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Il risparmio energetico e i modelli applicativi per l'ediliziadi Michela Tognetti - 16 settembre 2005 È un brutto risveglio per l'economia dei Paesi industrializzati: il prezzo del petrolio oltre i 70 Dollari al barile e una corsa al rialzo ormai più che prevedibile. Si parla molto di forti aumenti di prezzo per quanto riguarda il carburante, il gas, l'energia elettrica ma si parla ancora troppo poco di spreco di risorse, risparmio energetico e inquinamento. Per chi si occupa di architettura ecosostenibile non è possibile sorvolare sul tema del carico energetico degli edifici, così come non è possibile tralasciare un dato poco conosciuto dall'opinione pubblica: il parco edilizio esistente è responsabile di ben oltre il 40% di emissioni di anidride carbonica in Europa, e ciò significa che il riscaldamento e il condizionamento dei fabbricati, delle nostre case, dei nostri condomini consuma enormi quantità di energia producendo gran parte dell'inquinamento ambientale e urbano. Oggi sappiamo che più del 30% delle polveri sottili presenti nell'atmosfera è dovuto agli impianti di riscaldamento. Certamente un dato allarmante. Contenere i consumi energetici è pertanto una priorità non solo per ridurre gli alti costi in termini monetari, ma anche per limitare quelle esternalità negative quali l'inquinamento e l'effetto serra. Mai come ora, il risparmio energetico è da intendersi come una vera e propria fonte di energia al pari delle altre. Ma il risparmio energetico nel settore delle costruzioni è sempre stato un argomento di difficile comprensione e di scarsi esiti applicativi perché da una parte coinvolge un utente poco informato, mentre dall'altra progettisti e costruttori poco scrupolosi sono attenti solo ai costi di realizzazione e non certo ai costi di gestione che ricadono così esclusivamente sugli acquirenti. Il paradosso che si produce è che, da un lato, il cittadino comune si preoccupa di risparmiare energia acquistando frigoriferi di classe A, mentre, dall'altro, non si preoccupa sufficientemente di risparmiare energia per riscaldare e rinfrescare la propria casa. Uno studio del 2001 di Eurima (European Insulation Manifactures Association) ha evidenziato un continuo progresso negli standard di isolamento in vari Paesi, e la Svezia in particolare eccelle in questo campo a livello europeo. Il Sud d'Europa rimane ancora indietro. Secondo l'indagine succitata, se gli standard svedesi fossero applicati in Spagna e Italia si potrebbero ottenere risparmi energetici fino al 90%. Analogamente in Danimarca, dove gli edifici, nonostante il clima rigido, consumano mediamente circa 60 kWh/mq mentre quelli italiani si attestano intorno ai 200 kWh/mq. La perdita di energia dal sistema casa può essere sicuramente contrastata attraverso l'isolamento di tetti e pareti e da un controllo congiunto sull'efficienza degli impianti. L'opinione pubblica deve essere tuttavia maggiormente sensibilizzata al problema attraverso una più diffusa informazione, poiché non è ancora ben chiaro ai più come gli interventi di isolamento degli edifici possano avere un impatto significativo per contenere i costi energetici e ridurre le emissioni di anidride carbonica e di inquinanti. Un provvedimento legilastivo, la legge 10/91, contemplava l'isolamento degli edifici per un maggior contenimento dei consumi energetici prevedendo cioè la certificazione energetica. Questa legge non è stata mai completamente applicata nella sostanza e disattesa da molti professionisti del settore. Solo la provincia di Bolzano, in tempi recenti, a più di dieci anni dall'entrata in vigore della legge, è stata l'unica amministrazione che si è posta concretamente il problema del contenimento energetico in edilizia, ed è stata in grado per prima di qualificare gli edifici in termini di risparmio energetico. Nonostante tutto si può essere ottimisti, perchè entro gennaio 2006 dovrà essere recepita da tutti i Paesi Ue la Direttiva europea EU 02/91, con l'obiettivo di spingere gli Stati membri a dotarsi degli strumenti normativi e legislativi atti a promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella Comunità Europea. Le disposizioni previste dalla direttiva riguardano i requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici di nuova costruzione e nella ristrutturazione di edifici di grande superficie. I nuovi immobili dovranno pertanto ottemperare a requisiti minimi e allo scopo sono stati classificati in 9 categorie: abitazioni familiari di diverso tipo, condomini, uffici, scuole, ospedali, alberghi e ristoranti, impianti sportivi ed esercizi commerciali, fabbricati a uso diverso. Per incentivare gli investimenti nel risparmio energetico, la direttiva prevede che ogni edificio, per tutte le fasi di costruzione, compravendita e locazione, sia corredato di un attestato di certificazione energetica da rinnovare al massimo ogni 10 anni. Questo significa che l'attestato di certificazione energetica è sicuramente uno strumento che consente al proprietario di fare una corretta valutazione dell'edificio che sta acquistando. Da oggi il costo a metro quadro dell'immobile può essere valutato secondo un nuovo parametro. Con l'attestato di qualità energetica due edifici simili dal punto di vista tipologico formale possono avere un valore di gestione ben diverso e di conseguenza un valore di mercato diverso proprio in funzione dei rendimenti energetici attestati con la certificazione. L'attestato di certificazione energetica degli edifici dovrà indicare i valori vigenti a norma di legge e i valori di riferimento in modo da permettere ai consumatori di valutare e confrontare il rendimento energetico dell'edificio. La Direttiva si limita a dare un quadro generale per il calcolo del rendimento energetico dei fabbricati, al quale ogni stato membro a livello nazionale e regionale dovrà guardare per applicare la metodologia di calcolo. Il calcolo del rendimento energetico secondo la direttiva dovrà tenere conto della coibentazione, dell'esposizione, del clima, delle caratteristiche architettoniche, del tipo di impianto e dell'utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Ogni Stato, pertanto, tenendo conto delle specifiche condizioni ambientali e climatiche e delle norme che si è dato, svilupperà proprie procedure di regolamentazione. A fine maggio 2005 è stato approvato il decreto legislativo che recepisce la direttiva EU 02/91; nel mese di agosto il governo ha emanato i decreti attuativi della legge 10/91. Si tratta di vedere come tutte queste novità saranno recepite dal mercato composto di una pluralità di soggetti, utenti, progettisti e costruttori. Nell'attesa è auspicabile che, per quanto riguarda gli specialisti del settore, la norma venga a configurarsi come un vero e proprio strumento tecnico-operativo per una progettazione sostenibile all'insegna della efficienza energetica. Occorre tenere sempre presente che un buon isolamento di tetti, pareti e finestre consente l'impiego sistematico e competitivo di fonti rinnovabili e alternative.
FONTI BIBLIOGRAFICHE E ICONOGRAFICHE |
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Ragionpolitica, periodico on line n.127 del 16/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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