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Mettiamoci una crocedi Giovanni Vagnone - 18 agosto 2005 StoriaEra il 22 agosto 1864 quando, a Ginevra, la prima delle quattro convenzioni omonime venne adottata dai rappresentanti di 12 governi, tra cui anche gli Stati Uniti, unica potenza extra-europea. Il tema era il trattamento delle vittime delle battaglie, e l'istituzione della Croce Rossa Internazionale. Seguirono altre tre convenzioni: la seconda nel 1906 per estendere i diritti delle vittime anche alle battaglie condotte per mare; la terza nel 1929 per il trattamento dei prigionieri di guerra; la quarta, nel 1949 per il trattamento dei civili durante i conflitti. Artefice e principale promotore sia della prima Convenzione di Ginevra sia della nascita della Croce Rossa fu Jean Henri Dunant (1828-1910) che, dopo aver testimoniato l'orrore sui campi della sanguinosa battaglia di Solforino del 24 giugno 1859 tra gli eserciti franco-piemontese ed austriaco, che portò a quattromila morti e altrettanti feriti, decise che doveva istituirsi un soggetto super partes che potesse intervenire in questi casi; ricevette per questo il primo premio Nobel per la pace della storia, nel 1901. Da allora la Croce Rossa è divenuta un simbolo potente ed universalmente riconosciuto, tanto che nella Convenzione di Ginevra si stabiliva anche la responsabilità dei Paesi firmatari a prevenire l'uso non autorizzato del nome e dell'emblema, sia in tempo di guerra che in tempo di pace. La stessa Convenzione prevedeva che tale emblema fosse una croce: non per ragioni religiose, ma per il semplice artificio di invertire i colori della bandiera Svizzera, Paese in cui venne raggiunto l'accordo e da sempre noto per la sua imparzialità e neutralità. Tale croce poteva essere usata per strutture per la cura di feriti e malati dei membri delle forze armate, per l'equipaggiamento del personale medico delle forze armate, per personale sanitario e religioso al seguito delle forze armate, per gruppi particolari quali il Comitato Internazionale della Croce Rossa, la Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, e le Società Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Infatti, la storia del soggetto internazionale è legata a quella del simbolo, tanto che ormai la croce, con colori differenti, è un chiaro modo di identificare pronto soccorso, unità paramediche e addirittura veterinari. Ma la storia del simbolo non è lineare: anche l'impero ottomano sottoscrisse all'epoca la Convenzione, ma pose una condizione, ovvero la possibilità di adottare come emblema una mezzaluna rossa, invece della croce, troppo cristiana per chi fosse di religione differente. Qui ci fu un primo fraintendimento delle intenzioni del fondatore Dunant, in quanto la Croce di Ginevra non era neppure paragonabile a quella di San Giorgio (quella della bandiera dell'Inghilterra per intenderci) perché volutamente non raggiungeva i bordi della bandiera, ma doveva essere il simbolo unico ed universale per proteggere veicoli, edifici e sanitari dagli attacchi militari. Il risultato dell'opposizione delle nazioni musulmane fu l'introduzione di un secondo simbolo: la Mezzaluna Rossa. Sull'onda della polemica, la Persia (attuale Iran) fece in modo di poter avere il Leone e Sole Rossi (simboli della Persia) come simboli protettivi, finché in un secondo tempo lo stesso Iran, riservandosi la possibilità di riesumare il Leone ed il Sole a piacimento, non adottò anch'esso la mezzaluna. Ad onor di cronaca c'è un'ulteriore simbolo, richiesto da Israele a seguito dell'introduzione della Mezzaluna e di quant'altro, ma come sempre la comunità internazionale ha usato due pesi e due misure. La Stella di David Rossa esiste in Israele, ma non è riconosciuta dalle leggi umanitarie internazionali. La motivazione addotta dal movimento della Croce Rossa nel rigettare la