: venerdì e sabato 15 - 19,30, domenica 10-19 Ingresso: intero Euro 5; ridotto Euro 3 Catalogo Edizioni Marcovaldo, euro 39 |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.119 del 23/7/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||