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6 marzo 2008
 
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Il dovere di pensare con la propria testa

di Marco Massignan - 29 luglio 2005

Uno dei problemi fondamentali dei nostri tempi è quello di accantonare le questioni teoretiche - quelle che riguardano la verità di ciò che si sta pensando o di cui si sta parlando - sostenendo un preteso "primato della vita" o della prassi. Così si rinuncia a riflettere e ad informarsi, ritenendo che un semplice colpo d'occhio basti a capire come stanno le cose e come va il mondo. Le nostre menti sono talmente assediate da un bombardamento mediatico che finisce con il saturare la nostra voglia di ricerca e curiosità per cui una chiara riflessione su questioni complesse diventa pressoché impossibile: inoltre, la quantità di informazioni è così vasta che, per pigrizia, tendiamo ad un atteggiamento "utilitarista": prendiamo solo l'essenziale, ciò che è più facilmente digeribile, mettendo così in secondo piano la qualità e l'attendibilità di ciò che ci viene propagandato. In realtà, chi non pensa con la propria testa e non cerca personalmente la verità oltre il semplice sentito dire, rischia di farsi guidare nelle proprie scelte dal criterio degli altri, dalle mode dominanti, dai persuasori occulti.

Difatti, chi ha in mano il telecomando culturale e pretende di guidarci non agisce mai per il nostro interesse bensì per il suo. Distogliendo la gente dalla riflessione critica, gli scaltri operatori della comunicazione, gli strateghi della hidden persuasion finiscono per convincerci a pensare e ad agire nel modo che a loro torna utile. Oggi, come sempre, il pericolo per la libertà delle coscienze sta nell'offuscarsi dell'interesse per il vero e nella frettolosa rinuncia ad esigenze di razionalità che siano veramente a misura dell'umana intelligenza. Anche una democrazia senza valori, in fin dei conti, rischia di trasformarsi in un totalitarismo aperto oppure subdolo.

Lo scetticismo di fondo della nostra società, rinunciando alla ricerca del fine ultimo e del senso della vita, si accontenta di certezze esclusivamente soggettive adattabili a mere esigenze pratiche. C'è da chiedersi se questo timore di fondo non derivi da un atteggiamento (nichilista) che non riesce a pensare il mondo se con come rapporto di forze e conflittualità, rinunciando a quelle esigenze verso il trascendente e il mistero che pure traboccano in ognuno di noi e, in tal modo, rischiano di essere menomate da una cultura che tiene in considerazione solo ciò che è direttamente sperimentabile. Al credente pertanto, viene imposto di circoscrivere la propria fede ad un ambito strettamente privato. Eppure, come ci ricorda Giovanni Paolo II, «quando il perché delle cose viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione tocca il suo vertice e si apre alla religiosità. In effetti, la religiosità rappresenta l'espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall'aspirazione profonda dell'uomo alla verità».

Nel processo di delegittimazione delle evidenze di carattere morale - itinerario che da Marx prima e Freud dopo, arriva al suo apice con la Rivoluzione culturale - la coscienza etica dell'uomo si è andata disorientando. Alle norme della retta ragione si è sostituito l'arbitrio, il vitalismo, la pulsionalità. Ne consegue una politica funzionale alla moltiplicazione del consenso ad ogni costo. Si fabbricano gli idoli di turno così come si polverizzano e si susseguono con ritmo impressionante. Il crollo delle certezze morali comporta la fine dell'uomo e della società. Come ha ricordato Benedetto XVI: «si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». Il bene della persona, in ultima analisi, è di essere nella Verità e di "fare" la Verità: non la libertà di seguire le nostre cieche passioni, ma la responsabilità di essere fedeli a noi stessi, anche quando farlo sembra un peso.

! Marco Massignan
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Ragionpolitica, periodico on line n.120 del 29/7/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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