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Occidente cercasidi Valentina Meliadò - 9 settembre 2005 Può una civiltà sopravvivere alla decadenza dei suoi costumi, alla rinuncia ai suoi valori tradizionali, alla sua spiritualità, alla sua etica, alla sua storia e dunque, per forza di cose, alla sua razionalità? Dando un rapido sguardo alla storia dell'umanità, costellata di civiltà che nascono, crescono, progrediscono, culminano per poi decadere lentamente e morire, direi proprio di no, meno che mai se una civiltà è attaccata dall'esterno. Al Meeting di Rimini, Marcello Pera ha pronunciato un discorso che, letto nella sua integrità, appare come una lunga riflessione filosofica sulla storia e sullo stato di salute delle società liberaldemocratiche; un discorso fortemente dimostrativo della validità della domanda e della risposta di cui sopra. In questa domanda, e nella risposta ad essa, è racchiuso il senso più autentico della guerra dichiarataci dall'integralismo islamico, che non ci odia tanto e solo in relazione a ciò che abbiamo fatto o a ciò che rappresentiamo, quanto per ciò che siamo diventati e che, agli occhi degli integralisti, appare come il cancro sociale da evitare: società consumiste e relativiste, moralmente deboli, sessualmente decadenti, rammollite dallo «strappo» rispetto ai valori etici e religiosi tradizionali. Oggi più che mai, per i fondamentalisti, abbiamo perso anche lo status di nemici e siamo diventati, letteralmente, carne da macello, membri inconsistenti di una civiltà la cui decadenza è tuttavia stata in grado di «infettare» il mondo arabo, e che potrebbe definitivamente legarne le sorti alla sete di libertà, di democrazia e di benessere. E' questo il rischio che i terroristi non vogliono correre, è questa la guerra indiretta all'Occidente che serve la causa di quella diretta ai Paesi arabi cosiddetti «moderati», e, in definitiva, a milioni di musulmani laici e non praticanti. Quella che stiamo vivendo è una guerra tutta contemporanea, nel senso che ha poco a che fare con la contrapposizione secolare tra Islam e Cristianesimo, e molto con la storia mondiale dal secondo dopoguerra ad oggi. In molti dei Paesi arabi che oggi consideriamo pericolosi c'è stato un processo di occidentalizzazione non trascurabile, alimentato certamente dagli anni di colonialismo, ma caratterizzato fondamentalmente da un approccio laico alla vita quotidiana e da una certa curiosità riguardo agli usi e costumi europei. Ciò che stroncò questo processo furono i nuovi equilibri determinati dalla Guerra Fredda e le istanze rivoluzionarie che covavano all'interno dei Paesi arabi, che portarono ad un inevitabile quanto eterogeneo connubio, in chiave antioccidentale, tra l'ateismo marxista-leninista e l'integralismo ultraconservatore islamico. L'URSS appoggiò culturalmente e finanziariamente le guerre di liberazione dal colonialismo europeo e questo influì sull'affermazione di uomini e correnti integraliste che, nel giro di pochi anni, poterono anche cavalcare il disorientamento, il senso di frustrazione e la miseria provocati dai fallimenti politici e sociali dei Governi nazionali. Anche gli Stati Uniti sperimentarono alleanze in chiave antisovietica altamente discutibili, scegliendole a seconda della stringente necessità e in base alla logica del male minore. Ma, per quanto discutibili, tali alleanze rimasero ancorate a ragioni strategiche e materiali contestuali; il legame tra comunismo mondiale ed Islam radicale, invece, si consolidò a livello ideologico. Non è un caso che certe alleanze, fisicamente superate dalla storia, siano sopravvissute culturalmente e ideologicamente, e riscuotano consensi anche tra le fila della destra estrema, anch'essa storicamente antioccidentale ed antisemita. Oggi che la Guerra Fredda è finita, il terrorismo islamico è il nuovo grande nemico dell'Occidente, un nemico globale che abbiamo in buona parte alimentato e foraggiato all'interno dei nostri Paesi, grazie ad una visione distorta e rinunciataria della tolleranza e della libertà. Ha scritto Karl Popper: «Il liberale ama la tolleranza e la libertà. Il suo amore per la tolleranza è la necessaria conseguenza della convinzione di essere uomini fallibili. Tuttavia, egli è tollerante con i tolleranti, ma intollerante con gli intolleranti. La tolleranza, al pari della libertà, non può essere illimitata, altrimenti si autodistrugge. Infatti, la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l'attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi». I terroristi islamici ci conoscono a fondo. Conoscono i principi e i valori fondanti le nostre democrazie ed attribuiscono a questi stessi principi e valori la responsabilità della nostra decadenza morale e sociale; usano le legislazioni democratiche e le libertà ad esse connesse per propagandare la loro ideologia ed il loro integralismo. Manifestano pubblicamente una moderazione tradita spesso dal loro operato. Hanno cresciuto e preparato giovani terroristi di madrelingue occidentali pronti ad agire dentro e fuori il loro stesso Paese. Hanno presumibilmente stretto rapporti con le sigle eversive locali per facilitazioni logistiche e contatti in loco. Conoscono perfettamente i risvolti politici delle azioni che compiono, che siano sequestri o attacchi suicidi, ed hanno maturato una finezza ed una determinazione strategica rilevante. I terroristi islamici ritengono che prima o poi crolleremo sotto il peso della inanità culturale e morale che ha così ingrigito la nostra identità. Ma essi commettono l'errore di credere che la liberaldemocrazia equivalga alla fase più decadente ed ineluttabilmente mortale di una civiltà. Dimostrare loro che la libertà e la democrazia sono il frutto di millenni di storia politica, culturale, religiosa e morale dell'Occidente, e che la differenza fisica e mentale ch'esse comportano nella convivenza umana non è riducibile a sofismi relativisti, è una partita che, per sopravvivere, dobbiamo vincere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.126 del 9/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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