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La forza di un giovane di Forza Italiadi Riccardo Meynardi - 9 settembre 2005 Sfogliamo una rivista e leggiamo un'intervista a Luciano Ligabue, cantante rock delle cui canzoni tutti conoscono le parole, uno tosto, che canta Certe notti, Leggero, Buon compleanno Elvis, e lui ci dice che nella politica italiana «pochissime persone accettano di mettersi a disposizione di un progetto che faccia bene al paese, preferendo coltivare orticelli personali» e che «Prodi sembra uno che si spende più per il progetto che per l'affermazione personale». Non si capisce bene se sia la musica a servire la politica o viceversa. Poi accendiamo la televisione e su MTV vediamo l'ennesima replica del Live8 e non capiamo bene se sia lo spettacolo a servire la beneficenza o viceversa. Poi facciamo quattro chiacchiere con un amico e lui ci dice: «sai, una volta dovresti parlarmi un po' di politica. Noi avevamo una professoressa di pedagogia fissata sul comunismo che ci ha fatto diventare tutti un po' comunisti». E non capiamo bene quanto possa servire la politica alla pedagogia. Poi ci facciamo una passeggiata e, sui muri di Corso Vittorio, leggiamo "Berlusconi ladro". E capiamo quanto un muro possa essere utile, come svago, ai centri sociali. Facciamo volontariato e, se diciamo di essere di Forza Italia, veniamo squadrati con sbigottimento. E non capiamo se quello sguardo sia il riflesso di un: «ma non è possibile! solo quelli di sinistra possono fare volontariato»; oppure di un: «che peccato, un ragazzo così bravo di Forza Italia». Sfogliamo un quotidiano e leggiamo che non possiamo biasimare gli islamismi che ci fanno saltare per aria nelle nostre metropolitane, perché noi cristiani in passato gliene abbiamo fatte anche di peggio. E non capiamo, allora, cosa abbiamo vissuto a fare secoli di storia. Leggiamo che nella Costituzione europea non si accenna neppure alle nostre radici cristiane e non capiamo più chi siamo. Sostenere Forza Italia è, in assoluto, la scelta più coraggiosa. Quella che richiede un'analisi più approfondita delle situazioni e delle informazioni che giungono a noi. Lavorare per Forza Italia è il compito più duro, perché distribuendo volantini elettorali per strada ci si becca una barcata clamorosa d'insulti. Tanto che, se toccasse a me organizzare un corso di formazione, manderei tutti a cena a La Parolaccia, quella trattoria romana in cui, appena entri, te ne dicono di tutti i colori, così, per spasso. Raccontare di apprezzare il lavoro di Silvio Berlusconi richiede molta spigliatezza e sovente si tira dietro delle espressioni di disprezzo. Riporto, qui di seguito, una frase di Vittorio Messori. Lui parlava dei cattolici, ma la similitudine con l'oggetto del presente articolo è lampante: «Da questa situazione grottesca e dannosa per tutti, non pochi cattolici hanno ricavato in questi anni un complesso di inferiorità, tanto da cercare di mimetizzarsi per non essere messi nel limbo del sottobosco culturale. Qualcuno di loro ha addirittura rovesciato le carte, accusando di "chiusura" proprio il suo mondo, quello dei credenti. Ma, se "inferiorità" e "chiusura" ci sono, queste sono da parte di una cultura monca che, se non fa posto ad altre, è perché non solo non vuole, ma forse non può». Nessuno accusa di chiusura il nostro partito, è chiaro. Però, è altrettanto chiaro che, per evitare di essere posizionati in un medesimo sottobosco culturale, spesso ci si chiude e ci si difende evitando di dichiarare la nostra posizione politica. Sbagliatissimo. Perché, così facendo, si dà più credito a chi già ne ha troppo e non avrebbe motivo di averne. Forza Italia è un partito relativamente giovane, perciò non possiamo pretendere che dia grandi punti di riferimento a noi ragazzi. Pur crescendo in mezzo ad insegnanti laureati nel '68, i punti di riferimento dobbiamo trovarceli da soli nel nostro quotidiano. Dobbiamo costruire la nostra identità attraverso una lettura approfondita di ciò che ci circonda e di spunti ce ne sono infiniti. Uno sguardo breve non è sufficiente a darci spazio. Non è sufficiente a farci conoscere la nostra strada. Ed è forse questo l'unico punto di riferimento che il nostro partito ci offre: la strada ce la scegliamo noi, nessuno ce la indica, ma ci è data la possibilità di dirigerci dove vogliamo. Ed è da qui che nasce la forza dei ragazzi di Forza Italia, di tutti coloro che hanno avuto il coraggio di alzare la testa e guardare al di là del muro culturale eretto a svantaggio di chiunque, di apprezzare gli spazi che sono dall'altra parte e di scavalcare. La storia è spesso fatta di muri, per fortuna possono essere abbattuti e allora vince la libertà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.126 del 9/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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