In tutti i campi non è più sufficiente denunciare sprechi, inefficienze, errori ed inerzie ma occorre che la quantificazione del cattivo uso di pubblico denaro sia legata a ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare, per aumentare durata e qualità della vita: intervenendo sulla sanità, sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, sulla viabilità e per rendere le strade più sicure, sui trasporti, in materia di assistenza alle famiglie, all'infanzia, all'handicap, agli anziani, per aumentare i posti di lavoro e rendere più competitive le imprese, ecc..., perché è solo legando cause ed effetti - specie se gli effetti riguardano la salute, l'assistenza ed il lavoro - che finalmente i cittadini capiranno che le sinistre al potere sono il problema e non la soluzione. Siccome nel campo ambientale veti, lacci, laccioli e trappole disseminate dai pasdaran dell'ecologismo, politicamente corretto ma scientificamente errato, in Italia, ancora la fanno da padrone, per uscire da questo cul de sac occorre applicare la tecnica prima ricordata su fatti concreti, di modo che tutti i cittadini si rendano conto come non sia più il caso di continuare a dare credito a questi "cattivi maestri".
Prima però di riportare in una tabella gli effetti perversi dell'ambientalismo all'italiana, occorre esplicitare quali sono i dati base di riferimento, che poi ci permettono di arrivare a quantificare le negatività per la nostra qualità e durata della vita.
Colonna C (morti dirette totali): determinati dalla mancata diminuzione del 20% degli incidenti stradali a causa della rete viaria carente e pericolosa.
Colonna D (morti indirette totali): un punto di Pil (12 Miliardi di Euro), se a disposizione dei cittadini, porta ad una diminuzione della mortalità in Italia di circa 300 persone all'anno.
Colonna E: con un miliardo di Euro investito ogni anno per infrastrutture si creano 40.000 posti di lavoro.
Colonna F: con 20.000 Euro per persona investiti annualmente nella sanità, aumenta di un anno l'aspettativa di vita.
Colonna G: questi dati derivano dalla colonna F, dividendo per 80 (anni di durata della vita media) i valori di F.
Colonna H: un posto per bambino in asilo nido costa annualmente circa 10.000 Euro.
Colonna I: un posto in Residenza Sanitaria Assistita (RSA) per non autosufficienti costa annualmente circa 33.000 Euro.
Colonna L (aiuto a famiglie povere): un anno di affitto e condominio costa circa 10.000 Euro.
I dati delle colonne E, F, G, H, I, L hanno la loro validità se si considera di investire tutte le cifre corrispondenti ai danni economici subiti annualmente rispettivamente o solo per posti di lavoro (nelle infrastrutture), o solo nella sanità, o solo per asili nido, o solo per RSA, o solo per pagare affitto più condominio alle famiglie povere, a scelta.
Il simbolo = della colonna G corrisponde a "uguale" e si riferisce alla colonna F (F = G).
Punto 1: 120 Md Euro = Miliardi di Euro (1987-2004): è la rimessa per l'improvvido abbandono del nucleare, assolutamente non previsto dai referendum del 1987.
Punto 2: 20 Md Euro (2005-20012): questo è quanto previsto costerà all'Italia il rispetto del protocollo di Kyoto, relativo alla diminuzione dei gas serra (-6,5% entro 2012 rispetto al 1990) immessi in atmosfera, mentre la Germania e la Francia se la caveranno con circa 300 e 150 milioni rispettivamente; la Russia poi, nel vendere i diritti di emissione, farà affari per miliardi di Euro. Con questi 20 Md Euro si potrebbero invece costruire in Italia - in 4 o 5 anni - ben otto centrali nucleari da 1.000 MW, che, tra l'altro, ci consentirebbero: di rispettare il summenzionato protocollo di Kyoto e di liberarci pure dai black-out. Siccome questi denari ancora non sono stati spesi non sarebbe male impiegarli proprio per la costruzione di dette centrali nucleari e non per altro;
Punto 3: 50 Md Euro (1982-2001): sono i soldi che sono stati spesi per energie rinnovabili (eolico, biomasse, solare termico e fotovoltaico), che incidono solo per lo 0,5% sulla quantità di energia totale usata. Con questi 50 Md si sarebbero invece potute costruire ben 20 centrali nucleari da 1.000 MW, che aggiunte alle otto del punto precedente ci avrebbero quasi liberati dalla schiavitù del petrolio e dal costo sempre più esoso dell'energia;
Punto 4: 60 Md di Euro (1985-2004): sono i danni dovuti alla mancata termoutilizzazione del 60% dei rifiuti urbani ed assimilati (attualmente si è fermi a circa il 5%). Quando poi si "esportano" i rifiuti all'estero i costi raggiungono livelli stratosferici. Infatti in quattro anni (2001-2004) in Campania sono stati spesi (sprecati) ben 2 Md di Euro, senza aver risolto niente, ed ogni settimana attualmente si spendono (sprecano) 250 milioni di Euro, solo di viaggio, per portare in Germania 1.500 tonnellate di eco-balle di rifiuti, dove vengono termoutilizzate;
Punto 5: 100 Md Euro (1984-2003): sono i soli danni economici determinati dalla mancata diminuzione del 20% degli incidenti stradali a causa della rete viaria inadeguata e pericolosa, soprattutto per i niet degli "ambientalisti". Come incidenti siamo più del 15% sopra la media UE ed appena al 25% dell'obbiettivo UE del 2010.
Punto 6: 50 Md Euro (2007-2011): questi sono soldi che sicuramente verrebbero sprecati se le prossime elezioni politiche del 2006 le vincessero le sinistre, in quanto gli "ambientalisti" imporrebbero limiti inutilmente molto più bassi degli attuali (ci hanno già provato) per i campi elettromagnetici, anche se l'inquinamento elettromagnetico non esiste (i morti per "elettrosmog" sono zero). E' da notare che già ora l'Italia ha limiti notevolmente più bassi di tutta l'Europa, dove si rispetta quanto previsto da accreditati organismi internazionali: 6 V/m contro 41,25 V/m, per alte frequenze e 10 Microtesla contro 100 Microtesla, per i 50 Hz
Tabella dei disastri dell'ambientalismo all'italiana
Quanto emerge da questa tabella è indubbiamente eclatante e sicuramente "istruttivo", perché fa comprendere come soprattutto le classi sociali più deboli siano state, siano e saranno sempre più e maggiormente danneggiate, proprio da chi ha nella propria ragione sociale la loro difesa. Non per nulla Margaret Thatcher affermava che la povertà non è il brodo di coltura del socialismo bensì il suo effetto deliberatamente costruito. Questo nel Regno Unito lo hanno capito da tempo, ora occorre farlo capire anche in Italia, prima che sia troppo tardi.