|
|||||||
|
|
AA.VV. Il libro nero del comunismorecensione di Stefano Doroni - 11 settembre 2005 Usciva nel 1997, ad opera di un nutrito gruppo di storici guidati dal francese Stephan Courtois, un libro destinato a segnare un avvenimento fondamentale nella ricerca storica e nell'informazione sul comunismo come fenomeno storico dalle ben precise radici ideologiche: Il libro nero del comunismo. Nessun cittadino dovrebbe ignorare questa fondamentale presenza bibliografica, a memento perpetuo della più grande tragedia della storia, del più abbietto crimine che sia mai stato compiuto contro l'umanità. E non solo per il conto dei morti, tale da far impallidire perfino l'insensata mattanza nazista: oltre 100 milioni di vite distrutte; ma anche per il movente di questo intollerabile crimine planetario: l'affermazione di un'ideologia che nega l'uomo come persona e lo riduce al rango di mezzo per la produzione di beni o, al più, al livello di «uomo sociale», cioè quella forma di persona dimezzata che si riconosce non come individuo ma come componente di un collettivo. L'identità personale, nella filosofia marxista, è subordinata a quella sociale, così come il livello spirituale e culturale della vita è del tutto subordinato a quello economico, dei rapporti produttivi. In base a un simile cieco meccanicismo la storia, per i comunisti, si sviluppa necessariamente lungo un cammino prestabilito: il destino dell'inevitabile paradiso finale (approdo fatalista di una religione senza dio, priva di ogni spessore spirituale), che è la società comunista senza Stato, senza proprietà privata e senza conflitti, non è una conquista ma una prigione. Niente Stato, niente proprietà privata, niente conflitti solo perché i cervelli (dei sopravvissuti alle persecuzioni e alle stragi) saranno perfettamente omologati e resi incapaci di pensieri originali, di dissidenza: l'avvento del comunismo è la tomba della libertà. Approfondendo con analisi storiche puntuali, con il ricorso a documenti scottanti e spesso raccapriccianti, gli autori del Libro Nero guidano il lettore in un sorta di «viaggio allucinante» nella storia del comunismo: e così veniamo fatti spettatori della realizzazione pratica di un pensiero criminale. L'inferno è sceso sulla terra: dovunque il comunismo si sia affermato come struttura politica e di potere ha portato morte e paura, miseria e sopraffazione. La ricetta di un'ideologia antiumana non poteva non realizzarsi come crimine di fatto. Il più assurdo, il più atroce che l'uomo potesse compiere a danno dei suoi simili. Per questo motivo il Libro Nero dovrebbe figurare nelle biblioteche degli italiani accanto alla Bibbia: utile, anche se scioccante, sarebbe il confronto impietoso fra un messaggio d'amore e una strategia dell'odio realizzata attraverso la più delirante delle malvagità.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail Il libro nero del comunismo
IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||