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Via Quaranta, la scuola del laicismo legislativo

di Riccardo Meynardi - 23 settembre 2005

La situazione attuale, complessa e dalle origini antiche, mi porta a vedere l'uomo occidentale, dalla vita breve in confronto ai secoli di storia, come una pulce posata sul pelo dell'acqua. L'insetto, così piccolo su un mare così vasto, non può accorgersi dell'onda che sta per travolgerlo se non quando è ormai troppo tardi, quando la cresta inizia ad infrangersi schiumando ed impedendogli ogni reazione difensiva. Fu del 614 la prima offensiva del re persiano Cosroe contro la Cristianità, il primo massacro di popolazioni e villaggi, la prima devastazione di Gerusalemme e del Santo Sepolcro. Da qui in poi, lo storico George Bordonove paragona il conflitto tra Occidente cristiano ed Oriente maomettano «al flusso ed al riflusso dell'oceano».

La visione dell'uomo occidentale, limitata rispetto all'ampiezza dell'invasione, non è riuscita a cogliere la gravità del fenomeno di immigrazione, che sta cominciando a dare problemi alquanto seri. Il caso della scuola elementare e media di via Quaranta a Milano è parte del problema dell'integrazione. Il dibattito non dev'essere svolto discutendo le motivazioni che hanno portato le autorità a chiudere la scuola, ma del perché stesso della scuola, della sua ragione di esistenza. Bisogna considerare che un istituto del genere isola una minoranza e non è detto che lo faccia involontariamente, visti i testi adottati e disconosciuti dal Ministero dell'istruzione egiziano al quale i responsabili della scuola sostengono di fare riferimento, e vista la riservatezza sui programmi e sui metodi di insegnamento.

L'articolo 3 della nostra Costituzione recita: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». E poi, l'articolo 33: «La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale». Una scuola del genere, esclusivamente islamica, esclusivamente arabofona, limita di fatto la liberta di centinaia di bambini, ne impedisce il pieno sviluppo inserito nel nostro contesto sociale e ne preclude la futura partecipazione attiva alla organizzazione sociale del nostro Paese. Una scuola del genere non assicura ai suoi alunni un trattamento equipollente a quello che ricevono i ragazzi che frequentano una scuola statale, perché non li inserisce nel contesto in cui si troveranno a vivere al termine degli studi. La maggior parte dei ragazzi di via Quaranta non ha mai affrontato un esame di Stato, ne sono stati tenuti ben lontani da genitori e "insegnanti".

La nostra Costituzione è rivolta ai cittadini italiani. È ormai chiaro che gran parte degli immigrati islamici non si sente cittadino italiano, non ritiene che le leggi italiane siano rivolte anche alla sua persona. Gran parte dell'Islam considera legge esclusivamente il Corano, considera le sunne coraniche al di sopra di qualsiasi legge degli uomini. Per molti, per quelli che non portano i figli a scuola e che non fanno loro sostenere gli esami di Stato, la Costituzione non esiste. È una sorta di laicismo politico e legislativo. Un laicismo alla rovescia. Sono legislativamente laicisti. Ecco perché questa scuola ingiusta non avrebbe dovuto esistere oggi, né nascere dieci anni fa.

Però è esistita, è nata quattordici anni fa. Significa che i bambini che l'hanno frequentata a quel tempo ora sono ragazzi di vent'anni. L'assassino di Theo Van Gogh aveva 26 anni al momento dell'omicidio. Due degli attentatori di Londra ne avevano 22 e 19. Quanti anni avranno i nostri? Bisogna assolutamente che le leggi vengano rispettate; i predicatori d'odio, che applaudono l'esplosione di una bomba come noi quella di un fuoco artificiale, non se ne possono assolutamente sottrarre. I figli degli immigrati devono assolutamente crescere nel rispetto della Costituzione: loro pensano per il nostro bene, noi diciamo per il nostro e quindi anche per il loro.

! Riccardo Meynardi
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