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Campi nel mondo, i Gulagdi Mariacristina Nasi - 29 luglio 2005 «Il primo Stato europeo a istituire un sistema di concentramento di lunga durata fu l'URSS. I campi hitleriani vennero solo in seguito». Bisognerà «aspettare la pubblicazione dell'opera di Solženicyn nel 1974 perché la realtà dei campi di concentramento sovietici penetri a fondo nella coscienza pubblica, diventando un oggetto centrale della riflessione morale e politica occidentale». «I partiti comunisti non hanno mai sviluppato una seria riflessione sui campi, sulla loro funzione e importanza, nonché sul rapporto con la società che li ha generati», adducendo come scusa l'argomento degli «orrori risaputi, ma che appartengono ormai al passato, e che è inutile evocare», o «la presunta inattualità del fenomeno e non pertinenza cronologica nel rievocarlo». Il numero e la natura dei campi muta: «quelli allestiti dal regime sovietico nei primi giorni della rivoluzione non hanno né la stessa funzione né la stessa organizzazione dei campi degli anni Trenta o Quaranta»; "gulag" «è introdotto in via ufficiale nei testi solo a partire dal 1934»; negli anni Settanta «diventerà un vocabolo generico, utilizzato per designare in generale tutti i campi di concentramento e non solo quelli sovietici». Il gulag «è connaturato al potere sovietico, sia perché rompe con le pratiche del regime precedente, lo zarismo, sia perché il sistema dei campi accompagna il potere sovietico sino alla fine». Le prigioni zariste si differenziano dal gulag per: le garanzie che proteggevano un individuo dall'imprigionamento; il numero dei deportati e prigionieri non altissimo; il lavoro richiesto non sempre massacrante. 1917-1922Da luogo d'internamento per prigionieri di guerra, il campo passò ad accogliere oppositori nazionali e nemici di classe, divenendo mezzo universale di terrore; destinato ai nemici potenziali e non a individui che abbiano effettivamente commesso un crimine; non più provvedimento eccezionale legato alla guerra, ma realtà che fa corpo con il regime sovietico. Dagli esordi della rivoluzione sino ai primi anni Venti si procede all'allestimento dei campi, che avviene in modo abbastanza caotico ed empirico: le condizioni di detenzione non sono regolamentate. «Il potere sovietico non esita a prendere in ostaggio donne e bambini di ufficiali zaristi mobilitati nell'Armata Rossa, per assicurarsi una buona resa al fronte». Rispetto al sistema zarista, il potere sovietico stabilisce che i campi «dovranno far fronte alle proprie spese con il lavoro dei detenuti». 1923-1930Lo sviluppo del gulag è ininterrotto: il moltiplicarsi delle detenzioni nei campi indica «una progressione che assumerà una forma mostruosa sotto Stalin, ma che ha già incominciato a delinearsi con Lenin». Il gulag è un'istituzione terrorista di lavoro forzato; scopo del lavoro non è «produrre plusvalore, ma assicurare il mantenimento dei luoghi dove si esercita il terrore»; l'eliminazione fisica «non rientrava fra le funzioni del carcere zarista, mentre diventerà centrale nei campi sovietici». 1930-1953«La situazione cambia con l'adozione di una "variante accelerata" del primo piano quinquennale a metà del 1929 e con la radicale collettivizzazione delle terre dal 1930 al 1932. La crescita dei campi si conforma alle grandi decisioni prese in materia di sviluppo economico»: si aprono nuovi campi «in regioni isolate e inospitali per colonizzarle e sfruttarne le ricchezze naturali»; «la qualità generale della vita, e soprattutto il severo regime delle prigioni, peggiorano». La repressione nell'URSS di Stalin assume varie forme: esecuzioni individuali, massacri collettivi, detenzioni nei campi siberiani, arresti domiciliari nelle "colonie". I campi sono ribattezzati "campi di lavoro correzionale", «senza che si verifichi alcun mutamento nel regime o nelle condizioni di detenzione». «E' questo il periodo di massimo sviluppo dei campi su tutto il territorio sovietico», cui corrisponde un aumento del numero degli arrestati: non si tratta più di rieducare detenuti, «vittime di una società in cui la rivoluzione non è ancora compiuta, ma piuttosto di far lavorare con profitto per il potere sovietico detenuti che rappresentano un potenziale ostacolo allo sviluppo politico-economico dell'URSS». «Nel secondo semestre del 1937 e nel 1938 la funzione punitiva dei luoghi di detenzione diventa la priorità essenziale per i dirigenti del paese». Le condizioni di vita si aggravano a causa della guerra; la mortalità aumenta; «la carenza di manodopera spinge l'intero sistema economico sovietico verso la catastrofe»; la morte di Stalin induce ad una riorganizzazione radicale. Periodo post-stalinianoL'amnistia decretata da Berija il 27 marzo 1953 costituisce una tappa fondamentale: «si abbandona un insieme di obiettivi economici troppo ambiziosi», riportando il sistema dei campi ai primi anni della sua esistenza; «la politica di eliminazione è stata abbandonata poiché i campi rischiavano di svuotarsi del tutto». «Dal 1956, il