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Campi nel mondo, i Lagerdi Mariacristina Nasi - 25 agosto 2005 1933-1939: periodo nazionalePriorità dei nazisti, una volta saliti al potere, è mettere a tacere l'opposizione; i campi, allestiti perlopiù nell'emergenza e nella precipitazione sorgono un po' ovunque nel Paese. La macchina si mette in moto a partire dal 1933, funziona a pieno ritmo nel periodo centrale del regime, modifica la sua funzione dopo il 1939. Nella prima tappa lo scopo dei campi è concentrare gli oppositori, soprattutto tedeschi, «per allontanarli dalla comunità nazionale e impedire loro di nuocere». Nella seconda tappa(1940-1945), la situazione muta per la concomitanza di due fattori: il protrarsi della guerra, cui i nazisti non erano preparati, che li spinge «da una parte a introdurre il lavoro produttivo nel sistema concentrazionario, dall'altra a respingere qualsiasi liberazione» ed il massiccio ingresso di non tedeschi nei campi. 1933-1934: primi campiRisalgono al febbraio 1933, a meno di un mese dall'insediamento di Hitler nella Cancelleria. Non potendo rinchiudere gli oppositori in prigione, poiché, «pur essendo considerati potenzialmente pericolosi, non hanno subito alcuna condanna», si escogita la soluzione dei campi. Colui che ne è considerato l'inventore, Göring, vuole «porre fine al regime di terrore disordinato per favorire un terrore statale, pianificato e centralizzato». Dal canto suo, Himmler vuole intensificare il sistema concentrazionario, ma per scopi diversi da quelli strettamente politici e polizieschi che gli sono stati assegnati sino a quel momento. Alla fine saranno le sue idee a prevalere. Tra il 29 e il 30 giugno 1934, Himmler dà inizio allo Stato SS, mirante ad «organizzare una burocrazia centrale e specifica per il sistema dei Konzentrationszenter (KZ) e creare all'interno delle SS sezioni specializzate nella sorveglianza dei campi», le "formazioni testa di morto". Hitler sa che la guerra è inevitabile e intuisce il vantaggio di campi rigorosamente organizzati. 1935: svolta totalitariaIl concetto di detenzione preventiva conosce una lenta evoluzione, giungendo a punire qualsiasi tendenza a turbare l'ordine e la sicurezza interni (decreto del 12 aprile 1934). La scelta delle località dove allestire nuovi KZ avviene secondo un piano preciso: luoghi protetti, isolati, ma vicini a città importanti, distanti dal mondo esterno, ma in grado di offrire alle SS le attrattive cittadine. Tra il 1934 e il 1936, «in seguito al consolidarsi del sistema, l'amministrazione dei campi diventa sempre più formale e le condizioni di detenzione si uniformano». Non più strumento di terrore politico, bensì sociale, il campo diventerà «l'agente privilegiato della violenza totalitaria», a cui le SS ricorrono per sottrarre alla comunità nazionale ogni individuo «considerato inutile, corruttore, dannoso o superfluo». Il campo non è più un ripiego alla prigione, ma un mezzo per disporre di una manodopera docile e gratuita; i prigionieri politici costituiscono la minoranza dei detenuti, mentre la categoria degli asociali, in piena guerra, rappresenta circa i due terzi dei prigionieri tedeschi non ebrei. 1938: verso l'internazionalizzazioneI campi sono stati concepiti per rinchiudervi dei tedeschi. Fino al 1937 i nazisti si servivano del lavoro «per rendere più disumane le condizioni di vita dei detenuti, ai quali assegnavano compiti duri e massacranti». Il lavoro è subordinato all'obiettivo primario del campo: punire. Dal 1937 Himmler concilia la missione pedagogica del sistema concentrazionario con un'esigenza di ordine economico: sfruttare la manodopera. Durante il periodo nazionale, il campo è uno degli strumenti per «conformare all'ideologia nazista sia lo Stato sia la società»; non ci si prefigge di eliminare, quanto di isolare individui «appartenenti a gruppi indesiderabili e/o devianti». Nei primi anni del nazismo, le autorità miravano a reinserire quante più anime tedesche possibili; prima del 1939, la parola d'ordine è "recupero" e non "sterminio". Alla vigilia della guerra, la struttura concentrazionaria è una realtà in piena attività, ove le SS fanno regnare ordine e terrore. 