|
|||||||
|
|
Berlusconi ha liberato la Costituzionedi Gabriele Cazzulini - 9 settembre 2005 Dopo quarant'anni di tentativi falliti, Berlusconi ha fatto breccia nel muro di indifferenza eretto dalla sinistra per continuare a distorcere le istituzioni dello Stato. Mattone dopo mattone, la pressione delle libertà ha sgretolato il muro che impediva allo Stato di avere una Costituzione aggiornata al tempo presente, separando così la società civile dallo Stato, allontanando i cittadini dalla politica. Il più pesante mattone abbattuto è l'idea della «sacralità» della Costituzione. La Costituzione di uno Stato è l'insieme dei principi che stabiliscono la posizione dei cittadini e il funzionamento delle supreme istituzioni. Non è la tavola della legge incisa dal fuoco divino. E' un artefatto umano, anzi sociale. La Costituzione è l'impalcatura fondamentale dello Stato. Non deve essere concepita come una realtà inviolabile, ma come un quadro di riferimento per vivere il nostro tempo in nome delle libertà, dei diritti e delle garanzie. E' la condensazione giuridica della vita di un popolo, di cui incorpora i valori, la storia e la struttura socio-politica. Pertanto la Costituzione riflette le trasformazioni che si susseguono in una società. La sinistra nega questa realtà, imponendo un'ideologia che sacralizza la Costituzione, innalzandola al di sopra del popolo per farne uno strumento di imposizione dell'autorità sulla libertà. Berlusconi e il centrodestra hanno riportato invece la Costituzione a quella realtà storica da cui era stata scissa, promuovendone l'aggiornamento in base alle nuove domande della società italiana e del contesto internazionale. Un altro mattone è piovuto in testa alla sinistra: la Costituzione non è più soltanto una questione di politica interna. E' invece il ponte che consente ad un Paese di intraprendere politiche dentro e fuori i suoi confini. Ormai la situazione internazionale espone ogni Stato a minacce che incidono direttamente sulla sua politica interna. Immigrazione, terrorismo, globalizzazione sono problemi che non possono più essere risolti con un vertice di maggioranza. Ogni crisi globale è una crisi diretta contro ogni cittadino: serve un Governo stabile, un leader politico capace di decidere e assumere responsabilità gravissime, sorretto da una legittimazione popolare e da una compatta maggioranza parlamentare. Occorre quindi dotare il Paese di una Costituzione capace di coniugare la centralità della volontà elettorale con l'efficacia nell'azione internazionale; di decentrare il potere pubblico senza frantumare l'autorità nazionale; di esprimere molteplici interessi che però non compromettano l'interesse nazionale. Il premierato ed il federalismo rappresentano conquiste epocali per permettere all'Italia di collocarsi nella fascia più evoluta delle democrazie occidentali. L'Italia sarà un Paese dove gli elettori sceglieranno direttamente il loro premier, dotato di tutto il potere necessario a guidare il Governo per attuare il suo programma nell'arco di un'intera legislatura. Niente ribaltoni, niente ricatti dei partitini. Tolleranza zero per l'instabilità istituzionale. Fine del centralismo assoluto, detronizzato dal federalismo e dalla sussidiarietà. Fantascienza? Tra poco non lo sarà più. I problemi attuali e futuri dell'Italia potranno essere affrontati con un assetto istituzionale adeguato, in cui si diffonda nuovamente lo spirito della Costituzione del '48 - quello spirito la cui fiaccola era stata spenta dalla sinistra. La riforma costituzionale di Berlusconi ha riacceso questa fiaccola.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.126 del 9/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||