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numero 280
6 marzo 2008
 
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Promemoria sui problemi dell'energia

di Leonardo Libero - 25 agosto 2005

E' ormai chiaro che l'evento di maggior rilievo sulla scena mondiale sia il rincaro del petrolio, arrivato oltre i 65 dollari il barile, mentre nel luglio 2004 era a 40 dollari e nel 2001 era a 20. Una crescita che preoccupa economie ben più robuste di quella italiana; la quale è oltretutto la più estero-dipendente per l'energia fra quelle degli altri paesi industriali. Sempre più credito acquista l'ipotesi di una tendenza irreversibile all'aumento, perché legata al «picco del petrolio»; cioè alla prossima o avvenuta estrazione, a costi accettabili, della metà di quello disponibile nel mondo. Per cui la sua disponibilità potrà in seguito solo diminuire e il prezzo solo aumentare. Lo avevano previsto diversi anni fà alcune «cassandre» (n.b. quella vera aveva ragione) e sarebbe avvenuto, oggi sostengono, anche senza i boom economici di Cina e India, che lo hanno solo accelerato. Minima invece, secondo le dette cassandre, la spinta agli aumenti dovuta al terrorismo e alle varie altre tensioni internazionali.

Il ricorso al carbone per la produzione di elettricità, deciso dai vertici dell'Enel, può essere al più un ripiego temporaneo. A parte il suo forte potere inquinante, e gli extracosti perciò necessari a renderne l'uso il più possibile «pulito», il carbone sta infatti rincarando anch'esso; perché il mercato dell'energia è a vasi comunicanti e perché nemmeno il carbone è illimitato; oltre ad essere, per noi, una merce da importare. A conferma di tutto ciò, è triplicato, in 5 anni, anche il prezzo dell'uranio, anch'esso bene non illimitato, anch'esso per noi da importare e per il quale sono sempre più insistenti le voci di un imminente «picco» di estrazione.

E' tuttavia indispensabile e urgente diversificare le fonti. E sarebbe ora che l'Italia cominciasse col prendere in considerazione, sul serio, quella di cui è naturalmente ricca, il sole. E' dimostrato che ne potrebbe ricavare una quota significativa del suo fabbisogno energetico. I limiti a 300 Mwp di potenza installata al 2015, e di 100 MWp nell'immediato, imposti dal pur meritorio decreto Scajola dello scorso 29 luglio sul fotovoltaico, per esempio, faranno ridere di noi per l'ennesima volta gli esperti stranieri del settore. Perché in Germania sono stati installati 360 MWp di fotovoltaico nel solo 2004; e perché ad esempio in Grecia e in Austria ci sono oltre 200 metri quadri di collettori elio-termici (per acqua calda) ogni 1.000 abitanti, mentre in Italia ce ne sono soltanto 8.

Vent'anni di ostruzionismo (documentabile) dell'Enel e di indifferenza dell'ENEA hanno causato al Paese del Sole un ritardo enorme nello studio e nell'uso di quel vero e proprio «dono di Dio». Al punto che un signor Nessuno come me, semplice autodidatta della materia, vi è considerato un esperto (in terra coecorum monoculus rex).E' a quel titolo che sono stato invitato a far parte sia di "Galileo 2001, Associazione per la libertà e la dignità della Scienza" sia della sezione italiana di ASPO, associazione che studia il «picco del petrolio», e che ha quindi a cuore anche l'uso razionale dell'energia e le fonti rinnovabili. Le persone che si interessano attivamente a questi temi sono politicamente, in maggioranza, di sinistra; in conseguenza anche del fatto che, salvo rare eccezioni, il centro-destra quei temi li ha sempre colpevolmente ignorati. Ma è anche un fatto che il raggiro delle fonti «assimilate Cip6"» (inquinanti, ma sovvenzionate coi soldi fatti pagare ai cittadini col pretesto del sostegno alle rinnovabili) è stato ordito sotto un governo di centro-sinistra (1992-Amato), è stato pubblicamente denunciato da un deputato Udc (2003-Tabacci) ed è stato finalmente bloccato da un ministro forzista (2005-Scajola).

Perciò credo che la CdL farebbe un'abile mossa politica - e soprattutto il bene del Paese - assumendo il problema energia, e in particolare il risparmio energetico e le fonti rinnovabili, fra i «temi guida» della prossima campagna elettorale; senza limitarsi ovviamente alle parole. E poiché uno dei motivi di disaffezione di troppi suoi elettori è il mancato taglio delle unghie a certi potentati che le hanno troppo lunghe, come farmaceutici, banche, assicurazioni, autostrade e petrolieri, dovrebbe iniziare da questi ultimi, che della aberrazione Cip6 sono i maggiori beneficiari e che davvero non hanno bisogno di sovvenzioni, con le quotazioni che corrono.

Già a settembre il governo dovrebbe perciò dichiarare non più tollerabile che i cittadini italiani siano truffati dallo stato; e rescindere da subito, senza attenderne la scadenza, le convenzioni Cip6 per fonti «assimilate», che di quella truffa sono lo strumento. Non sarà facile, considerato che i petrolieri sono presenti ai vertici di Confindustria con due esponenti del calibro di Moratti e Garrone; ma ben di rado le decisioni sagge sono anche facili (Sharon insegni). Analogamente, anzichè ridurre le accise sui carburanti come viene ventilato (cioè anziché attenuare una remora al mantenimento degli attuali consumi, che invece andrebbero ridotti), lo stato dovrebbe devolverne almeno una parte per sostenere lo sviluppo e l'uso di veicoli a basso consumo e «ad emissioni zero», ossia elettrici. E ciò malgrado il presidente di Confindustria sia anche presidente della Fiat, la quale, come quasi tutte le grandi Case automobilistiche, ha sempre osteggiato, nei fatti, quel genere di veicoli. Ne risulterebbe un gettito complessivo annuo fra 3,0 e 3,5 miliardi di euro; adeguato a finanziare un programma pluriennale che ponga rimedio, gradualmente ma decisamente, ai problemi di energia e a quelli, connessi, di traffico che sono stati lasciati maturare (marcire) in Italia dai governi degli ultimi trent'anni. Chiedo la Luna? Chi nel 1992 organizzò il raggiro Cip6 pensò «in grande» (60.000 miliardi di Li-re!) nel male. Non vedo perchè non si possa pensare «in grande» nel bene; e credo anzi che lo si debba, ai turlupinati contribuenti italiani.