termine "campo" scompare dai testi ufficiali sovietici, sostituito da "colonia" e poi da "stabilimento"». «Nell'era di Brežnev i campi hanno comunque continuato a esistere, non svolgendo più la duplice funzione del gulag originale: sistema di repressione politica generalizzata e lavoro forzato di massa», bensì una funzione penitenziaria, «cui si aggiunge un ruolo politico repressivo che non concerne più la massa della popolazione, ma una ristretta fetta di dissidenti e di sospetti "nazionalisti"». «Nel 1970 entra in vigore un nuovo codice di "lavoro correttivo"»; «si verificano ancora casi di detenzione per motivi politici» sino alla perestrojka di Gorbačëv, «in seguito alla quale si liberano gli ultimi oppositori». La questione del numero dei prigionieri nel gulag non è ancora risolta, visto che «la polizia politica diminuiva sistematicamente il numero dei detenuti per evitare fastidi derivanti da scarsa produttività» e «la falsificazione delle statistiche sovietiche era prassi normale». «Fino al 1956 circa la metà dei casi era trattata da organi extragiudiziari», che emettevano la sentenza in assenza dell'accusato. I processi, quando esistono, sono delle farse: «la tecnica dell'inchiesta e dell'istruttoria giudiziaria in Russia si fonda sul principio della confessione e del pentimento dell'accusato. La confessione stessa diventa prova assoluta del delitto». «Nella maggior parte dei casi, i processi si svolgono a porte chiuse, senza che sia comunicato il testo delle sentenza». «Fino al 1935 non è ufficialmente prevista la detenzione per chi ha meno di diciassette anni, ma il limite è abbassato a dodici nel 1935. Nasceranno così delle "colonie di lavoro correzionale per bambini". Tuttavia, a causa della mancanza di spazio, molti minori si ritrovano nei campi per adulti». L'assenza d'igiene, l'eccessiva quantità di lavoro e la mancanza di cibo sono «un modo per sottomettere il prigioniero, per tenerlo in balia della direzione del campo» e spezzarne la resistenza. Chi viene liberato è condannato alla solitudine e all'emarginazione sociale». In teoria i campi sovietici «mirano a "rieducare" i detenuti», in pratica conducono alla morte. «Come al tempo degli zar, per ciascun fuggitivo catturato veniva corrisposto un premio. Tuttavia, se a quell'epoca l'evaso doveva essere vivo, quando prendono il potere i comunisti il fatto che sia vivo o morto perde qualsiasi importanza». I campi sono «in primo luogo organismi di punizione penale, sociale e politica», «il loro ruolo economico è comunque considerevole, dato che consentono lo svolgimento di lavori umilianti e particolarmente faticosi». «Nel sistema staliniano la funzione economica del campo è fondamentale»: «il gulag non è solo un'istituzione penitenziaria, ma anche un'impresa industriale e commerciale», che «esegue tutte le opere previste dal piano nazionale e diversi lavori pubblici». «La rimunerazione stabilita dai contratti si basa sui normali prezzi della manodopera, come se si trattasse di un'impresa che utilizza lavoratori liberi. Siccome le spese per il lavoro dei prigionieri sono molto basse, l'eccedenza serve a mantenere l'immenso e costoso apparato di controllo, nonché tutti i prigionieri che, per un qualsiasi motivo, non siano momentaneamente impegnati nel lavoro». «Il gulag ebbe una funzione notevole anche nella russificazione e nella sovietizzazione del paese, poiché fu messo in atto un massiccio programma di mescolanza di etnie». «Alla fine degli anni Venti si è affermata la dimensione fondamentale di utilizzazione del lavoro dei detenuti»: «anche l'aumento del loro numero è previsto dal piano quinquennale». «Le condizioni di lavoro, per quanto apparentemente dettate dalla ricerca della massima produttività, in realtà sono tali da far pensare che la funzione fondamentale sia l'eliminazione dei detenuti». «Non si può paragonare il lavoro nei campi a quello degli schiavi, perché il proprietario di schiavi non li usava in modo così sconsiderato. Inoltre, li comprava, mentre il potere sovietico li ruba». «Se ci si attiene ai fatti - l'assenza o la debolezza della produttività - più che all'intenzione recondita manifestata dalle dichiarazioni, dalle istituzioni e dai regolamenti, la funzione economica è secondaria»: «l'utilizzo dei detenuti per fini economici è collegato alla repressione e persino all'eliminazione istituzionale. I campi mirano a terrorizzare, e non solo le vittime inviate al campo, ma l'insieme della popolazione». «La "rieducazione" va bene per la buona coscienza dei carnefici e per l'ingenuità degli intellettuali di sinistra occidentali». «Il campo sovietico, come il suo equivalente nazista, è uno spazio criminalizzato».
Le informazioni sono tratte da Il secolo dei campi - Detenzione, concentramento e sterminio: 1900-2000, di Joël Kotek e Pierre Rigoulot, Mondadori, 2001. |
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Ragionpolitica, periodico on line n.120 del 29/7/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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