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La riscoperta della democrazia contro il terrorismodi Gabriele Cazzulini - 29 luglio 2005 I bagliori delle esplosioni che hanno squarciato la notte di Sharm el Sheik sono giunti rapidamente in Europa. Il terrorismo di oggi non è l'intifada dei sassi, né i razzi lanciati a raffica dagli hezbollah. Non è una disordinata sollevazione popolare, né piccoli corpi che agiscono isolatamente. E' una rete globale, un network del terrore composto da un tessuto di cellule pronte ad intervenire. E' un concentrato di pianificazione e furore. Ma oltre a lanciare bombe umane, i terroristi lanciano un silenzioso monito: serve a poco l'enorme progresso tecnologico, lo stesso che aveva sconfitto l'Unione Sovietica senza sparare un colpo. La tecnologia più sofisticata si rivela inadeguata, perché deve svolgere un compito troppo arduo: prevenire un nemico invisibile, disperso, senza nome, senza luogo. Di fronte all'invasione di questi nuovi barbari, l'Occidente non deve solo perfezionare le sue tecnologie di difesa. Questa volta non si tratta soltanto di armamenti bellici. La guerra combattuta dai terroristi è incardinata su un teorema politico fondamentale: il ricorso sistematico alla manipolazione, all'indottrinamento, al plagio delle menti. Le conseguenze sono violenza psicologica e coercizione fisica. Il tutto a livello indiscriminato, il tutto sotto gli occhi (spesso socchiusi) delle autorità. Per combattere questa forma inedita di terrorismo, le democrazie occidentali stanno ritornando al significato più originario della democrazia: un rapporto sociale basato su libertà, diritti e doveri di ciascuno nei confronti degli altri. La democrazia che sta combattendo il terrorismo sta anche riscoprendo i suoi valori, dopo che per decenni è stata immobilizzata nelle burocrazie, nello statalismo, nel dominio dei partiti e delle oligarchie; dopo che è stata soffocata dall'apatia di opinioni pubbliche distratte e disinteressate; dopo che la politica ha dimenticato l'etica. L'Occidente che si scopre ferito dal terrorismo, riscopre se stesso nella democrazia, fondendo nuovamente le istituzioni con i valori; e più scoppiano gli ordigni, più si rinvigorisce il legame profondo a questa comunità di norme giuridiche e orientamenti culturali, etici e religiosi. Ecco la «democrazia riscoperta», che prima di tutto cresce nelle menti di ognuno, perché è nella libertà la sua radice, e poi si ramifica in istituzioni politiche. L'obiettivo dei terroristi sono proprio inermi cittadini, perché ognuno di essi è parte vitale della democrazia, perché è nelle loro libertà che si realizza la democrazia. Le cariche più devastanti esplodono infatti nelle coscienze, diffondendo fobia sociale. Le ferite più profonde sono quelle inferte all'inconscio collettivo, allo stile di vita, alla tradizione dell'Occidente. L'obiettivo finale resta la paralisi dell'Occidente; e tale esito può essere conseguito soltanto sabotando la democrazia. Per fare questo però, l'arma utilizzata è necessariamente subliminale, puntata sull'inconscio, per colpire l'opinione pubblica e renderla lentamente succube alle richieste dei islamisti. L'attentato di Madrid del 2004 è un esempio magistrale: nell'arco di ventiquattr'ore l'elettorato sotto-choc si è riversato sui socialisti, che ritirano prontamente il loro contingente militare dall'Iraq. Questo terrorismo, primitivo negli strumenti ma così evoluto nelle strategie, non si combatte soltanto con le armi, né capitolando davanti ad ogni ultimatum o attentato. L'arma vincente è quella di cui non disporranno mai i terroristi: la libertà realizzata nella democrazia, l'unica arma per disinnescare le bombe umane.
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Ragionpolitica, periodico on line n.120 del 29/7/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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