1939-1945: internazionalizzazioneAll'indomani dello scoppio conflitto, la funzione dei campi - correggere, tramite il terrore, prigionieri perlopiù tedeschi - muta. Il numero dei detenuti aumenta, si allestiscono campi supplementari. Il processo di internazionalizzazione, conseguenza dell'espansione nazista, modificherà sia la natura che il funzionamento dei campi: da un lato, rafforzerà l'aspetto burocratico e accentuerà il carattere mortifero dei campi, come rivela l'installazione di forni crematori; dall'altro, provocherà un mutamento nella struttura sociale dei campi. La decisione di sterminare il popolo ebraico risale all'autunno 1941. Poiché il sistema è redditizio, i campi aumentano, nonostante la sempre più debole opposizione al regime. 1942: sterminio mediante lavoroIl fallimento della campagna di Russia e la prospettiva di una guerra totale produrranno mutamenti sia nell'organizzazione del lavoro forzato, sia nella struttura concentrazionaria. Poiché il mercato del lavoro è in crisi, si cerca di trarre il massimo profitto dalla manodopera dei campi, che appare come una delle ultime riserve mobilitabili. Chiamate ad adattare la realtà concentrazionaria a questa nuova esigenza economica, le SS devono sfruttare «con tutti i mezzi possibili e fino all'estremo il potenziale lavorativo dei detenuti», eliminando gli ostacoli alla produttività. L'internamento per ragioni di sicurezza, educazione o prevenzione non esiste più; i detenuti sono affittati alle industrie tedesche; vicino a fabbriche, miniere o cave che lo richiedono, vengono collocati dei campi annessi. Le condizioni di vita migliorano per chi è costretto a lavorare, nonostante il regime continui ad essere severo. Se, fino al 1943, eliminare i nemici della Germania per ragioni politiche prevaleva sulle esigenze economiche, dopo il 1943 la situazione muta: perfino gli ebrei, all'inizio del 1942, entrano nel progetto di sterminio mediante il lavoro. 1944Dopo lo sbarco in Normandia, l'avanzata degli alleati e i bombardamenti continui provocano la rapida disgregazione del sistema concentrazionario. Nel gennaio 1945 la sua decomposizione è ormai chiara: il personale di guardia diminuisce, il morale cede, la disciplina si allenta; la fame e le epidemie completano l'opera, il tasso di mortalità raggiunge livelli elevati. Nonostante il crollo e la disorganizzazione, il sistema non rinuncia ai detenuti e, in breve, i campi si intasano. 1941-1944: centri di sterminioCaduto il nazismo, un unico termine, "campo di concentramento", ha indicato sia luoghi ove i detenuti sono rinchiusi, in attesa di essere reintegrati nella comunità nazionale, sia uccisi, a causa degli stenti e del lavoro estenuante, sia sterminati non appena giunti a destinazione. Responsabile della diffusione di tale "uso improprio del concetto onnicomprensivo" di campo, visto come insieme omogeneo e generico, è stato il processo di Norimberga. Secondo questa visione, il genocidio sarebbe, da un lato, uno tra i tanti eventi della storia concentrazionaria; dall'altro, un fenomeno cui viene sottratta la sua specificità autenticamente ebraica. Quando si considera la questione della Shoah, è la nozione stessa di campo che occorre abbandonare, giacché fuori luogo e inefficace, oltre che controsenso storico, poiché furono gli stessi nazisti a distinguere tra Konzentrationslager, campo di concentramento, ed SS Sonderkommando, kommando speciale della polizia e delle SS, la cui funzione non è più quella di «isolare e parcheggiare esseri umani più o meno maltrattati», bensì di «sterminarvi con metodo e sistematicità tutti gli ebrei che vi saranno destinati». Quindi, la Shoah «si svolge al di fuori del sistema concentrazionario nazista». I centri destinati allo sterminio sistematico delle popolazioni ebraiche sono scelti per il loro isolamento, nonché per la vicinanza a importanti nodi ferroviari. Alla fine di novembre 1944, in seguito alla pubblicazione sui giornali anglosassoni di un rapporto sullo sterminio degli ebrei ad Auschwitz-Birkenau, Himmler ordinò di distruggere i crematori in attività. L'operazione di smantellamento cominciò tra la fine di dicembre 1944 e l'inizio di gennaio 1945, ma fu interrotta all'avanzata dell'esercito sovietico. Non si possono paragonare campi e centri di sterminio: nei primi, le possibilità di sopravvivere sono reali; nei secondi nulle. Qui uomini, donne e bambini sono stati «braccati, raggruppati ed eliminati, sistematicamente, indistintamente e completamente»; «nessun indottrinamento né tentativi di rieducazione, ma sempre e solo sradicamento».
Le informazioni sono tratte da Il secolo dei campi - Detenzione, concentramento e sterminio: 1900-2000, di Joël Kotek e Pierre Rigoulot, Mondadori, 2001. |
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Ragionpolitica, periodico on line n.124 del 25/8/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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