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numero 280
6 marzo 2008
 
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Afef

di Giovanni Vagnone - 6 settembre 2005

C'è stato il meeting di CL a Rimini, c'è stato l'intervento niente meno che del prof. Pera, attualmente presidente del Senato, ma a parte questo sopratutto grande studioso ed intellettuale: una delle poche ancore della nostra società nei tempi della deriva da pensiero debole, più moderato e profondo di una impulsiva e comunque veritiera Oriana Fallaci, più laico ed erga omnes di una somma autorità religiosa come papa Benedetto XVI. C'è stata la risposta: ce la aspettavamo, credevamo di trovare qualche spunto ovvio, ma almeno rilevante sotto qualche profilo da un Cacciari o da un qualche altro intellettuale dell'altra scuola di pensiero. E di interventi ce ne sono stati, anche interessanti, fin quando non siamo scaduti su Mastella e quella che sembra la sua nuova punta di diamante: Afef Tronchetti Provera.

Il collasso è avvenuto quando un connivente articolo de La Stampa ha presentato un'intervista all'auto-proclamatasi eroina extracomunitaria più di lusso del nostro palinsesto italico, la modella avvenente che prima ha trovato un miliardario, giocandosi al meglio le sue carte, e poi ha deciso, recentemente, di giocare l'ultimo asso nella manica che le è rimasto: fatta leva sul corpo e l'intelletto, ora ha deciso di puntare sul suo background e sulle sue origini musulmane per completare il poker di celebrità. Indubbiamente, in tutto questo non ci sarebbe nulla di male: il sistema americano stesso ci insegna, da Reagan e Shwarzenegger, quanto il mondo dello spettacolo e della politica siano compatibili. Oggi ancor di più, con l'importanza che l'immagine dà agli aspiranti candidati. Il problema sta piuttosto nel modo in cui s'è posta la nostra cara modella, inserendosi in un dibattito un po' al di sopra delle sue possibilità, pur sempre mettendo le mani avanti e dichiarando di non volersi schierare né a destra, né a sinistra.

La discesa in campo di Afef nell'Udeur di Mastella, prima dichiarata e poi prontamente smentita (forse per un rimprovero del marito?) sicuramente gioverà all'immagine del partito ballerino che da destra passa a sinistra senza troppi problemi quando cambia il vento. Ma a proposito di Vento, non può non nascere un paragone con l'ingenua Flavia che qualche tempo fa aveva esordito nelle file della Margherita, facendoci sorridere tutti coi suoi discorsi traballanti ed in balia di tutte le maldicenze possibili di chi non aveva abbastanza spirito per non prenderla sul serio. Qui le cose stanno un po' diversamente: sicuramente Afef è più preparata e "navigata" della collega show-girl venuta a galla stando chiusa in una gabbia di plastica e coi reality, ma ancor di più c'è motivo di storcere il naso e scuotere la testa quando decide di basare tutto il suo esordio sul più bieco piano personale. «Di mio figlio cosa dovrei farne, buttarlo a mare?». Cerca di farci pena, la bellissima miliardaria, facendoci apparire come un brutto cattivone Marcello Pera, reo solo di aver evidenziato in un lungo discorso che spaziava dalla necessità di un'etica a quella di una cultura alla base della politica europea, il fatto che dobbiamo evitare il rischio di un "meticciato" evidentemente culturale, e non certo razziale.

Accusarlo di una sorta di mito della razza ariana modello Europa-cinquant'anni-dopo, a chiunque l'abbia ascoltato appare ridicolo, ed in parallelo appare ridicolo risolvere con l'affermazione che "meticcio è bello" tutto il complesso di problematiche relative al multiculturalismo, allo scontro tra civiltà, alla nascita e proliferazione di centri terroristici a casa nostra, nel momento in cui l'Islam ha deciso di dichiararci guerra e noi abbiamo deciso di non rendercene conto. E' poi triste dover dare ad una fanciulla, che probabilmente sfila in passerella molto meglio di quanto non rilasci interviste, tutta l'attenzione che i mass media le hanno fornito: più che altro è ingiusto nei confronti delle tante voci più autorevoli della sua che non riescono a farsi ascoltare neanche dai vicini d'appartamento, perché non hanno avuto la fortuna che ha avuto lei.

Certo, sulla procreazione assistita Afef aveva già avuto modo di pronunciarsi, dimostrandosi molto lontana dai precetti della sua religione e molto vicina a quelli tra di noi che maggiormente mostrano il ventre molle della nostra società a chi vuole attaccarla; ma se si poteva soprassedere su una questione medica e tecnica sulla quale presumibilmente non era del tutto ferrata quanto la maggior parte dei chiamati al voto (all'epoca del referendum piuttosto tinto di colorazioni di bandiera etiche e di corrente di pensiero), più difficile è non preoccuparsi dinnanzi a questa presa di posizione puramente politica all'alba di quella che Afef stessa fa chiaramente intendere come sua entrata nel nostro scenario politico. Entrata sempre smentita, ma siamo ormai abituati ad ingressi in scena con ripensamenti, corteggiamenti, piroette e finte di ogni tipo.

Qui non c'entrano razzismo, o sessismo, o classismo: c'è purtroppo da dire che molti politici sono ben meno preparati di lei e dicono assurdità ben peggiori; a noi resta lo sconforto di vedere gli attacchi a quella che pensiamo fortemente essere la nostra salvezza provenire sempre con nuovi strumenti dalle molteplici direzioni del nostro interno. Resta l'amarezza di vedere questi strumenti del terrorismo non solo diffusi nelle case di cittadini europei che i nostri avvocati difendono dichiarando «che non avevano intenzione di fare del male; che erano coinvolti in cose più grandi di loro», ma soprattutto tra coloro i quali più vorrebbero fare il bene, illusi di utopie che non tengono conto della controparte. Insomma, l'opposto di quanto Mefistofele dichiarava all'inizio del Faust di Goethe: «io sono la parte di quella parte del tutto, che vuole fare il bene, e fa il male». Resta infine la speranza che, un giorno, si darà il giusto peso alle giuste persone e non si troverà in una Afef la risposta alla pari ad un Pera, soprattutto quando l'impressione è che la prima non abbia neanche ascoltato metà del discorso del secondo, ma abbia piuttosto solo letto sui titoli de L'Unità che Pera avrebbe attaccato il "meticciato", a lei ed al suo povero figlio tanto caro: che poi fosse culturale e non etnico, questa è questione che a lei ed ai suoi futuri elettori non può riguardare più di tanto, razzismo verso i presunti razzisti (ovvero tutti quelli che si sentono Occidentali) è lo slogan del politically correct odierno.

! Giovanni Vagnone
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