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La sottomissione autoritaria islamicadi Raffaele Gianesini - 30 settembre 2005 Per quanto si possano approfondire le analisi circa i rapporti fra l'Islam e l'Occidente, riemerge dai ragionamenti una costante, data dal fatto che la concezione teocratica della società musulmana è l'ambito nel quale fioriscono forme di pensiero estreme e, di qui, autentici ideologismi. Nasce dall'ideologismo confessionale l'appropriazione di una finalità distruttiva, per cui l'idea dell'altro come nemico non ha un significato relativo, ma assoluto, in un quadro di permanenti posizioni antitetiche amici-nemici. Ciò investe l'idea stessa dell'uomo e il senso della sua presenza nella storia, in quanto costringe gli ideologizzati ad una lotta totale per la vittoria totale; in questo senso rimane attuale l'elaborazione formulata dal sociologo tedesco Hans Freyer. L'aspetto ideologico-confessionale è, pur nella sua centralità, un momento estremo e patologico accanto al quale esistono alcune sotto-implicazioni che ci sono più prossime in quanto riguardano il quotidiano. Si tratta di segni meno evidenti che hanno le loro radici in un fenomeno definibile come «conservatorismo islamico». L'insieme della cultura islamica ha infatti una matrice di forte auto-identificazione, poco disposta ad integrazioni che implicherebbero, in due parole, novità e cambiamenti. Purtroppo il conservatorismo è leggibile anche come premessa a quella che è definita, in psicologia sociale, «sottomissione autoritaria». Essa può essere sottomissione al leader, a comportamenti, a stili di vita che in sé possono anche non essere violenti, ma che comunque tendono ad imporsi nella società occidentale come intransigenti. Questo aspetto ci è prossimo quando vediamo i marciapiedi occupati da persone inginocchiate a terra che pregano; a questo punto l' inevitabile disagio è spesso vissuto come ingeneroso e viene represso pensando che, in fin dei conti, la libertà confessionale va rispettata. La realtà è però diversa ed in quei momenti l'occidentale è a confronto con un atteggiamento di sottomissione autoritaria islamica alle proprie regole di vita, palesate nella loro integrità, senza ulteriori considerazioni circa il possibile impatto sulla cultura locale. E' questo un aspetto significativo della diversità musulmana nel quotidiano, fenomeno non subìto, ma imposto, ai Paesi ospitanti. E' una diversità non solo voluta, ma coltivata attraverso un disegno generazionale che vede momenti formativi, prima ancora che nelle moschee, nelle scuole islamiche di primo apprendimento istituite per soli scolari islamici. E' senz'altro valida, in questo quadro del quotidiano, la concezione elaborata da Whitley, e siamo alla fine degli anni '90, che designa l'autoritario come persona che vede sé stesso come figura più morale delle altre; da questo meccanismo discende, per i soggetti più emotivi e suggestionabili, la propensione all'aggressività. In una delle sue forme essa è conosciuta come aggressività autoritaria, termine che individua la propensione ad attaccare l'altro nel presupposto che l'atto sia approvato dal proprio capo carismatico, religioso o politico. La presenza di questa violenza sopita, che ha le sue radici nel conservatorismo vissuto come avversione a quel complesso di relazioni, convinzioni e modi d'essere propri dell'occidentale, non va sottovalutata.
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Ragionpolitica, periodico on line n.129 del 30/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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