richiesta dello stato ebraico è stata quella che di sarebbe dovuta adottare anche per negare la Mezzaluna Rossa: ovvero che se fossero concessi nuovi simboli ed emblemi per ogni gruppo religioso e culturale, allora l'unicità e la perfetta riconoscibilità dello stesso andrebbe a farsi benedire. AttualitàOggi, dopo aver operato in mezzo a guerre mondiali, conflitti di ogni natura, cataclismi e catastrofi naturali, la Croce Rossa Internazionale vanta 181 società che la compongono. Ma da parecchi anni è in corso un acceso dibattito diplomatico sulle connotazioni religiose ed ideologiche della Croce che è stata una creazione del nostro Occidente, patria dei diritti e della giustizia, che oggi viene lentamente allontanata dalla sua natura iniziale. Lo sviluppo di una nuova bandiera è ormai a buon punto, parrebbe, e si indirizza verso un Cristallo Rosso, su sfondo bianco. Insomma un rombo regolare e anonimo, che lasci anche la sigla invariata (CRI) e sia più politicamente corretto. A questo punto nascono due ordini di discorsi da fare, che tra l'altro sono anche in generale le correnti del dibattito diplomatico interno alla CRI. Purtroppo, ad ottobre, si discuterà a Ginevra l'emendamento con cui si adotterà il nuovo emblema e lo si comunicherà agli stati sottoscrittori. Il primo discorso riguarda la globalizzazione nel suo più deleterio aspetto, che stranamente ha colpito l'Occidente con una violenza mostruosa ed ha favorito i cosiddetti Paesi del Terzo Mondo nel conquistare la cultura e l'intelligenza della nostra civiltà, la prima e più trainante tra tutte quelle che possono essere definite come tali. Già inizialmente, l'Islam non era riuscito ad andare oltre la propria ristrettezza di vedute nell'adottare una bandiera svizzera a tinte invertite; oggi siamo noi stessi che ci sentiamo in imbarazzo ad utilizzare un simbolo simile a quello della religione che ci ha reso ciò che siamo, che ci ha dato diritti umani e superiorità di coscienza. E quindi rinneghiamo un simbolo, lasciandola vinta a chi, tra l'altro, per primo ha iniziato a non curarsene più: l'Islam che muove guerra all'occidente, oggi, non solo non si cura della prima Convenzione di Ginevra, ma liberatosi dall'impaccio di una sovranità nazionale, è libero di prendersi ogni libertà contro civili, donne, bambini. In loro onore, in loro favore, noi togliamo la Croce, ma potremmo a questo punto sostituirla con una stella, così la Mezzaluna e la Stella Rosse potrebbero forse compiacere di più i nostri "interlocutori" così arrabbiati. In effetti, è da quando Israele non ha ricevuto l'autorizzazione ad utilizzare la sua Stella di David che si è giunto ad un controsenso, in quanto solo l'Islam poteva utilizzare un vero simbolo religioso, e nessun altro. Ma qui giungiamo al secondo aspetto, quello espresso dal dott. Massimo Barra, riguardante l'importanza di un emblema non solo indicativo, ma protettivo. Nelle zone di ostilità, dove è fatto divieto l'attacco agli operatori che lavorano sotto il simbolo della CRI, l'arroganza e l'ostilità delle nuove zone di guerra sono controproducenti e la CRI deve mirare prevalentemente agli obiettivi che si pone, non curandosi delle questioni formali. Un discorso plausibile, forse; ma resta l'amarezza per una creazione europea di 141 anni che, come il resto di tutto ciò che da noi è politicamente corretto, cala le braghe di fronte a chi la fraintende e dà più diritti all'opinione altrui che alla nostra. Togliamo i crocefissi dalle aule di scuola. Fra un po' sarà l'ora delle nostre tombe: non ci dovranno essere croci per non offendere i musulmani, dobbiamo farci l'abitudine, ma in fondo, un rombo, che differenza fa?
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Ragionpolitica, periodico on line n.123 del 18/8/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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