|
|||||||
|
|
Il neo-illuminismo del Presidente dei Rettoridi Paolo Nessi - 23 settembre 2005 Martedì 20 settembre si è svolto a Roma il terzo convegno sulla situazione delle università italiane. Quello che è stato detto nel discorso conclusivo da Piero Tosi, il presidente della CRUI, la Conferenza dei Rettori, merita particolare attenzione. Anzitutto sarebbe disonesto non dargli atto del merito di aver fatto una disamina tendenzialmente lucida dell'attuale stato dell'università; e non riconoscere nelle sue proposte una logicità intrinseca in termini di riforme strutturali, modifiche del sistema, migliorie e cambiamenti. Come, in particolare, la valutazione, quel sistema di monitoraggio dell'operato dei professori che permetterebbe di introdurre un'ottica imprenditoriale in campo universitario. Ma Tosi ha parlato anche, e soprattutto, d'altro. Non solo di questioni riguardanti strettamente l'università, condivise pure largamente dal mondo accademico e da entrambi gli schieramenti politici. Il Presidente della CRUI ha avuto infatti modo di esprimere, di fronte al largo consesso, la propria visione dell'esistenza, la sua concezione della realtà. Lo ha fatto riesumando l'antica ideologia illuminista, mascherata sotto l'etichetta di «umanesimo vero». Il cieco ottimismo nella capacità della mente umana di trascendere ogni limite, l'avversione verso il divino in ogni sua declinazione, riecheggiavano nell'auspicio di Tosi quando diceva: «Guardiamo ai giovani e alla loro fede nel progresso e nella capacità della cultura di creare un mondo migliore». O quando citava Abraham Yehoushua, nell'aneddoto conclusivo, con l'allegoria dell'origine del male. In breve: Caino e Abele si spartiscono il mondo, entrambi si contendono il diritto di edificare il tempio sulla propria terra, e come è noto Abele ha la peggio. E da lì che ha inizio l'uccisione dell'uomo da parte di altri uomini. Son parole che, dette da un personaggio che è indubbiamente scaltro e colto, non sono casuali. Sarebbe ingenuo pensare che le dichiarazioni di Tosi siano il frutto libero e casuale dei suoi ragionamenti, non nate dalla volontà di dare un chiaro segnale politico e culturale. Specie nell'attuale momento storico-politico, che vede accesa la dialettica tra quanti ritengono che Dio e la religione siano unicamente un affare privato e chi pensa invece che a buon diritto possano prendere parte alla vita pubblica. Tosi, nel discorso conclusivo, ha sapientemente lasciato percepire in maniera subliminale l'idea soggiacente alle sue dichiarazioni. Un ateismo militante, filosoficamente codificato. Che, senza bisogno di negare esplicitamente l'esistenza di un'entità creatrice, ne afferma la sua inconsistenza. Artefice del proprio destino è l'uomo che fonda le sue aspirazioni, la sua possibilità di correggere gli eventi, la realizzazione dei propri desideri, sulla cultura da lui stesso generata. E' quindi l'idea stessa di cultura a diventare il principio dominante che giudica l'universo, che rende l'uomo capace con le sue mani di porre fine ai conflitti, di estirpare il male dalle coscienze e redimere l'umanità conducendola ad una nuova alba. Questa concezione della cultura come panacea originata dall'uomo cela tremende conseguenze. A livello esistenziale innanzitutto. L'uomo non basta a se stesso. Ha bisogno di un Dio, di un ideale, di una certezza che rendano sensata la sua esistenza. E quando questo elementare assioma viene messo in discussione, e l'uomo si autoeleva a dominatore del cosmo, in lui si crea una frammentazione interiore. Non potendo realizzare le sue profonde esigenze con ciò che lui stesso ha creato, si rifugia nelle chimere di un «domani migliore», viene mestamente abbattuto, si deprime. Inoltre la cultura, senza un istanza di verità che ne regoli l'azione secondo ciò che giusto e sbagliato, diventa semplicemente un arma in mano ai più furbi. E quando Piero Tosi dice che «sempre più spesso, e a dispetto dello sviluppo della civiltà, si nega agli uomini il diritto di essere tali, preferendo piuttosto imprigionarli dentro identità che bruciano e distruggono la persona che vi è rinchiusa: musulmano, occidentale, cristiano, sunnita, sciita, talebano americano: gli uomini vanno sparendo, sostituiti dalle loro maschere: e con loro vanno sparendo anche i diritti che soli hanno il potere di renderli tali», ci ricorda qualcuno. Ci ricorda quell'intellighenzia mediatica e culturale che con slogan mistificatori condanna l'Occidente per le sue presunte malefatte, assimilando con non-chalance tutte le identità. Per cui, nonostante Tosi si auguri la nascita di un'«utopia planetaria», in cui l'Europa guiderà il mondo con la conoscenza, il Presidente della CRUI non contempla l'esistenza di verità e fondamenti etici assoluti che possano guidarla. E la conoscenza rimane un'opinione assoggettabile all'ideologia del più forte. Il pericolo di un sistema culturale in cui manca il riferimento all'Assoluto come garante di moralità l'aveva ben intuito Romano Guardini ne La fine dell'epoca moderna, quando raccontava che ci fu un periodo nella storia del mondo in cui l'uomo sembrava aver raggiunto l'apice della conoscenza: tutto andava per il meglio, e i prodigi da lui creati, la fede infinita nella scienza e nelle proprie potenzialità, facevano sperare in un futuro di assoluta prosperità. Fu allora che scoppiò la Prima Guerra mondiale... E' chiaro che il Presidente della CRUI non sia portavoce di idee marginalizzate e solitarie: i suoi intenti trovano eco nel relativismo, nel nichilismo, e nel laicismo contemporanei. Non sappiamo se la sua prolusione sia frutto di una connivenza con esponenti del mondo politico, o se egli abbia uno scopo ultimo, un programma culturale da attuare in forza delle proprie idee. Certo, pensare che la maggioranza di chi governa i templi della cultura in Italia abbia eletto un neo-illuminista, e quindi si riconosca nella sua linea, questo almeno preoccupa.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.128 del 23/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||