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L'occupazione in crescita e l'eredità di Marco Biagidi Simone Rosti - 23 settembre 2005 I terroristi nostrani sono stati sconfitti. Almeno moralmente. Non c'era bisogno di arrivare a questo punto per capire quanto il lavoro di Marco Biagi, docente dell'Università di Modena e consulente del Ministero del Welfare, sia stato prezioso. I dati positivi sulla disoccupazione pubblicati dall'Istat dimostrano che la ricetta proposta dal professore emiliano, e messa in pratica dal Governo con la legge 30, era quella giusta. Da un quarto di secolo la disoccupazione non aveva mai raggiunto un livello così basso: 7,5%. Notevolmente meglio dei nostri partner europei, Germania e Francia in primis, che con le idee dirigiste non sono andati lontano. Sale anche l'occupazione. Il dato del 57,7% non è lontano dagli obiettivi di medio periodo (60%) e si avvicina sempre più ai traguardi dell'Agenda di Lisbona, il documento stilato dall'Unione Europea che indica le mete in termini di welfare e sviluppo del capitale umano. Nel giorno della pubblicazione dei risultati dell'Istituto Nazionale di statistica emerge anche una nota tragicomica: Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione, annuncia nel tour elettorale delle primarie in salsa unionista che la coalizione di centrosinistra, se si insediasse a Palazzo Chigi, abrogherebbe la legge Biagi, in quanto strumento di precarizzazione del lavoro. A dimostrazione - se ancora ve ne fosse bisogno - di quanto poco interessi all'Unione la creazione di posti di lavoro. Posizione condivisa dalla Cgil che, per bocca del Segretario confederale, ritiene il dato diffuso «una lieve crescita». Ma il dato è evidente e a poco servono letture criptiche o giustificazioni fuori luogo. In quattro anni i posti di lavoro sono aumentati di 2 milioni. E se la legge Treu del governo ulivista aveva gettato utili basi per la flessibilità, è indubitabile che l'accelerazione è arrivata grazie alle idee di Marco Biagi e all'operato del Governo Berlusconi. A dimostrazione di ciò è sintomatico il dato di crescita dell'ultimo trimestre: 213 mila nuovi posti di lavoro, secondo l'Istituto guidato da Biggeri. Se qualcuno giustifica la crescita con la regolarizzazione di immigrati o l'aumento della forza lavoro straniera, non bisogna dimenticare la lotta al sommerso e gli strumenti di lavoro che le imprese adottano per una maggiore flessibilità. Lavoro a progetto, interinale, a termine, staff leasing, job on call e altre forme di lavoro atipico rappresentano esclusivamente un'opportunità in più, specialmente per i giovani e le donne. Certo, per completare il quadro sarebbero necessari migliori controlli verso quelle forme di abuso di lavoro mascherato, lo stage/tirocinio, che alcune aziende utilizzano per mimetizzare lavori veri e propri. Con un quadro così incoraggiante, sarebbe anche positiva una riforma degli ammortizzatori sociali e forme più restrittive e controllate verso chi percepisce il sussidio di disoccupazione, inserendo la formula (che vige in numerosi Stati del nord Europa): al terzo lavoro proposto che rifiuti ti tagliamo il sussidio. Questi, tuttavia, rappresentano i dettagli e le «rifiniture» di un quadro che, sul piano occupazionale, è estremamente positivo, in particolare in un ciclo economico sfavorevole e in una fase di crescita appena iniziata.
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Ragionpolitica, periodico on line n.128 del 23/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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