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Le ragioni di Pera, i torti del «politicamente corretto»di Stefano Doroni - 25 agosto 2005 Il Presidente del Senato, Marcello Pera, è intervenuto al meeting di CL, a Rimini, il 21 agosto scorso; e, come spesso accade ormai da tempo, il suo coraggio lo consegna alle calunnie e agli strali della sinistra invelenita dalla forza della verità. Ma che ha detto quest'uomo da essere degno di tanta riprovazione da parte del solito stuolo di intellettuali politicamente corretti? Ha semplicemente indicato quali dovrebbero essere i valori, i principi, le ricchezze culturali e umane che l'Occidente, e in particolare l'Europa, stanno dimenticando o - peggio ancora - svendendo sulla bancarella di un pacifismo ideologico e di un relativismo colpevole e pusillanime. Le ragioni di Pera, che parla in difesa di un'intera civiltà stretta nell'assedio soffocante del jihadismo islamico e del collaborazionismo catto-comun-pacifista, corrispondono perciò ai torti di un Occidente che ha imparato a odiare se stesso e si avvia a consegnarsi nelle mani di chi lo vuole spegnere come civiltà e come complesso di riferimenti culturali e spirituali. Il cuore del lungo, intenso discorso del Presidente del Senato è tutto in poche parole che suonano come un monito: «Mentre come entità economico-istituzionale l'Occidente si espande, come entità etico-spirituale si contrae. [...] In questa scissione tra progresso materiale e crescita spirituale, risiede precisamente la crisi dell'Occidente». Tutto l'intervento al meeting di Rimini era teso a dimostrare, e con successo, questa tesi; che tra l'altro si impone nei fatti, sta sotto gli occhi di tutti - beninteso di quelli che sono disposti ad accorgersene. Quella di oggi è l'Europa figlia del pacifismo di Monaco, quella che soggiace alla dittatura culturale dell'intellighenzia relativista e nichilista, figlia orfana dei pericolosi sogni marxisti, magari stemperati nell'acqua tiepida di un improbabile cristianesimo sociale. È l'Europa che si attacca alla veste papale di Wojtyla quando lo si può incartare nella bandiera arcobaleno, ma che bolla d'infamia la Chiesa quando la parola del Magistero diventa scomoda, magari in materia di difesa della vita (si ricordi in proposito il fallito referendum sulla fecondazione assistita) o di diritti degli omosessuali (si ripensi all'infamia toccata al coraggio di Rocco Buttiglione, vilipeso dall'ipocrisia laicista dell'Europa che non riconosce le sue radici cristiane ma considera i gay più normali degli altri). È l'Europa, e in particolare l'Italia, del multiculturalismo, in nome del quale tutte le culture e le civiltà dovranno essere considerate di pari dignità, col risultato di non potersi più riconoscere in nessuna vera identità. Questo, in sostanza, porta a non aver più principi e valori da difendere, per i quali valga la pena di lottare, e perfino morire se serve; la giovane America ha conservato la dignità e il coraggio di difendere la propria identità e quella dell'Occidente intero, la vecchia Europa invece strizza l'occhio a chi la vuole invadere e trasformare in una provincia depurata dalla libertà. Considerando questi ed altri temi simili Marcello Pera sprona l'Occidente stanco a ritrovare, ed usare, la forza per difendersi: la guerra che è stata dichiarata dalla furia islamica e dall'odio classista dei relitti della storia (magari appollaiati su cattedre universitarie conquistate grazie a mercimoni politici, o accomodati in redazioni di giornali che corteggiano e fomentano la cultura guerraiola dell'antiamericanismo) è mondiale e va combattuta. Non è in gioco un fantomatico prestigio, e nemmeno fantastiche ricchezze (checché ne pensino le anime belle che preferiscono Bin Laden a Bush), ma la sopravvivenza di un'intera civiltà, con i suoi schemi di vita e di pensiero. Le reazioni dei sedicenti «progressisti» al discorso di Pera sono deliranti. Pecoraro Scanio vuole le dimissioni del Presidente, naturalmente solo perché ha avuto il coraggio della verità, che non abita nei pensieri e nella malafede del ringhioso comunista in salsa verde. Più raffinato il diessino Angius, che non dimentica l'astio che c'è nella sua cultura marxista ma sa usare parole dall'aspetto più diplomatico anche se non meno velenoso: nel discorso di Pera ci sarebbe «il fallimento del patrimonio culturale di Forza Italia e della destra italiana». Il noto professorino del nulla, alias Daniele Capezzone, definisce Pera un «crociato». E aggiunge: «Meriterebbe di ricevere in dono un cavallo a dondolo e uno scolapasta da calare in testa a mo' di elmetto». Occasioni perdute per tacere e conservare un minimo senso della realtà. Le parole di Pera a Rimini risuonavano in una platea entusiasta, consapevole del peso morale e dell'appello civile che esse rappresentano, ma all'esterno c'è un mondo politico e ideologico che odia i valori della civiltà nella quale è cresciuto e dai quali l'hanno distolto gli eccessi nichilisti dell'illuminismo e dell'utopia marxista. Il nemico esterno è l'islam jihadista, assassino, formato agli appelli guerreschi di una religione che predica la sopraffazione al posto di una proposta di salvezza. Quello interno, ancora più subdolo e velenoso, è fatto di bandiere arcobaleno, di preti bolscevichi che predicano un Cristo da barricata affumicato dal sigaro del Che Guevara, di intellettuali che pontificano sapendo di tradire migliaia di anni di storia, di giornalisti usi a giustificare le gesta indegne di chi ci ammazza. Un mondo sorretto dal progetto di cancellare le strutture di una civiltà che, con la sua sopravvivenza e la sua prosperità, sconfessa le ragioni di quell'ideologia di cui la sinistra è rimasta orfana, ma della quale non riesce ancora a fare a meno per rapportarsi alla storia. Le ragioni di Pera volano troppo alte perché il popolo politicamente corretto le possa comprendere nella loro gravità e nella loro urgenza.
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Ragionpolitica, periodico on line n.124 del 25/8/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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