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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il nichilismo degli intelligenti rassegnati

di Raffaele Iannuzzi - 6 settembre 2005

Massimo Cacciari, su Panorama, ha riproposto il pregiudizio politicamente corretto degli "intelligenti". L'Islam è Occidente, sostiene il sindaco di Venezia, facendo vibrare di stupore la povera Stella Pende che lo sta intervistando. E poi, per fondare questa strampalata affermazione, mette in fila le banalità storiche più ricorrenti: l'Islam si è confrontato molto di più dell'Occidente con i politeismi orientali; i mercanti veneziani facevano affari d'oro con gli arabi; la contaminazione delle culture, europea e islamica. Niente di nuovo sotto il sole. Niente di decisivo. L'Islam ha avuto più problemi con i politeismi a causa della matrice gnostica dell'idea coranica e della fede islamica, fondata su un Dio Uno e Unico, che, però, non riconosce come buona la creazione. Di conseguenza, i politeismi naturalistici, sul versante della teologia naturale della creazione, hanno potuto aprire una breccia nell'islamismo. Di qui ciò che Cacciari definisce impropriamente «confronto». Riguardo ai mercanti veneziani che intrecciano rapporti significativi con i mercanti arabi, basterebbe compulsare le pagine di Braudel sul Mediterraneo e sulla costruzione dell'Europa, con tutti gli intrecci culturali intramediterranei e intermediterranei. Cose arcinote. Sapevamo già tutto.

Il filosofo veneziano taccia il mondo politico e gli italiani tutti di ignoranza e razzismo, dicendo di voler «bonificare» il liceo: «Che non vuol dire, attenzione, farlo bonificare da razzisti d'accatto!». Leggendo le sue banalità storiografiche, vien fatto di pensare necessaria una bonifica anche dell'università, quella in cui lui insegna, naturalmente non appaltando questo grave lavoro ai multiculturalisti d'accatto. Ciò detto, il punto è infine il seguente: cosa c'entra il minestrone ideologico cucinato da Cacciari con Pera e con la lotta al terrorismo islamico? Il nesso ci sfugge. Solo lui, il Vate del nichilismo "democratico" sa, conosce l'arcano e può illuminare noi poveri ignorantoni razzisti... Ma, uscendo fuori dal mondo esangue e sprezzante del sindaco di Venezia, menzioniamo almeno un paio di fatti testardi che oggi affollano pericolosamente il corpo civile delle società democratiche occidentali: l'islamismo politico oggi si converte in modo del tutto originale e feroce all'islamismo rivoluzionario, un mix esplosivo (in tutti i sensi) di wahabismo estremo, eresia coranica; esso si avvale di una organizzazione paraleninista che estende a macchia d'olio, sul suolo occidentale, il modello dei kamikaze, come da tempo sostiene Magdi Allam.

Dunque, la soluzione cacciariana dell'uso della ragione (le celeberrime "armi" dell' "intelligenza, della cultura e della politica"), anziché della guerra, è usurata e non dirimente, poiché mette polemicamente in contrapposizione cose giuste: la guerra al terrorismo la si fa evidentemente con molteplici mezzi, dall'intelligence investigativa alla forza militare. E che la guerra sia la extrema ratio, come Cacciari afferma ad ogni piè sospinto con il solito tono da vate del nichilismo "democratico", è lapalissiano; tanto che l'Occidente le guerre le combatte dopo aver subito tragedie come quelle dell'11 settembre, non per aggredire le popolazioni islamiche inermi. Una cosa è certa: non avremmo mai più voluto leggere fesserie da "illuminista" in servizio permanente come queste: «Del resto, le crisi più drammatiche della storia sono sempre state curate e risolte da cervelli pensanti riuniti intorno a un tavolino. Non da dibattiti di narcisi dell'ultima ora». Forse Cacciari avrà sentito parlare dell'ONU e del suo "tavolino" sempre gremito di "cervelli pensanti". A lui, dunque, l'onere della prova: ci enumeri almeno due soluzioni alle "crisi più drammatiche" fornite da questo consesso di intelligentoni democratici, intenti, ci pare, più a spartirsi le mazzette, dappertutto, dall'Africa alla ex-Jugoslavia.

Alla luce di ciò, sostenere, come fa il sindaco di Venezia, con una superficialità che produce un effetto comico, che gli italiani sarebbero tutti razzisti, in quanto sarebbero tutti "con Pera" (come se ci fossero tifoserie variopinte di indigeni "con l'anello al naso": razzismo rovesciato!), è clamorosamente intollerante e, infine, inutile. Non fa avanzare di un millimetro nessuno sul piano della lotta al terrorismo. Cacciari ama i paradossi e le tensioni concettuali: da un lato, non si oppone all'intervento armato in Afghanistan, dall'altro battezza il multiculturalismo, ormai un relitto ideologico anche a sinistra, come «un destino». E aggiunge: «Il nostro. Cerchiamo di viverlo con accettazione, speranza e generosa ragione». Ecco la deriva nichilistica del pensiero di Cacciari: la rassegnazione razionale. La giustificazione della resa. E' questa la politica della sicurezza della sinistra?. Allora, citando l'altro Vate girotondino allora regista con qualche buona idea, Nanni Moretti: «Continuiamo a farci del male».

! Raffaele Iannuzzi
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