Considerazioni su tre temi di cui molto si parla; talvolta a vanvera

Il nucleare - Ha poco senso esservi visceralmente contrari, come sono molti sostenitori delle fonti rinnovabili, considerato che esso è presente, anche in forze, in paesi che nelle rinnovabili sono all'avanguardia come Germania, Giappone, USA, Svizzera e altri. D'altra parte, a me esso farebbe francamente paura in un paese in cui di troppe tragedie (tipo Moby Prince e Ustica, per citarne solo due) non si sono mai scoperti i motivi nè i responsabili, in cui i treni deragliano tanto spesso, nei cui aeroporti (Linate) i radar che ci dovrebbero essere non ci sono. Comunque le esortazioni a «ripensare al nucleare» di alcuni politici mi sembrano velleitarie, visto che in Italia è difficilissimo, e se va bene richiede anni, decidere la collocazione di un inceneritore: figurarsi quelle di una centrale nucleare e del relativo deposito scorie. Si aggiungano il temuto «picco» dell'uranio (il cui diagramma di rincaro rimane significativamente parallelo a quello del petrolio) e il fatto che il nucleare deve essere «centralizzato», mentre i maggiori esperti mondiali, per diversi e importanti motivi, raccomandano da tempo la «generazione elettrica distribuita» (disseminata quanto possibile sul territorio). Il nucleare «italiano all'estero», infine, aggiunge all'inconveniente della centralizzazione l'aumento, se non altro tecnico e logistico, della nostra estero-dipendenza energetica e le «perdite da trasporto» ad essa conseguenti.

L'idrogeno - Va chiarito una volta per tutte che non è una «fonte» di energia perché non esiste libero in natura e richiede anzi, per estrarlo dai suoi composti, di consumarne più di quanta ne potrà «restituire». Questo il motivo per cui la sua utilità è negata o almeno messa in dubbio da una parte del mondo scientifico. I suoi sostenitori lo considerano invece il miglior possibile «contenitore» di energia; e con esso si propongono di risolvere il problema principale che impedisce di utilizzare su larga scala certe fonti rinnovabili, abbondanti ma discontinue, come la fotovoltaica e l'eolica: il problema appunto della conservazione dell'energia nelle ore, o perfino nelle stagioni, in cui quelle fonti non ne producono o non abbastanza. Le tecnologie adatte allo scopo esistono già, essi dicono, anche se sono ancora troppo costose. Gli oppositori dell'idrogeno propongono invece di utilizzare a quello scopo - quanto meno inizialmente - altri sistemi di accumulo, come le batterie elettrochimi-che; che esistono e funzionano da oltre 160 anni. E' possibile che la soluzione più saggia sia (sarà) una combinazione di diversi sistemi di accumulo. Per esempio, le batterie per piccoli generatori e l'idrogeno per i grandi impianti.

L'eolico - Un amico dell'ASPO, che considero uno dei maggiori esperti in materia di energia, ritiene che il gioco dell'eolico convenzionale (torri alte 60-100 metri o più) non valga, nella relativa scarsità di vento che ha l'Italia, la candela del danno paesaggistico conseguente. Egli ha calcolato che per risparmiare appena il 5% del nostro consumo di petrolio, e rispettare solo 1/3 degli impegni di Kyoto (°), occorrerebbero 20.000 torri che, messe alla necessaria distanza di almeno 300 metri l'una dall'altra, formerebbero una fila lunga 6.000 km (la catena degli Appennini, dalla Liguria alla Calabria, è lunga 1.200 km). Ben diverso il caso del «Kite Wind Generator»: un tipo di generatore eolico 80 volte più efficiente di quelli convenzionali; che occupando lo stesso spazio di una centrale nucleare, ma a una minima frazione del costo, eroga la stessa potenza. E' stato inventato, e progettato in sei anni di lavoro, da un esperto piemontese in automazione, Massimo Ippolito (non parente di Felice Ippolito, uno dei «padri» del nucleare italiano: si vede che c'è un destino nei cognomi). La Regione Piemonte - oggi amministrata dal centro-sinistra - e il Politecnico di Torino si sono proposti di co-finanziare (insieme a soggetti privati) la realizzazione del prototipo. Spero che l'opposizione regionale - oggi di centro-destra - non si dichiari contraria all'iniziativa: farebbe a mio avviso un grosso errore, tecnico e politico.

Leonardo Libero

N.B. Personalmente, in verità, credo poco all'efficacia del protocollo di Kyoto per ridurre il riscaldamento globale; e poco quindi anche alla tesi secondo la quale esso è di origine antropica (causato dalle attività umane). Ma è comunque l'inevitabile esaurimento delle fonti energetiche fossili che impone al pianeta - non solo all'Italia - di sviluppare l'utilizzo di quelle rinnovabili.

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Ragionpolitica, periodico on line n.124 del 25/8/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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